martedì 11 luglio 2017

Les Humanoïdes Associés & Metal Hurlant

Riviste
In Italia, così come nel resto del mondo, la letteratura disegnata, come la definì Hugo Pratt, è stata veicolata, sia a livello critico che di fruizione, da riviste, opera di gruppi di varia provenienza, che, tra la metà degli anni '60 del secolo scorso e i primi decenni del 2000, sono state lette e studiate da svariate migliaia di appassionati.
In Francia editori e artisti hanno fondato numerosi periodici, tra cui i più famosi sono “Metal Hurlant” e “Pilote”, sui quali hanno esordito serie, che sono entrate a pieno titolo nella storia, come, tra le altre, “Asterix” e “Lucky Luke” e autori come: René Goscinny, Albert Uderzo, Morris e molti nomi di prima grandezza del panorama d’oltralpe.
Nelle righe che seguono, come primo intervento relativo ai magazine e ai collettivi più rappresentativi della Nona Arte, vorrei parlare della prima pubblicazione menzionata, della realtà che l'ha fondata e dei numerosi mostri sacri che sono stati ospitati sulle sue pagine.
Da sinistra: Farkas, Dionnet,
Philippe Druillet e scalzo Moebius
Parigi dicembre 1974, i disegnatori Jean Giraud, più noto al grande pubblico con gli pseudonimi di Moebius e di Gir, e Philippe Druillet, lo scrittore e giornalista Jean-Pierre Dionnet e l'imprenditore Bernard Farkas, si riuniscono in un gruppo, conosciuto come Les Humanoïdes Associés, che è poi diventato anche il nome della casa editrice che l'ha fatta uscire per oltre dodici anni, e fondano la rivoluzionaria rivista “Métal Hurlant”, considerata una delle prime espressioni “adulte” del fumetto, uscita con cadenza trimestrale a partire dal primo gennaio del 1975.
Questo giornale, diventato prima bimestrale e poi mensile, ha ospitato principalmente opere di genere fantastico, fantascientifico e horror oltre ad articoli su libri, film, musica e videogiochi.
Sulle sue pagine sono stati pubblicati inizialmente i personaggi di Arzach, Gail e Lone Sloane, creazioni di Moebius e Druillet.
Altri famosi fumettisti che dopo di loro hanno presentato i propri lavori sulla rivista francese e sulla sua controparte d'oltre oceano sono: Enki Bilal, Caza, Alain Voss, Berni Wrightson, Frank Margerin e il cineasta e scrittore Alejandro Jodorowsky che, avvalendosi dei disegni di Moebius, ha scritto “Une aventure de John Difool”, in seguito nota al grande pubblico come “L'Incal”.
Questa serie, apparsa originariamente tra il 1981 e il 1988, è ambientata in un futuro lontano e distopico dove il detective John Difool riceve un misterioso gioiello, l'Incal luce, dalle mani di un alieno morente.
Poiché molte fazioni sono alla ricerca di questo oggetto e sono fortemente determinati ad averlo, John viene coinvolto suo malgrado in un vasto campionario di avventure in cui molto spesso rischia la vita.
A metà degli anni settanta, grazie all'editore Leonard Mogel e alla National Lampoon poi, una versione statunitense della francese “Métal Hurlant”, che esce ancora oggi pubblicata da Kevin Eastman, uno dei creatori delle Tartarughe Ninja, debutta nell'aprile del 1977 come mensile patinato a colori con il nome di “Heavy Metal”.
All'inizio ripropone i fumetti originariamente pubblicati in Europa, mentre in seguito lavori originali, come l'ultra violento Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore e alcune storie di Richard Corben e di numerosi altri artisti americani.
Heavy Metal il film
I serial presentati da Mogel e staff, che nel tempo si sono allontanati molto dai corrispettivi europei, sono stati fonte d'ispirazione per un lungometraggio di animazione uscito nelle sale cinematografiche nel 1981 dal titolo “Heavy Metal”.
In questa pellicola, in cui si fa ampio uso di nudità e violenza, diverse case si sono occupate di animare singole storie e di produrre una cornice narrativa che le legasse insieme.
Questo film nel 2000 ha avuto un seguito, “Heavy Metal 2000”, non più basato sulla rivista, ma piuttosto sul graphic novel “The Melting Pot”, scritto da Kevin Eastman e disegnato da Simon Bisley, che ha come protagonista un'eroina che ha le sembianze di Julie Strain, attrice pornografica, modella e moglie di Eastman.
Per quanto riguarda la diffusione del periodico, mentre la versione americana non ha mai smesso di uscire, quella europea dopo aver cessato le pubblicazioni nel 1987, ha ricominciato ad essere stampata nel luglio 2002 dalla Humanoids Publishing, società, con sede a Los Angeles, fondata nel 1988 dal produttore ed editore svizzero Fabrice Giger, ed è cessata nel 2004.
“Métal Hurlant” è stata pubblicata anche in Italia per le “Edizioni Nuova Frontiera” dirette da Arturo G. Bernacchi dal 1981 al 1983.
Metal Hurlant
edizione italiana
Questo mensile, a cui si affiancava “Totem”, magazine stampato dallo stesso editore che si ispirava nelle tematiche agli influssi del fumetto francese degli Humanoïdes, ha avuto tra i suoi autori più rappresentativi Caza, Philippe Druillet, Garcia, Enki Bilal, Enric Siò, Milo Manara, Luca Boschi, che teneva varie rubriche, Willem, Viuti, Palomo, J. L. Martín, Lluïsot, Hoviv, Fontanarrosa, Sandro Panei, Pinellono, Leandri, Herlé, Maëster, Tronchet, Vuillemin, e ha fatto conoscere ad un vasto pubblico alcuni lavori di Milo Manara, Hugo Pratt e Moebius.
Se c’è stata una rivoluzione anche nelle bande desinée, che dalla Francia ha invaso il resto del mondo quindi, gli artefici possono ritenersi i Les Humanoïdes Associés e il manifesto può essere considerato Metal Hurlant.
Questo movimento infatti, tramite questa rivista, ha stravolto il modo di concepire il fumetto rompendo schemi consolidati e affidandosi all'istinto non solo infrangendo stilemi grafici ma anche rinnovando trame e generi.
Ciò ha colpito e ispirato non solo fumettisti ma anche altre figure che operano nel campo dell'arte come scrittori e registi.
Solo per fare un nome fra i più conosciuti, Ridley Scott, ad esempio, ha pescato a piene mani dalle storie visualizzate da Jean Giraud, per creare le ambientazioni cupe e fumose del suo “Blade Runner”.

venerdì 7 luglio 2017

La stanza profonda

Autore: Vanni Santoni
Editore: Editori Laterza
Collana: Solaris
N° pagine: 151
Data d'uscita: Marzo 2017
Prezzo: € 14,00

Pubblicato nel marzo 2017 da Laterza nella collana “Solaris”, “La stanza profonda” è un libro dello scrittore montevarchino Vanni Santoni.
In un garage di un piccolo paese, la stanza profonda del titolo, pieno di cibi in scatola, pile e ogni sorta di cianfrusaglia che si può trovare in un posto del genere, un gruppo di ragazzi, per vent'anni, il martedì sera, si incontra per giocare di ruolo.
Questo locale, mentre fuori la vita va avanti e il mondo cambia e perde di senso e scopo, rimane, per i componenti della compagnia, un ambiente isolato e sospeso tra mondi fantastici, dove ci si può opporre ad una forza che spazza via il fuori e polverizza, oltre al circondario, anche le relazioni interpersonali.
Opera che ha molto in comune con il lavoro precedente dell'autore, “Muro di casse”, sia per la struttura narrativa, un ibrido tra saggio e romanzo, che per la scelta di parlare di una subcultura, questo volume, partendo dalle vicissitudini dei giocatori e dalle loro esistenze, traccia anche una storia del medium gioco di ruolo, che Santoni conosce molto bene.
Per quanto riguarda le scelte di stile, questo libro si mette in evidenza per una trama molto evocativa, scanzonata e piena di ricordi, che non sono solo quelli del narratore, ma sono comuni a tutte le persone che, almeno una volta nella vita, hanno avuto a che fare con un gioco di ruolo.
L'escamotage del racconto in seconda persona poi, fa in modo che il lettore si trovi immediatamente catapultato all'interno della storia del protagonista che racconta del suo ritorno nella casa d'infanzia.
Una volta in quel luogo, abbandonandosi al flusso della memoria, rievoca il suo approccio a quello che, nel corso degli anni, è diventato molto di più che un passatempo e ricorda i componenti del gruppo con cui ha giocato per decenni.
A questo si aggiunge, rimanendo però sempre in secondo piano rispetto al tema dello svago e dello stare insieme, un'attenta analisi della provincia toscana della fine del '900 che deriva dalle riflessioni del personaggio principale del libro che, nel corso del tempo, l'ha vissuta, dapprima come suo abitante e poi da osservatore esterno, assistendo alla sua trasformazione.
Un'ultima curiosità da mettere in evidenza, che sottolinea una volta di più se mai ce ne fosse bisogno il valore di questo elaborato, la cui lettura è consigliatissima a tutti gli appassionati di buona letteratura, è che la casa editrice Laterza con questo romanzo ha partecipato al premio Strega per la prima volta dal 1901.

giovedì 4 maggio 2017

Sgt. Pepper's Who's Who - Tutti i personaggi della copertina


Guardando un poster della copertina di Sgt. Pepper's, disco dei Beatles del 1967 che tra poco più di un mese compirà 50 anni, mi sono chiesto ma chi sono tutti quei personaggi raffigurati?
Dopo una certosina ricerca negli archivi on line delle riviste Rolling Stones Italia e XL ecco cosa è venuto fuori...
L’idea del disegno della copertina di Sgt. Pepper’s fu di Paul McCartney che se ne uscì con questa considerazione: “Riuniamo qui tutti i nostri eroi. Se questo è per noi un album speciale, dobbiamo avere in copertina persone che consideriamo speciali”.
Circondati dallo scetticismo generale, la Emi e il manager Brian Epstein erano contrari al progetto, gli artisti Robert Fraser e Peter Blake studiarono il design della cover.
Il quadro finale venne realizzato da Blake e fotografato da Michael Cooper nello studio dello stesso fotografo a Flood Street, Chelsea.
Shock e trionfo.
La storia racconta anche che Sgt Pepper's fu il primo album ad avere una copertina con apertura a libro.
I personaggi raffigurati sulla copertina sono: 1 Sri Yukteswar Giri (guru) 2 Aleister Crowley (occultista) 3 Mae West (attrice) 4 Lenny Bruce (comico) 5 Karlheinz Stockhausen (compositore) 6 W. C. Fields (comico) 7 Carl Gustav Jung (psicoanalista) 8 Edgar Allen Poe (scrittore) 9 Fred Astaire (attore) 10 Richard Merkin (artista) 11 The Varga Girl (opera del pittore Alberto Vargas) 12 Leo Gorcey (attore, immagine cancellata poiché Gorcey richiese un compenso) 13 Huntz Hall (attore) 14 Simon Rodia (architetto) 15 Bob Dylan (c’è bisogno di spiegazioni?) 16 Aubrey Beardsley (illustratore) 17 Sir Robert Peel (politico) 18 Aldus Huxley (scrittore) 19 Dylan Thomas (poeta) 20 Terry Southern (scrittore) 21 Dion DiMucci (musicista) 22 Tony Curtis (attore) 23 Wallace Berman (artista) 24 Tommy Handley (comico) 25 Marilyn Monroe (attrice) 26 William Burroughs (scrittore) 27 Sri Mahavatara Babaji (guru) 28 Stan Laurel (attore) 29 Richard Lindner (pittore) 30 Oliver Hardy (attore) 31 Karl Marx (filosofo) 32 H. G. Wells (scrittore) 33 Sri Paramahansa Yagananda (guru) 34 Anonima (in realtà un manichino) 35 Stuart Sutcliffe (membro della prima formazione dei Beatles, scomparso il 10 aprile del 1962) 36 Anonima (in realtà un manichino) 37 Max Miller (comico) 38 The Petty Girl (opera dell’artista George Petty) 39 Marlon Brando (attore) 40 Tom Mix (attore) 41 Oscar Wilde (scrittore) 42 Tyrone Power (attore) 43 Larry Bell (artista) 44 David Livingstone (esploratore) 45 Johnny Weismuller (attore) 46 Stephen Crane (scrittore) 47 Issy Bonn (comico) 48 George Bernard Shaw (scrittore e commediografo) 49 H. C. Westermann (scultore) 50 Albert Stubbins (calciatore) 51 Sri Lahiri Mahasaya (guru) 52 Lewis Carroll (scrittore) 53 T. E. Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia 54 Sonny Liston (pugile) 55 The Petty Girl (opera dell’artista George Petty) 56 Statua di cera di George Harrison 57 Statua di cera di John Lennon 58 Shirley Temple (attrice) 59 Statua di cera di Ringo Starr 60 Statua di cera di Paul McCartney 61 Albert Einstein (fisico) 62 John Lennon con un corno francese 63 Ringo Starr con una tromba 64 Paul McCartney con un corno inglese 65 George Harrison con un flauto 66 Bobby Breen (cantante) 67 Marlene Dietrich (attrice) 68 Gandhi (cancellato su richiesta della EMI) 69 Legionario dell’Ordine dei Bufali 70 Diana Dors (attrice) 71 Shirley Temple (attrice) 72 Bambola di pezza opera di Jann Haworth 73 Bambola di pezza raffigurante Shirley Temple, opera di Jann Haworth 74 Candeliere messicano 75 Televisione 76 Figura in pietra 77 Figura in pietra 78 Statua proveniente dalla casa di John Lennon 79 Trofeo 80 Bambola indiana 81 Pelle di tamburo disegnata da Joe Ephgrave 82 Narghilè 83 Serpente di velluto 84 Figura in pietra giapponese 85 Figura in pietra raffigurante Biancaneve 86 Nano da giardino 87 Tuba


domenica 9 aprile 2017

Shaun Tan

Dopo aver parlato di due grandi illustratori le cui tavole hanno accompagnato la mia infanzia, visto che la Tunué sta ristampando l'opera di questo artista, molto bella e particolare, vorrei invece parlare di un autore che ho scoperto di recente, Shaun Tan.

Shaun Tan
Nato a Perth da genitori asiatici nel 1974, Shaun Tan è cresciuto nella periferia nord di questa cittadina dell'Australia Occidentale e oggi vive a Melbourne.
Autore di fama internazionale, dopo la laurea in Belle Arti e Letteratura Inglese, ha cominciato la sua carriera curando i disegni in romanzi di fantascienza e in libri dell’orrore per ragazzi, facendosi da subito riconoscere per la grande vena immaginifica e surreale dei suoi soggetti.
In seguito ha lavorato per anni come illustratore freelance.
Tra le sue numerose opere, tra cui spiccano titoli di grande successo come: "The Rabbits", "The Red Tree", "Tales from Outer Suburbia", "Rules of summer", grande riscontro internazionale ha avuto il libro illustrato senza parole "The Arrival", in italiano "L’approdo", uscito nel 2006 e vincitore, nella categoria miglior libro, al festival di Angoulême del 2008.
Questo cartonato tratta con estremo estro artistico e grande tatto il tema, molto caro a Shaun Tan a causa delle sue origini, dell’immigrazione, un argomento critico che continua ad essere più attuale che mai.
Un altro capolavoro molto conosciuto del disegnatore australiano è "The Lost Thing", "La cosa smarrita", del 1999, che raccoglie due storie brevi a colori in cui viene adottato uno stile grafico assai diverso rispetto a quello de "L’Approdo" in cui i colori e le forme astratte fanno pensare ad un racconto per bambini dalle atmosfere sognanti, con un significato non evidente e difficile da svelare.
Oltre a numerosi volumi Shaun Tan è molto attivo anche nel cinema.
Ha collaborato come concept artist alla realizzazione di film di animazione, tra cui Wall-E della Pixar.
Nel 2011, ha vinto il Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione con "La cosa smarrita", tratto dal suo libro omonimo.

"L’Approdo" e "La cosa smarrita"

martedì 4 aprile 2017

Richard Scarry

Uno dei tanti illustratori di libri per bambini che ha accompagnato la mia infanzia, fino a 7 anni mi hanno sempre affascinato le figure disegnate e dopo aver imparato a leggere la situazione non è che sia cambiata in modo sostanziale, è Richard Scarry.

Richard Scarry
Statunitense originario del Massachusetts, Richard Scarry è conosciuto soprattutto per avere ideato e illustrato una serie di personaggi, che potete vedere qui, molto buffi e particolari: animali antropomorfizzati, che guidano automobili e fanno un sacco di incidenti, lavorano e indossano i vestiti come se fossero esseri umani.
La sua serie più nota ha come protagonisti gli abitanti della città di Sgobbonia, nella versione originale in inglese Busytown.
Richard Scarry nacque a Boston il 5 giugno 1919.
I suoi genitori gestivano un negozio che andava piuttosto bene, grazie al quale la famiglia riuscì a superare il periodo della Grande Depressione negli anni Trenta senza particolari difficoltà economiche.
Dopo essersi dedicato per breve tempo a studi economici, Scarry cominciò a frequentare nel 1939 la scuola artistica del Museo delle Belle Arti di Boston, che abbandonò solo quando fu richiamato ad arruolarsi nell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale.
Fu mandato in Nord Africa, dove fu integrato nella sezione delle Forze Alleate che si occupava delle “Morale Operations”, quelle relative cioè alla guerra psicologica e alla propaganda.
Alla fine della guerra Scarry lavorò per diverse riviste, prima di pubblicare nel 1949 diverse cose con la collana di libri Little Golden Books, grazie alle quali cominciò a essere conosciuto.
Negli anni successivi i libri per bambini di Scarry, pubblicati attualmente da Mondadori, diventarono popolari in tutto il mondo: ne furono vendute oltre 100 milioni di copie, e furono tradotti in decine di paesi, tra cui l’Italia.
Nelle sue illustrazioni, oltre alle specie animali più comuni rivisitate con alcune caratteristiche umane, si possono trovare anche disegni molto precisi di meccanismi complessi, come le manovre di una barca a vela o di un aereo da combattimento.
Le sue opere vennero riprese per produrre delle serie di cartoni animati e, tra il 1976 e il 1978, ispirarono una serie di giocattoli chiamata Richard Scarry’s Puzzletown.
Scarry morì il 30 aprile 1994 a 74 anni a Gstaad, in Svizzera, paese dove viveva dal 1968.
I suoi lavori e i suoi disegni si trovano negli archivi dell’Università del Connecticut.
Suo figlio ha proseguito in parte l’attività del padre: disegna con lo pseudonimo di Huck Scarry: Huck era il nomignolo di Huckle Cat, uno dei personaggi ricorrenti della serie Sgobbonia.

domenica 15 gennaio 2017

Sentinella


Sentinella (Sentry) è un racconto, scritto nel 1954 dallo scrittore statunitense Fredric Brown, considerato un classico della fantascienza.
Elaborato molto breve e basato su un'idea molto semplice è apparso in numerose antologie, è stato pubblicato la prima volta in Italia nel 1955 con il titolo "Avamposto sul pianeta X".

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.
Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento un’agonia di fatica.
Ma dopo decine di migliaia d’anni, quest’angolo di guerra non era cambiato.
Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo.
Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato.
E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico.
Il nemico, l’unica altra razza intelligente della galassia… crudeli schifosi, ripugnanti mostri.
Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi.
Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.
Stava all’erta, il fucile pronto.
Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui.
Prese la mira e fece fuoco.
Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire.
Molti, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no.
Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante e senza squame…

lunedì 17 ottobre 2016

Zenith 666

Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Luigi Piccatto
Colori: Fabio Piccatto
Copertina: Alessandro Piccinelli
Editore: Sergio Bonelli Editore
Data di uscita: Ottobre 2016
N° Pagine: 98
Prezzo: € 3,20

Nel mese di ottobre del 1986, ha fatto il suo esordio nelle edicole italiane Dylan Dog, popolare serie a fumetti creata da Tiziano Sclavi per Sergio Bonelli Editore.
A trent'anni di distanza da questo evento, si è voluto rendere omaggio all'intellettuale di Broni e all'Old Boy oltre che sulla collana principale a lui dedicata, anche su un altro famoso serial di Bonelli, Zagor.
È noto infatti che Sclavi, prima di creare Dylan Dog, è stato uno degli sceneggiatori di punta dell'eroe creato da Guido Nolitta, pseudonimo dietro il quale si celava Sergio Bonelli, e da Gallieno Ferri per il quale ha scritto numerose indimenticabili storie, complesse e ricche di pathos, come, solo per citarne alcune: “Il tesoro maledetto”, “Lupo Solitario”, “Il signore nero”, “Devil Mask” e “Incubi”.
Per ironia della sorte poi, l'uscita di Zagor 666, la cifra della bestia del biblico libro di San Giovanni ma anche quella presente sulla targa del maggiolino di Dylan, è coincisa proprio con i festeggiamenti per il trentennale della realizzazione del primo tomo della testata che ha per protagonista l'indagatore dell'incubo.
Quale occasione migliore quindi per celebrare Tiziano Sclavi con un albo a colori dello spirito con la scure dal titolo “Zenith 666”, che combina i due universi di cui, per vari anni, lo scrittore pavese ha tessuto le fila?
L'arduo compito è toccato alla coppia formata da Luigi Mignacco, che ha prestato la sua penna sia al mondo dell'inquilino di Craven Road che a quello del re di Darkwood, e Luigi Piccatto, disegnatore dylandoghiano di lungo corso.
I due hanno dato vita ad un numero avvincente e dalle atmosfere cupe e misteriose, in cui per forza di cose a causa delle poche pagine a disposizione qualche forzatura è stata inevitabile, nel quale interagiscono tra loro molti dei personaggi creati da Sclavi per il cosmo zagoriano, interpreti però di situazioni che strizzano l'occhio all'universo dell'indagatore dell'incubo, del quale è presente anche un cameo.
Sul fronte dei disegni è riconoscibile lo stile densamente particolareggiato dell'autore astigiano.
Belle sia le tavole di azione, sempre ben studiate, che quelle più calme dove il segno elegante trasmette egregiamente le emozioni.
Il tutto è esaltato da una colorazione semplice ma mai banale realizzata da Fabio Piccatto.
Il fatto poi che il tratto sia molto diverso da quello degli artisti che solitamente si ammirano su Zagor, non sminuisce la bellezza di un albo che può essere considerato un ponte tra la tradizione, dettata da cinquantacinque anni di avventure, e quella modernità che sarebbe auspicabile per far conoscere e apprezzare il personaggio alle nuove generazioni.
Altro segnale di cambiamento è inoltre a bellissima ed evocativa cover di Alessandro Piccinelli, chiamato a sostituire il maestro ligure Gallieno Ferri nel ruolo di copertinista.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che queste numerose circostanze rendono lo “Zenith 666” un volumetto unico nel suo genere assolutamente meritevole di essere letto.