domenica 7 gennaio 2018

Asterix e la corsa d'Italia

Copertina e disegni: Didier Conrad
Testi: Jean-Yves Ferri
Editore: Panini Comics
Anno d'uscita: 2017
Pgine: 48
Prezzo: € 12,90

Trentasettesima uscita della serie che ha venduto più di 370 milioni di copie in tutto il mondo e terza avventura di Asterix e Obelix dell'era post Uderzo, “Asterix e la corsa d'Italia” è un albo a fumetti, pubblicato in contemporanea in oltre venticinque paesi nel mese di ottobre del 2017, scritto da Jean-Yves Ferri, disegnato da Didier Conrad e stampato dalla modenese Panini Comics.
Avvenimenti cardine di questo cartonato sono: una gara di bighe indetta nell'anno 50 a.C. su un tragitto che da Monza, con tappe a Parma, Siena e Roma, si snoda fino a Napoli, tra carri ed equipaggi di tutto il mondo allora conosciuto e la rocambolesca corsa dei due protagonisti per tagliare per primi il traguardo.
Storia molto divertente che ruota intorno alla trasferta dei due eroi, creati nel 1959 da Albert Uderzo e René Goscinny, nella penisola italica, “Asterix e la corsa d'Italia” tramite un raffronto tra l'epoca romana e il nostro presente, oltre a ironizzare sull'attualità strizza l'occhio ai luoghi comuni che caratterizzano la natura, l'arte e la cucina del bel paese come, tra i tanti, le buche nelle strade della capitale che danno il via al racconto.
Oltre a ciò, le vicissitudini dei personaggi, molti dei quali vecchie conoscenze dei lettori della saga, servono per passare in rassegna i dialetti, resi in italiano da un'ottima traduzione di Andrea Toscani e Vania Vitali, gli usi e i costumi delle diverse regioni dello stivale, dimostrando come già ai tempi di Cesare l'Italia fosse un paese tutt'altro che unito ma bensì pieno di individualismi.
Un plauso va tributato infine alla coppia di autori formata da Jean-Yves Ferri e Didier Conrad che hanno dato prova di pregevoli qualità che, sia a livello grafico che di testi, non hanno fatto rimpiangere Uderzo e Goscinny.
La vicenda narrata, dal ritmo incalzante e concitato, è ricca di colpi di scena e di trovate divertenti e i giochi di parole e le gag presenti nel volume sono garbate e mai eccessive.
Per quanto riguarda poi i disegni, realizzati con un tratto semplice, chiaro ed estremamente pulito, di grande effetto sono le scene di massa con bighe e cavalli e molto spiritosi sono alcuni comprimari che hanno i volti di personalità del passato recente e del presente.
Oltre a iscritti alla gara che hanno le sembianze di Serena e Venus Williams e Roberto Benigni e Bud Spencer, i lettori riconosceranno infatti un oste dalla voce potente che ha la faccia e il fisico di Luciano Pavarotti e un abile imprenditore, modellato sulle fattezze di Silvio Berlusconi, che è disposto a vendere pubblicità dappertutto e a fiutare il possibile grande incasso dietro ogni situazione.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che anche se non paragonabile agli albi più belli della serie, “Asterix e la Corsa d’Italia”, disponibile per l'acquisto in due versioni: la prima con un formato standard e foliazione di 48 pagine, la seconda con un formato più grande e foliazione di 128 pagine con dorso in tela e arricchita di numerosi extra, è un'opera ben strutturata ed estremamente godibile e una lettura estremamente consigliata per gli amanti del buon fumetto.

lunedì 1 gennaio 2018

Viva la libertà


Diretta nel 2013 dall'intellettuale e regista siciliano Roberto Andò, che porta sullo schermo il suo romanzo premio Campiello, intitolato “Il trono vuoto”, “Viva la libertà” è una pellicola che esplora il tema del doppio e grazie a un classico éscamotage, come lo scambio di persona, fornisce un ritratto della vita politica nel nostro paese.
Attorniato da un cast di grande profondità che comprende un gruppo di attori dalle considerevoli capacità interpretative, Toni Servillo, è autore, da mattatore teatrale di eccelso livello qual'è, di una straordinaria performance bifronte.
È infatti l'interprete di due gemelli: Enrico Olivieri, segretario di uno dei principali partiti di opposizione che, per sottrarsi al suo fallimento come uomo politico, scappa a Parigi a ricercare il senso della sua vita dall'amore di gioventù e Giovanni Ernani, filosofo matto e geniale che nel sostituire il fratello durante il suo esilio in terra francese, citando frasi e componimenti di filosofi e poeti famosi, ridà al linguaggio politico una connotazione più popolare riportandolo al centro della vita dell'uomo comune come dovrebbe sempre essere.
Nonostante il tema della res publica sia affrontato con puntualità e con riferimenti precisi alla situazione italiana del periodo in cui l'opera si svolge, il film non va visto come una critica alla sinistra e al metodo dei partiti bensì come un monito a liberarsi delle regole imposte che sono la tomba della passione, motore primario di ogni attività.
Questo lungometraggio, vincitore di numerosi premi, prodotto da BiBi Film e RAI Cinema e distribuito da 01 Distribution, in cui si avvertono richiami alla poetica di intellettuali come Leonardo Sciascia e Francesco Rosi, di cui Andò è stato amico e allievo, oltre che per la regia vivace, per la sceneggiatura solida e per gli ottimi interpreti spicca anche per una struttura di notevole spessore drammaturgico, in cui non manca però una massiccia dose di ironia.
Servillo, Mastandrea, nei panni del braccio destro dell'onorevole, e la Bruni Tedeschi, l'amore giovanile, sono il terzetto di diamante di un gruppo di comprimari sempre all'altezza della situazione tra cui spiccano: Michela Cescon, che interpreta la moglie di Olivieri, Gianrico Tedeschi, Massimo De Francovich e Andrea Renzi, un divertente e riconoscibilissimo clone di Massimo D'Alema.
Le numerose citazioni che spaziano da De André a Brecht, passando per Verdi, la musica diretta dal maestro Marco Betta, il parallelo tra cinema e politica come arti della finzione e un finale ambiguo ma di grande fascino, rendono infine “Viva la libertà una visione obbligatoria per chi cerca opere autentiche, divertenti ma che allo stesso tempo facciano riflettere.

giovedì 26 ottobre 2017

Il Corriere dei Piccoli: gli albori del fumetto in Italia

Il primo numero
del Corriere dei Piccoli
Nei precedenti interventi di questa rubrica, ho parlato di riviste fondate tra la metà degli anni '70 e i primi anni '80 del secolo scorso.
In questo articolo, farò invece un salto molto più indietro nel tempo, all'inizio del 1900, per l'esattezza al 27 dicembre del 1908, quando esce come supplemento del Corriere della Sera, al prezzo di 10 centesimi di lira, il primo numero di quella che per quasi novant'anni è stata considerata una delle principali pubblicazioni a fumetti italiane: Il corriere dei piccoli, anche se definirla tale è riduttivo.
Di contorno ai fumetti, nel corso della vita editoriale di questo giornale, che dal 1908 si è protratta quasi ininterrottamente, tranne un periodo di circa un anno alla fine della Seconda guerra mondiale, per 88 anni fino al 1996, furono infatti presentati romanzi a puntate scritti da personaggi di spicco come tra gli altri: Gianni Rodari, Dino Buzzati e Italo Calvino e varie rubriche di attualità, sport, musica e scienza.
Già a partire dalle sue origini, i personaggi legati a questo particolarissimo settimanale, la cui tiratura ha raggiunto nel corso della sua esistenza punte di 700.000 copie ed è stato una lettura di riferimento per diverse generazioni di bambini e di ragazzi, sono figure di primo piano della cultura italica.
Suo fondatore è infatti il giornalista e romanziere Silvio Spaventa Filippi, che ne è stato anche il direttore fino alla sua morte avvenuta nel 1931, coadiuvato dall'educatrice Paola Lombroso Carrara, figlia del più noto Cesare, a cui è da attribuire il progetto editoriale.
Come accadeva in tutta Europa nel primo '900, i periodici per l'infanzia pubblicavano storie quasi sempre prive di nuvolette, giudicate diseducative e anche “Il corriere dei piccoli”, la cui facciata era dedicata ad una sola pagina con disegni a colori commentata da strofe in ottonari in rima baciata, non fece eccezione.
Per quanto riguarda poi gli autori che hanno collaborato a questa meravigliosa e particolarissima realtà, sono tra i più importanti fumettisti nazionali ed internazionali.
In un primo momento vennero pubblicate infatti, private però della loro prerogativa principale e con i titoli modificati, tavole importate dall'estero, sopratutto dagli Stati Uniti.
Il giovane lettore che avesse aperto il rotocalco quindi, si sarebbe trovato davanti capolavori come “Fortunello e la mula Checca”, “Happy Hooliganù”, di Frederick Burr Opper, “Buster Brown”, creato da Richard Felton Outcault, “Arcibaldo e Petronilla”, “Bringing Up Father”, scritto e disegnato da George McManus e “Bibì e Bibò”, “Katzenjammer Kids”.
Accanto alle serie provenienti dall'America, fiorì una grande produzione italiana di storie con filastrocche come didascalie.
Bilbolbul
I characters più famosi di questi pionieri della nona arte sono Bilbolbul di Attilio Mussino e Quadratino di Antonio Rubino, che si ricordano per ambientazioni e tratti ispirati alla corrente del liberty, che allora stava nascendo, e per vicende oniriche e piene di trovate fantasiose che scherzano le une con la lingua, le altre con la matematica.
Altri serial che in quel periodo hanno legato il proprio nome al corrierino, sono: il celebre Signor Bonaventura, creato da Sergio Tofano, e, dopo la prima guerra mondiale, il Sor Pampurio di Carlo Bisi, presa in giro del borghese nevrotico e il Marmittone di Bruno Angoletta, caricatura del soldato oppresso dai superiori.
Negli anni trenta e quaranta ebbero invece un enorme successo Pier Cloruro de' Lambicchi di Giovanni Manca, inventore di una portentosa Arcivernice che dava vita ai quadri che l'eccentrico scienziato teneva appesi al muro, ed il Prode Anselmo di Mario Pompei.
Un altro ciclo della rivista che vale la pena ricordare, è quello a cavallo tra gli anni '60 e '70 quando, sotto la direzione prima di Guglielmo Zucconi e in seguito di Carlo Tiberti, i fumetti tornarono ad essere quelli tradizionali e vennero introdotti eroi di scuola franco-belga come i Puffi, Michel Vaillant, Ric Roland e Lucky Luke.
Corto Maltese
sul Corriere dei Piccoli


A questi sono stati affiancate le opere di penne emergenti che, nel corso degli anni, sono poi diventate personalità di grido.
Parliamo di Hugo Pratt che, a partire dal 1971, pubblicò a puntate la prima avventura del suo Corto Maltese dal titolo “Una ballata del mare salato”, di Benito Jacovitti, di cui videro la luce Cocco Bill, Zorry Kid e Jak Mandolino, di Grazia Nidasio e della sua Vlentina Mela Verde e di disegnatori del calibro di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Mario Uggeri e Aldo Di Gennaro.
Nel 1975 il giornale cambia il nome in “Il Corriere dei Ragazzi” e propone la fumettizzazione dei personaggi della famosa casa americana Hanna-Barbera e, a seguito del successo televisivo dei cartoni animati giapponesi, i primi manga mentre negli anni '80, apparvero, poi proseguite su altre testate, La Pimpa di Altan, il Lupo Alberto di Silver e Diario di Stefi ancora una volta di Grazia Nidasio.
Dopo la cessione della testata alla scandinava Egmont avvenuta nel 1994, l'ultimo numero de Il Corriere dei Piccoli è uscito, distribuito solo nelle edicole lombarde, nel gennaio 1996.

giovedì 19 ottobre 2017

Duck Dodgers nel XXIV secolo e mezzo

Titolo originale: Duck Dodgers in the 24½th Century
Paese: Stati Uniti
Durata: 7 min.
Genere: Animazione
Regia: Chuck Jones
Animazioni: Ken Harris, Lloyd Vaughan, Ben Washam
Musica: Carl W. Stalling

"Duck Dodgers nel XXIV secolo e mezzo", in originale "Duck Dodgers in the 24½th Century", è un cortometraggio della serie Merrie Melodies, diretto da Chuck Jones, prodotto dalla Warner Bros nel 1952 e uscito negli Stati Uniti il 25 luglio 1953.
Marvin il marziano e Duck Dodgers
Il cartone animato ha come protagonisti Daffy Duck nei panni dell'eroe spaziale Duck Dodgers, qui alla sua prima apparizione, che, incaricato di cercare l'elemento raro Eludium Phosdex, "la molecola della crema da barba", una volta giunto sul pianeta X, su cui si trova l'ultima miniera della preziosa sostanza, con il suo assistente Porky Pig, si scontra con Marvin il marziano.
Questo personaggio, parodia del soldato romano in uniforme con scarpe da basket, quieto e dal parlare morbido ma dal fare pericoloso e distruttivo, era stato presentato come un cattivo senza nome nel lavoro "Diavolo di una lepre" del 1948, agendo contro Bugs Bunny.
Le gag sono divertentissime nel classico stile Looney Tunes e il breve film causerà negli spettatori una risata continua dall'inizio alla fine.
Buck Rogers
Il titolo è un gioco di parole che richiama l'eroe dei fumetti Buck Rogers, le sue gesta e il titolo collettivo delle sue avventure, "Capitan Rogers nel XXV secolo".
Nel 1979 il corto viene incluso nel film compilation "Super Bunny in orbita!". Nel 1994 è stato classificato al 4º posto nel libro di Jerry Beck "The 50 Greatest Cartoons" da membri del campo dell'animazione mentre nel 2004 è stato candidato a un Premio Hugo.

Se qualcuno volesse vedere l'opera può consultare il seguente link:
https://vimeo.com/159358520

martedì 12 settembre 2017

Lupin III - Il Castello di Cagliostro

Titolo originale: Rupan sansei: Kariosutoro no shiro
Paese: Giappone
Durata: 96 min.
Genere: Animazione
Regia: Hayao Miyazaki
Direttore Animazione: Otsuka Yasuo
Animazioni: Tomizawa Nobuo, Tanaka Atsuko e Tomonaga Kasuhide
Musica: Yuji Ohno

"Lupin III: Il castello di Cagliostro" è un lungometraggio d’animazione diretto nel 1979 da Hayao Miyazaki, uno dei più famosi registi giapponesi, ed è per tutti gli appassionati il miglior anime dedicato al ladro gentiluomo creato dal fumettista Monkey Punch.
Questo film ha riscosso sucesso internazionale anche grazie alla proiezione al festival di Cannes del 1980.
In Italia appare per la prima volta su Italia 1 in occasione del capodanno 1984 e in seguito viene rimesso in onda su Rete quattro il 30 e 31 dicembre 1986.
La trama affascinante e degna del miglior romanzo d’avventura è la seguente: Lupin vuole rubare alcune preziose matrici che sono conservate nel castello del conte di Cagliostro, un malvagio personaggio che tiene prigioniera una delicata fanciulla di nome Clarice.
Protagonsiti della vicenda al pari del conte, di Clarice, della banada di Lupin composta dal fido pistolero Daisuke Jigen e dal samurai Goemon, di Fujiko Mine in veste di bionda custode del castello di Cagliostro e dell’ispettore Zenigata, sono anche due anelli con l’effigie di un capricorno.
Questi monili, incastrandosi perfettamente nell’orologio del campanile del castello, aprono la via ad un prezioso tesoro.
Un gioiello appartiene a Cagliostro e l’altro a Clarice.
Il perfido conte quindi vuole costringere la fanciulla al matrimonio per impadronirsi dell’anello e scoprire così il tesoro nascosto.
Lupin corre in aiuto di Clarice e nel dipanarsi della vicenda la libera, uccide Cagliostro e impadronitosi dei due anelli scopre che il tesoro è in realtà un’antica città romana sommersa dall’acqua che riappare non appena il meccanismo dell’orologio del campanile viene messo in funzione.
A conclusione della storia, i preziosi gioielli vengono sottratti a Lupin dall’abile Fujiko.
Ne Il castello di Cagliostro i disegni sono di altissima qualità, la trama è congegnata perfettamente e soprattutto le scene di inseguimento sono appassionanti come nei migliori film d’azione.
La musiche di Ohno, compositore giapponese che, dal 1977, si occupa della colonna sonora della fortunata serie di Lupin III, sono sempre appropriate e accompagnano in modo impeccabile il dipanarsi della vicenda.
Nella pellicola sono presenti acnhe scene che mostrano: momenti romantici di grande intensità tra Lupin e Clarice, momenti di profondo rispetto tra il ladro gentiluomo e il suo eterno nemico Zenigata e momenti in equilibrio perfetto tra dramma, commedia e film noir.
Un ultima curiosità da sottolineare è che Lupin in questo film torna ad indossare la sua giacca verde come nelle prima serie animata risalente al 1971/72. 


domenica 10 settembre 2017

Orient Express e l'età d'oro del fumetto italiano

Bologna
In questo articolo, dopo l'intervento dedicato agli intellettuali francesi che si sono riuniti sotto il nome di Les Humanoïdes Associés, vorrei continuare la disamina di coloro che hanno reso il medium fumetto famoso in tutto il mondo, valicando le Alpi e trasferendomi nella Bologna dei primi anni '80.
Nel capoluogo emiliano infatti, aveva sede la casa editrice L'Isola Trovata fondata e diretta da Luigi Bernardi che, dal giugno 1982 al marzo 1985, ha stampato e diffuso i trenta numeri della rivista Orient Express.
Pubblicazione tra le più attente ai lavori di artisti del nostro paese non solo riguardo ai talenti già affermati ma anche alle nuove leve, nei quasi tre anni in cui è uscita regolarmente nelle edicole, ha ospitato nomi oggi conosciutissimi, alcuni addirittura diventati autentiche celebrità, come: Magnus, Giardino, Micheluzzi, Manara, Toppi, Battaglia, Berardi, Milazzo, Trevisan, Tacconi, D’Antonio, Sclavi, Cavazzano, Rotundo, Saudelli, Ambrosini, Alessandrini, Castelli, Breccia, Eleuteri Serpieri, Moebius, Cadelo e Baldazzini.
Prima di parlare di questa realtà editoriale creata da un gigante della cultura al pari di figure di spicco
Luigi Bernardi
come Umberto Eco e Oreste Del Buono, è bene spendere due parole sullo stato della nona arte del paese prima dell'avvento di questo magazine.
Tra la fine degli anni '70 e l'inizio del decennio successivo, le Edizioni Nuova Frontiera pubblicavano Totem e le versioni italiane di Métal Hurlant e Pilot che ospitavano numerosi serial, per lo più di scuola francese, oltre a varie collane di albi mensili.
Accanto a questi periodici, proliferavano L'Eternauta e Alter Alter che però non puntavano su storie di fumetto popolare.
Soltanto Frigidaire, sui cui trovavano spazio le elaborazioni di Pazienza, Scozzari, Tamburini, Liberatore, Mattioli, Carpinteri, e Igort aveva ben chiare le potenzialità delle opere nazionali, relative però soltanto alla così chiamata avanguardia.
Tutto ciò cambiò con l'avvento di Orient Express, che, come dichiarato da Bernardi nell'editoriale del primo numero, pubblicò, fino alla chiusura, materiale di casa nostra inedito e altamente selezionato.
Tra i numerosi autori di primo piano che hanno trovato spazio tra le sue pagine, i più famosi sono: Magnus, di cui vedono la luce gli episodi migliori del suo Sconosciuto, Vittorio Giardino, che riprende le avventure di Sam Pezzo iniziate su Il Mago, che aveva chiuso da poco i battenti, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, che danno vita a nuove storie di Ken Parker e Massimo Cavezzali con il suo Ivan Timbrovic.
Orient Express
A questi si affiancano lavori di altrettanti grandi come Renzo Calegari, Gino D'antonio, Ferdinando Tacconi, Sergio Toppi, Daniele Panebarco, Giancarlo Alessandrini e Sergio Zaniboni, Alberto Breccia, di cui viene pubblicato “Perramus”, scritto da Juan Sasturain, Alejandro Jodorowsky, che presenta “Il Dio geloso”, realizzato in coppia con Silvio Cadelo, e Moebius.
Accanto a questi nomi, che farebbero tremare i polsi a qualsiasi appassionato, vengono proposte anche opere di quelle che si dimostrano essere le nuove promesse del panorama italiano della letteratura disegnata.
Tra quelli oggi più noti vanno segnalati Franco Saudelli, che per Orient Express ha disegnato numerose serie e creato il personaggio di Porfiri, Massimo Rotundo, Paolo Eleuteri Serpieri, Roberto Baldazzini e Carlo Ambrosini.
Un'altra curiosità da mettere in evidenza è che, a partire dal dicembre 1983 fino ai primi mesi del 1990, fanno la loro comparsa in edicola anche Gli Albi di Orient Express, una serie di 51 volumi e tre speciali, “Omaggio a Dino Battaglia”, “Gli abitanti del crepuscolo”, del grande autore francese Caza, e “Rebecca - I testamenti di Sant'Ambrogio - Scene di caccia”, di Renato Queirolo e Anna Brandoli, che ripropongono le storie pubblicate sulla rivista ammiraglia ma anche fumetti ospitati altrove.
Altai e Jonson
Tra questi “Le avventure di Sherlock Holmes”, della coppia Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan,“Altai e Johnson”, di Giorgio Cavazzano e Tiziano Sclavi, fascicoli di Alfredo Castelli, Milo Manara, Antonio Tettamanti, Enea Riboldi, Victor De La Fuente, Giacinto Gaudenzi, ma anche il “Roy Mann” di Tiziano Sclavi e Attilio Micheluzzi, e “A nostra immagine”, di Ottavio De Angelis e Franco Saudelli, che uscirono entrambi originariamente sulle pagine di Comic Art.
Alla luce di quanto scritto, considerato il poco tempo di vita e la capacità di rimanere nel cuore di migliaia di lettori e appassionati, possiamo affermare, senza paura di smentite, che Orient Express sia stato uno dei migliori contenitori di fumetti realizzato in Italia.

martedì 11 luglio 2017

Les Humanoïdes Associés & Metal Hurlant

Riviste
In Italia, così come nel resto del mondo, la letteratura disegnata, come la definì Hugo Pratt, è stata veicolata, sia a livello critico che di fruizione, da riviste, opera di gruppi di varia provenienza, che, tra la metà degli anni '60 del secolo scorso e i primi decenni del 2000, sono state lette e studiate da svariate migliaia di appassionati.
In Francia editori e artisti hanno fondato numerosi periodici, tra cui i più famosi sono “Metal Hurlant” e “Pilote”, sui quali hanno esordito serie, che sono entrate a pieno titolo nella storia, come, tra le altre, “Asterix” e “Lucky Luke” e autori come: René Goscinny, Albert Uderzo, Morris e molti nomi di prima grandezza del panorama d’oltralpe.
Nelle righe che seguono, come primo intervento relativo ai magazine e ai collettivi più rappresentativi della Nona Arte, vorrei parlare della prima pubblicazione menzionata, della realtà che l'ha fondata e dei numerosi mostri sacri che sono stati ospitati sulle sue pagine.
Da sinistra: Farkas, Dionnet,
Philippe Druillet e scalzo Moebius
Parigi dicembre 1974, i disegnatori Jean Giraud, più noto al grande pubblico con gli pseudonimi di Moebius e di Gir, e Philippe Druillet, lo scrittore e giornalista Jean-Pierre Dionnet e l'imprenditore Bernard Farkas, si riuniscono in un gruppo, conosciuto come Les Humanoïdes Associés, che è poi diventato anche il nome della casa editrice che l'ha fatta uscire per oltre dodici anni, e fondano la rivoluzionaria rivista “Métal Hurlant”, considerata una delle prime espressioni “adulte” del fumetto, uscita con cadenza trimestrale a partire dal primo gennaio del 1975.
Questo giornale, diventato prima bimestrale e poi mensile, ha ospitato principalmente opere di genere fantastico, fantascientifico e horror oltre ad articoli su libri, film, musica e videogiochi.
Sulle sue pagine sono stati pubblicati inizialmente i personaggi di Arzach, Gail e Lone Sloane, creazioni di Moebius e Druillet.
Altri famosi fumettisti che dopo di loro hanno presentato i propri lavori sulla rivista francese e sulla sua controparte d'oltre oceano sono: Enki Bilal, Caza, Alain Voss, Berni Wrightson, Frank Margerin e il cineasta e scrittore Alejandro Jodorowsky che, avvalendosi dei disegni di Moebius, ha scritto “Une aventure de John Difool”, in seguito nota al grande pubblico come “L'Incal”.
Questa serie, apparsa originariamente tra il 1981 e il 1988, è ambientata in un futuro lontano e distopico dove il detective John Difool riceve un misterioso gioiello, l'Incal luce, dalle mani di un alieno morente.
Poiché molte fazioni sono alla ricerca di questo oggetto e sono fortemente determinati ad averlo, John viene coinvolto suo malgrado in un vasto campionario di avventure in cui molto spesso rischia la vita.
A metà degli anni settanta, grazie all'editore Leonard Mogel e alla National Lampoon poi, una versione statunitense della francese “Métal Hurlant”, che esce ancora oggi pubblicata da Kevin Eastman, uno dei creatori delle Tartarughe Ninja, debutta nell'aprile del 1977 come mensile patinato a colori con il nome di “Heavy Metal”.
All'inizio ripropone i fumetti originariamente pubblicati in Europa, mentre in seguito lavori originali, come l'ultra violento Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore e alcune storie di Richard Corben e di numerosi altri artisti americani.
Heavy Metal il film
I serial presentati da Mogel e staff, che nel tempo si sono allontanati molto dai corrispettivi europei, sono stati fonte d'ispirazione per un lungometraggio di animazione uscito nelle sale cinematografiche nel 1981 dal titolo “Heavy Metal”.
In questa pellicola, in cui si fa ampio uso di nudità e violenza, diverse case si sono occupate di animare singole storie e di produrre una cornice narrativa che le legasse insieme.
Questo film nel 2000 ha avuto un seguito, “Heavy Metal 2000”, non più basato sulla rivista, ma piuttosto sul graphic novel “The Melting Pot”, scritto da Kevin Eastman e disegnato da Simon Bisley, che ha come protagonista un'eroina che ha le sembianze di Julie Strain, attrice pornografica, modella e moglie di Eastman.
Per quanto riguarda la diffusione del periodico, mentre la versione americana non ha mai smesso di uscire, quella europea dopo aver cessato le pubblicazioni nel 1987, ha ricominciato ad essere stampata nel luglio 2002 dalla Humanoids Publishing, società, con sede a Los Angeles, fondata nel 1988 dal produttore ed editore svizzero Fabrice Giger, ed è cessata nel 2004.
“Métal Hurlant” è stata pubblicata anche in Italia per le “Edizioni Nuova Frontiera” dirette da Arturo G. Bernacchi dal 1981 al 1983.
Metal Hurlant
edizione italiana
Questo mensile, a cui si affiancava “Totem”, magazine stampato dallo stesso editore che si ispirava nelle tematiche agli influssi del fumetto francese degli Humanoïdes, ha avuto tra i suoi autori più rappresentativi Caza, Philippe Druillet, Garcia, Enki Bilal, Enric Siò, Milo Manara, Luca Boschi, che teneva varie rubriche, Willem, Viuti, Palomo, J. L. Martín, Lluïsot, Hoviv, Fontanarrosa, Sandro Panei, Pinellono, Leandri, Herlé, Maëster, Tronchet, Vuillemin, e ha fatto conoscere ad un vasto pubblico alcuni lavori di Milo Manara, Hugo Pratt e Moebius.
Se c’è stata una rivoluzione anche nelle bande desinée, che dalla Francia ha invaso il resto del mondo quindi, gli artefici possono ritenersi i Les Humanoïdes Associés e il manifesto può essere considerato Metal Hurlant.
Questo movimento infatti, tramite questa rivista, ha stravolto il modo di concepire il fumetto rompendo schemi consolidati e affidandosi all'istinto non solo infrangendo stilemi grafici ma anche rinnovando trame e generi.
Ciò ha colpito e ispirato non solo fumettisti ma anche altre figure che operano nel campo dell'arte come scrittori e registi.
Solo per fare un nome fra i più conosciuti, Ridley Scott, ad esempio, ha pescato a piene mani dalle storie visualizzate da Jean Giraud, per creare le ambientazioni cupe e fumose del suo “Blade Runner”.