giovedì 4 maggio 2017

Sgt. Pepper's Who's Who - Tutti i personaggi della copertina


Guardando un poster della copertina di Sgt. Pepper's, disco dei Beatles del 1967 che tra poco più di un mese compirà 50 anni, mi sono chiesto ma chi sono tutti quei personaggi raffigurati?
Dopo una certosina ricerca negli archivi on line delle riviste Rolling Stones Italia e XL ecco cosa è venuto fuori...
L’idea del disegno della copertina di Sgt. Pepper’s fu di Paul McCartney che se ne uscì con questa considerazione: “Riuniamo qui tutti i nostri eroi. Se questo è per noi un album speciale, dobbiamo avere in copertina persone che consideriamo speciali”.
Circondati dallo scetticismo generale, la Emi e il manager Brian Epstein erano contrari al progetto, gli artisti Robert Fraser e Peter Blake studiarono il design della cover.
Il quadro finale venne realizzato da Blake e fotografato da Michael Cooper nello studio dello stesso fotografo a Flood Street, Chelsea.
Shock e trionfo.
La storia racconta anche che Sgt Pepper's fu il primo album ad avere una copertina con apertura a libro.
I personaggi raffigurati sulla copertina sono: 1 Sri Yukteswar Giri (guru) 2 Aleister Crowley (occultista) 3 Mae West (attrice) 4 Lenny Bruce (comico) 5 Karlheinz Stockhausen (compositore) 6 W. C. Fields (comico) 7 Carl Gustav Jung (psicoanalista) 8 Edgar Allen Poe (scrittore) 9 Fred Astaire (attore) 10 Richard Merkin (artista) 11 The Varga Girl (opera del pittore Alberto Vargas) 12 Leo Gorcey (attore, immagine cancellata poiché Gorcey richiese un compenso) 13 Huntz Hall (attore) 14 Simon Rodia (architetto) 15 Bob Dylan (c’è bisogno di spiegazioni?) 16 Aubrey Beardsley (illustratore) 17 Sir Robert Peel (politico) 18 Aldus Huxley (scrittore) 19 Dylan Thomas (poeta) 20 Terry Southern (scrittore) 21 Dion DiMucci (musicista) 22 Tony Curtis (attore) 23 Wallace Berman (artista) 24 Tommy Handley (comico) 25 Marilyn Monroe (attrice) 26 William Burroughs (scrittore) 27 Sri Mahavatara Babaji (guru) 28 Stan Laurel (attore) 29 Richard Lindner (pittore) 30 Oliver Hardy (attore) 31 Karl Marx (filosofo) 32 H. G. Wells (scrittore) 33 Sri Paramahansa Yagananda (guru) 34 Anonima (in realtà un manichino) 35 Stuart Sutcliffe (membro della prima formazione dei Beatles, scomparso il 10 aprile del 1962) 36 Anonima (in realtà un manichino) 37 Max Miller (comico) 38 The Petty Girl (opera dell’artista George Petty) 39 Marlon Brando (attore) 40 Tom Mix (attore) 41 Oscar Wilde (scrittore) 42 Tyrone Power (attore) 43 Larry Bell (artista) 44 David Livingstone (esploratore) 45 Johnny Weismuller (attore) 46 Stephen Crane (scrittore) 47 Issy Bonn (comico) 48 George Bernard Shaw (scrittore e commediografo) 49 H. C. Westermann (scultore) 50 Albert Stubbins (calciatore) 51 Sri Lahiri Mahasaya (guru) 52 Lewis Carroll (scrittore) 53 T. E. Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia 54 Sonny Liston (pugile) 55 The Petty Girl (opera dell’artista George Petty) 56 Statua di cera di George Harrison 57 Statua di cera di John Lennon 58 Shirley Temple (attrice) 59 Statua di cera di Ringo Starr 60 Statua di cera di Paul McCartney 61 Albert Einstein (fisico) 62 John Lennon con un corno francese 63 Ringo Starr con una tromba 64 Paul McCartney con un corno inglese 65 George Harrison con un flauto 66 Bobby Breen (cantante) 67 Marlene Dietrich (attrice) 68 Gandhi (cancellato su richiesta della EMI) 69 Legionario dell’Ordine dei Bufali 70 Diana Dors (attrice) 71 Shirley Temple (attrice) 72 Bambola di pezza opera di Jann Haworth 73 Bambola di pezza raffigurante Shirley Temple, opera di Jann Haworth 74 Candeliere messicano 75 Televisione 76 Figura in pietra 77 Figura in pietra 78 Statua proveniente dalla casa di John Lennon 79 Trofeo 80 Bambola indiana 81 Pelle di tamburo disegnata da Joe Ephgrave 82 Narghilè 83 Serpente di velluto 84 Figura in pietra giapponese 85 Figura in pietra raffigurante Biancaneve 86 Nano da giardino 87 Tuba


domenica 9 aprile 2017

Shaun Tan

Dopo aver parlato di due grandi illustratori le cui tavole hanno accompagnato la mia infanzia, visto che la Tunué sta ristampando l'opera di questo artista, molto bella e particolare, vorrei invece parlare di un autore che ho scoperto di recente, Shaun Tan.

Shaun Tan
Nato a Perth da genitori asiatici nel 1974, Shaun Tan è cresciuto nella periferia nord di questa cittadina dell'Australia Occidentale e oggi vive a Melbourne.
Autore di fama internazionale, dopo la laurea in Belle Arti e Letteratura Inglese, ha cominciato la sua carriera curando i disegni in romanzi di fantascienza e in libri dell’orrore per ragazzi, facendosi da subito riconoscere per la grande vena immaginifica e surreale dei suoi soggetti.
In seguito ha lavorato per anni come illustratore freelance.
Tra le sue numerose opere, tra cui spiccano titoli di grande successo come: "The Rabbits", "The Red Tree", "Tales from Outer Suburbia", "Rules of summer", grande riscontro internazionale ha avuto il libro illustrato senza parole "The Arrival", in italiano "L’approdo", uscito nel 2006 e vincitore, nella categoria miglior libro, al festival di Angoulême del 2008.
Questo cartonato tratta con estremo estro artistico e grande tatto il tema, molto caro a Shaun Tan a causa delle sue origini, dell’immigrazione, un argomento critico che continua ad essere più attuale che mai.
Un altro capolavoro molto conosciuto del disegnatore australiano è "The Lost Thing", "La cosa smarrita", del 1999, che raccoglie due storie brevi a colori in cui viene adottato uno stile grafico assai diverso rispetto a quello de "L’Approdo" in cui i colori e le forme astratte fanno pensare ad un racconto per bambini dalle atmosfere sognanti, con un significato non evidente e difficile da svelare.
Oltre a numerosi volumi Shaun Tan è molto attivo anche nel cinema.
Ha collaborato come concept artist alla realizzazione di film di animazione, tra cui Wall-E della Pixar.
Nel 2011, ha vinto il Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione con "La cosa smarrita", tratto dal suo libro omonimo.

"L’Approdo" e "La cosa smarrita"

martedì 4 aprile 2017

Richard Scarry

Uno dei tanti illustratori di libri per bambini che ha accompagnato la mia infanzia, fino a 7 anni mi hanno sempre affascinato le figure disegnate e dopo aver imparato a leggere la situazione non è che sia cambiata in modo sostanziale, è Richard Scarry.

Richard Scarry
Statunitense originario del Massachusetts, Richard Scarry è conosciuto soprattutto per avere ideato e illustrato una serie di personaggi, che potete vedere qui, molto buffi e particolari: animali antropomorfizzati, che guidano automobili e fanno un sacco di incidenti, lavorano e indossano i vestiti come se fossero esseri umani.
La sua serie più nota ha come protagonisti gli abitanti della città di Sgobbonia, nella versione originale in inglese Busytown.
Richard Scarry nacque a Boston il 5 giugno 1919.
I suoi genitori gestivano un negozio che andava piuttosto bene, grazie al quale la famiglia riuscì a superare il periodo della Grande Depressione negli anni Trenta senza particolari difficoltà economiche.
Dopo essersi dedicato per breve tempo a studi economici, Scarry cominciò a frequentare nel 1939 la scuola artistica del Museo delle Belle Arti di Boston, che abbandonò solo quando fu richiamato ad arruolarsi nell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale.
Fu mandato in Nord Africa, dove fu integrato nella sezione delle Forze Alleate che si occupava delle “Morale Operations”, quelle relative cioè alla guerra psicologica e alla propaganda.
Alla fine della guerra Scarry lavorò per diverse riviste, prima di pubblicare nel 1949 diverse cose con la collana di libri Little Golden Books, grazie alle quali cominciò a essere conosciuto.
Negli anni successivi i libri per bambini di Scarry, pubblicati attualmente da Mondadori, diventarono popolari in tutto il mondo: ne furono vendute oltre 100 milioni di copie, e furono tradotti in decine di paesi, tra cui l’Italia.
Nelle sue illustrazioni, oltre alle specie animali più comuni rivisitate con alcune caratteristiche umane, si possono trovare anche disegni molto precisi di meccanismi complessi, come le manovre di una barca a vela o di un aereo da combattimento.
Le sue opere vennero riprese per produrre delle serie di cartoni animati e, tra il 1976 e il 1978, ispirarono una serie di giocattoli chiamata Richard Scarry’s Puzzletown.
Scarry morì il 30 aprile 1994 a 74 anni a Gstaad, in Svizzera, paese dove viveva dal 1968.
I suoi lavori e i suoi disegni si trovano negli archivi dell’Università del Connecticut.
Suo figlio ha proseguito in parte l’attività del padre: disegna con lo pseudonimo di Huck Scarry: Huck era il nomignolo di Huckle Cat, uno dei personaggi ricorrenti della serie Sgobbonia.

domenica 15 gennaio 2017

Sentinella


Sentinella (Sentry) è un racconto, scritto nel 1954 dallo scrittore statunitense Fredric Brown, considerato un classico della fantascienza.
Elaborato molto breve e basato su un'idea molto semplice è apparso in numerose antologie, è stato pubblicato la prima volta in Italia nel 1955 con il titolo "Avamposto sul pianeta X".

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.
Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento un’agonia di fatica.
Ma dopo decine di migliaia d’anni, quest’angolo di guerra non era cambiato.
Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo.
Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato.
E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico.
Il nemico, l’unica altra razza intelligente della galassia… crudeli schifosi, ripugnanti mostri.
Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi.
Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.
Stava all’erta, il fucile pronto.
Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui.
Prese la mira e fece fuoco.
Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire.
Molti, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no.
Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante e senza squame…

lunedì 17 ottobre 2016

Zenith 666

Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Luigi Piccatto
Colori: Fabio Piccatto
Copertina: Alessandro Piccinelli
Editore: Sergio Bonelli Editore
Data di uscita: Ottobre 2016
N° Pagine: 98
Prezzo: € 3,20

Nel mese di ottobre del 1986, ha fatto il suo esordio nelle edicole italiane Dylan Dog, popolare serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi per Sergio Bonelli Editore.
A trent'anni di distanza da questo evento, si è voluto rendere omaggio all'intellettuale di Broni e all'Old Boy oltre che sulla collana principale a lui dedicata, anche su un altro famoso serial di Bonelli, Zagor.
È noto infatti che Sclavi, prima di creare Dylan Dog, è stato uno degli sceneggiatori di punta dell'eroe creato da Guido Nolitta, pseudonimo dietro il quale si celava Sergio Bonelli, e da Gallieno Ferri per il quale ha scritto numerose indimenticabili storie, complesse e ricche di pathos, come, solo per citarne alcune: “Il tesoro maledetto”, “Lupo Solitario”, “Il signore nero”, “Devil Mask” e “Incubi”.
Per ironia della sorte poi, l'uscita di Zagor 666, la cifra della bestia del biblico libro di San Giovanni ma anche quella presente sulla targa del maggiolino di Dylan, è coincisa proprio con i festeggiamenti per il trentennale della realizzazione del primo tomo della testata che ha per protagonista l'indagatore dell'incubo.
Quale occasione migliore quindi per celebrare Tiziano Sclavi con un albo a colori dello spirito con la scure dal titolo “Zenith 666”, che combina i due universi di cui, per vari anni, lo scrittore pavese ha tessuto le fila?
L'arduo compito è toccato alla coppia formata da Luigi Mignacco, che ha prestato la sua penna sia al mondo dell'inquilino di Craven Road che a quello del re di Darkwood, e Luigi Piccatto, disegnatore dylandoghiano di lungo corso.
I due hanno dato vita ad un numero avvincente e dalle atmosfere cupe e misteriose, in cui per forza di cose a causa delle poche pagine a disposizione qualche forzatura è stata inevitabile, nel quale interagiscono tra loro molti dei personaggi creati da Sclavi per il cosmo zagoriano, interpreti però di situazioni che strizzano l'occhio all'universo dell'indagatore dell'incubo, del quale è presente anche un cameo.
Sul fronte dei disegni è riconoscibile lo stile densamente particolareggiato dell'autore astigiano.
Belle sia le tavole di azione, sempre ben studiate, che quelle più calme dove il segno elegante trasmette egregiamente le emozioni.
Il tutto è esaltato da una colorazione semplice ma mai banale realizzata da Fabio Piccatto.
Il fatto poi che il tratto sia molto diverso da quello degli artisti che solitamente si ammirano su Zagor, non sminuisce la bellezza di un albo che può essere considerato un ponte tra la tradizione, dettata da cinquantacinque anni di avventure, e quella modernità che sarebbe auspicabile per far conoscere e apprezzare il personaggio alle nuove generazioni.
Altro segnale di cambiamento è inoltre a bellissima ed evocativa cover di Alessandro Piccinelli, chiamato a sostituire il maestro ligure Gallieno Ferri nel ruolo di copertinista.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che queste numerose circostanze rendono lo “Zenith 666” un volumetto unico nel suo genere assolutamente meritevole di essere letto.

sabato 15 ottobre 2016

WEST & SODA


Tra i capolavori della settima arte del bel paese che nel 2015 hanno festeggiato anniversari importanti, rientra senza alcun dubbio “West & Soda” pellicola, prodotta e diretta da Bruno Bozzetto, che costituisce il primo lungometraggio d'animazione italiano a distanza di sedici anni dai capostipiti, “I fratelli Dinamite” di Nino Pagot e “La rosa di Bagdad” di Gino Domeneghini, e parodia e rilegge, con numerose citazioni e omaggi, il genere western.
Nonostante sia stata distribuita e sia uscita nelle sale cinematografiche italiane nel 1965, nel pieno del bum del western all'italiana, quest'opera può esserne considerata una precorritrice.
L'idea che sta alla base dei fatti narrati, suggerita a Bozzetto dall'amico e docente universitario Attilio Giovannini che ha firmato con lui la sceneggiatura, risale infatti al 1962 e la produzione è iniziata nel 1963, un anno prima di quella di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone, considerato l'iniziatore ufficiale del filone, ma si è protratta per un biennio a causa delle difficoltà tecniche incontrate durante la realizzazione.
Questa brevemente la storia del film: in un piccolo villaggio, un ricco proprietario terriero, il Cattivissimo, vuole impossessarsi dell'unico terreno fertile della vallata che appartiene alla giovane Clementina, che ovviamente lo respinge.
Un giorno arriva al suo ranch Johnny, un cowboy che, nonostante sia contrario alla violenza, sarà coinvolto in un'epica battaglia per difendere la sua bella e riportare la pace nella cittadina.
Questo lavoro, che mette in ridicolo demitizzandoli tutti i luoghi comuni e i personaggi legati al selvaggio west, vede applicate le tecniche più classiche del cinema d'animazione.
L'intreccio è molto ritmato, vivace, avvincente ma essenziale così come lo sono i fondali, realizzati da Giovanni Mulazzani, le caratterizzazioni stilistiche dei protagonisti, la bella, l'eroe, gli scagnozzi,il cattivo, e le scene principali.
A sottolineare l'intento parodistico contribuiscono inoltre continui e spiazzanti cambiamenti di registro, divertenti battute pronunciate da animali parlanti, i nomi banalissimi affibbiati agli attori della vicenda e l'enorme tifo della folla, a favore del cowboy Johnny, nella scena finale della pellicola, in cui si anticipano molte delle trovate presenti in “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” di Mel Brooks.
Un'ultima curiosità degna di essere messa in evidenza è un riferimento agli autori che hanno affiancato Bozzetto nella realizzazione di questa pietra miliare.
Tra questi spicca Guido Manuli, qui all'inizio della sua collaborazione con il regista bergamasco, che, coadiuvato da Giuseppe Laganà, Franco Martelli, Sergio Chesani, Michel Fuzellier, ha realizzato sequenze da antologia e ha dato una personalità e un carattere ben preciso ad ognuno dei personaggi del film, caratteristiche che sono messe in evidenza anche dalla voce di alcuni dei più famosi doppiatori dell'epoca come Carlo Romano, Nando Gazzolo e Ferruccio Amendola.
Molto belle e d'effetto anche le musiche del direttore d'orchestra, compositore e arrangiatore meneghino Giampiero Boneschi che danno ritmo e risalto ai momenti salienti della trama di un capolavoro che fu trasmesso per la prima volta in televisione il 30 ottobre 1971 nella rubrica serale di Rai2 “Mille e una sera”.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che la visione di questo lungometraggio, nonostante risenta di alcune cadute di stile dovute al periodo in cui è stato realizzato, sia una buona alternativa a quella dei classici di Walt Disney e sia estremamente consigliata a tutti gli appassionati di buon cinema.

giovedì 6 ottobre 2016

Mater dolorosa

Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Gigi Cavenago
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Data di uscita: Settembre 2016
N° Pagine:
98
Prezzo: € 3,20

Il 26 settembre del 1986 ha visto la luce nelle edicole italiane il primo numero di Dylan Dog, celeberrima serie stampata e distribuita da Sergio Bonelli Editore.
A trent'anni esatti da questa data, per festeggiare l'antieroe creato da Tiziano Sclavi, esce “Mater dolorosa”.
Scritta da Roberto Recchioni e disegnata, con il suo personalissimo stile pittorico, da Gigi Cavenago, questa storia, in cui sono presenti numerosi livelli di lettura, riprende i fili lasciati in sospeso nei numeri 100, “La storia di Dylan Dog”, e 280, “Mater Morbi”, aggiungendovi nuovi elementi, fa un parallelo tra l'esistenza presente e quella passata di Dylan e vede il ritorno di due antagonisti che daranno vita a coinvolgenti sottotrame che saranno fondamentali nel dipanarsi delle vicende: Mater Morbi e John Ghost.
Accanto ad un personaggio principale malato, stressato e apatico che vive il suo presente senza grandi aspettative e convinzioni infatti, si racconta quanto accaduto sul galeone che, nel 1686, fu teatro del famoso viaggio della famiglia del protagonista.
Nonostante ci siano molti cenni alle storie di Sclavi, di cui Recchioni sembra essere un grande appassionato, la forza dello sceneggiatore romano è stata quella di riuscire a dare un'impronta personale ad un'opera che, in tre decenni di vita, è passata dalle mani del suo ideatore a quelle di autori incapaci di comprenderla, e quindi rinnovarla, veramente, chiudendo tutti gli intrecci rimasti in sospeso.
Il riferimento a capolavori della letteratura, della musica e del fumetto, di cui sono presenti, all'interno del testo, varie citazioni, sono valori aggiunti ad un albo già di per se avvincente e ricco di pathos.
L'apparizione di due villain come Mater Morbi e John Ghost, presenti in ruoli tutt'altro che marginali, apre inoltre nuovi scenari per il futuro di Dylan Dog.
Degni di una menzione speciale sono i disegni di Cavenago, autore di una prova superlativa, che, con il suo inconfondibile stile, un misto di classicità e digitale, dà vita a un lavoro dalla grande leggibilità dove dinamismo ed espressività la fanno da padrone.
Le novantotto tavole di questo numero, grazie ad un uso dei colori che trasmette emozioni forti e contrastanti e a intuizioni visive dal grande impatto, rendono un'interpretazione grafica  dell'indagatore dell'incubo e del suo universo modernissima ma allo stesso tempo rispettosa della tradizione.
Un applauso va infine a Angelo Stano che ha realizzato una delle copertine più belle, elaborate e ricche di particolari della sua gestione.
Se proprio vogliamo trovare un difetto, che non sminuisce tuttavia la particolarità di questo bel volumetto, possiamo dire che il lettore occasionale, che poco conosce dei trascorsi del protagonista, non riuscirà a cogliere a pieno tutti i richiami e le strizzate d'occhio presenti in quest'avventura che, grazie al suo ritmo serrato, a numerosi colpi di scena e a vignette che sembrano quadri, terrà avvinto a se il lettore finché non avrà terminato anche l'ultima pagina.