martedì 20 dicembre 2011

Il Gatto Di Schrödinger

Incuriosito da un racconto dello scrittore di fantascienza amricano Rudy Rucker pubblicato sulla Isaac Asimov Scinece Fiction Magazine che parlava di questo paradosso, ho fatto delle ricerche incrociate su Google sul gatto di Schrödinger.
Questo è quello che ne è venuto fuori.

Rudy Rucker
Le grandi rivoluzioni cui si è assistito nel mondo della fisica dei primi decenni del Novecento, ovvero l'affermazione del principio di relatività e l'introduzione della meccanica quantistica, hanno contribuito ad abbattere completamente le certezze su cui si fondava non solo l'intera fisica classica ma anche il senso comune.
Da una parte Einstein ci spiegava che l'immagine di un tempo e di uno spazio assoluti, tanto cara a Newton, non corrispondeva affatto alla realtà e costituiva invece l'approssimativa premessa ad una costruzione, la fisica newtoniana, appunto, valida solo in casi particolari e limitati: dall'altra il lavoro di Schrödinger, Bohr e altri apriva problemi ancora più fondamentali, concernenti il senso ultimo delle nostre conoscenze del mondo fisico e la possibilità di ottenere veramente una visione della realtà che ci circonda.
Probabilmente perché più 'immediata', pur nella sua indubbia complessità matematica, e più affascinante per il grande pubblico, pur non scevra da fraintendimenti e mistificazioni la relatività einsteniana è penetrata maggiormente nell'immaginazione della gente comune.
La meccanica dei quanti invece resta ancora oggi un 'terreno di caccia' per i soli specialisti, gli unici a poter padroneggiare efficacemente il suo formalismo matematico e a riuscire a visualizzare correttamente i suoi scenari apparentemente astrusi, in cui la sicurezza del concreto sembra lasciare spazio all'incertezza della probabilità.
Nemmeno la meccanica quantistica però può dirsi priva di aspetti che possano affascinare e sconcertare anche il profano, ed alcuni di essi sono stati efficacemente sintetizzati in aneddoti di grande presa: è il caso del famoso 'gatto di Schrödinger'.
Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.
Schrödinger, faomoso fisico e matematico austriaco, immagina che un gatto venga posto in una scatola ermeticamente chiusa insieme ad un marchingegno composto di una fiala di veleno e un martelletto, azionato a sua volta dal decadimento di un atomo radioattivo.
Ora, il decadimento di un atomo radioattivo è un fenomeno sul quale siamo in grado di fornire previsioni esclusivamente probabilistiche, come il 'tempo medio di decadimento': all'atto pratico, ci è impossibile determinare a priori se e quando un certo atomo decadrà.
Nel caso proposto, il fatto che il veleno si sprigioni, uccidendo il gatto, a causa dell'azionamento del martelletto è quindi legato ad un evento che noi, dall'esterno, non possiamo prevedere: quello su cui il senso comune ci rende ragionevolmente certi è che, qualunque cosa sia successa all'interno della scatola, il gatto dopo un certo tempo T sarà o vivo come lo abbiamo lasciato o morto per avvelenamento.
Ed è proprio su questa asserzione così banale e apparentemente inconfutabile che la logica quantistica ci sconfessa.
Perché?
In meccanica quantistica ad ogni oggetto, sia esso un elettrone o un gatto, è legata una 'funzione d'onda'.
Quest'equazione, la cui complessità è proporzionale alla complessità dell'oggetto considerato e la rende virtualmente irrisolvibile per corpi discreti quali appunto un gatto, descrive interamente lo stato del sistema preso in esame, il fatto che si chiami 'funzione d'onda' è spiegato con il dualismo caratteristico della meccanica quantistica, che può considerare gli oggetti allo stesso tempo quali corpi o quali onde.
La funzione d'onda si presta a più soluzioni, una delle quali deve rispondere a quanto noi osserviamo: all'atto dell'osservazione, quindi, assistiamo al cosiddetto 'collasso della funzione d'onda', ovvero scartiamo tutte le soluzioni possibili fino a conservarne solo una, quella che descrive lo stato del sistema così come lo abbiamo osservato.
Nell'esempio del gatto, la funzione d'onda ad esso legata collassa nel momento in cui apriamo la scatola e prendiamo atto del fatto che l'animale sia o meno ancora in vita.
Fino a questo punto potrebbe sembrare che in realtà l'interpretazione quantistica della situazione non sia poi così distante da quella classica, limitandosi in fondo a descriverla in termini diversi ma sostanzialmente equivalenti. Il problema arriva quando cerchiamo di formulare delle ipotesi sullo stato del gatto prima di aprire la scatola: in questo frangente infatti la singolare conclusione a cui ci porta la meccanica quantistica è che il gatto è sia vivo sia morto!
Per capire come si può giungere ad una simile conclusione è opportuno ricordare che lo stato del gatto in meccanica quantistica è descritto solo dalla sua funzione d'onda, quindi da un'espressione matematica in cui non hanno peso considerazioni legate all'esperienza che noi facciamo del mondo reale e che ci consente di ritenere i due stati come autoescludentisi, morto o vivo: su questa base quindi la funzione d'onda semplicemente non contempla il proprio collasso prima dell'atto osservativo, e quindi fino a quel momento persiste una sovrapposizione completa tra gli stati possibili, morto e vivo.
L'esempio del gatto, pur utile in senso didattico, è evidentemente piuttosto difficile da accettare in toto, visto come sovverte radicalmente la nostra (presunta?) certezza di conoscere la realtà che ci circonda: per di più, l'utilizzo della funzione d'onda per descrivere un corpo discreto è poco utile ai fini pratici e difficilmente conciliabile con l'osservazione diretta.
Ben diversa è però la situazione che si trovano ad affrontare quotidianamente i fisici delle alte energie, alle prese con particelle infinitesimali sulle quali il senso comune non ha potestà alcuna e le cui proprietà possono perciò essere studiate senza i suoi pesanti condizionamenti: è in questi casi che le soluzioni della meccanica quantistica emergono in tutta la loro eleganza e credibilità.
Il gatto può quindi rimanere, relativamente… tranquillo, al pari della nostra fiducia nel senso comune per affrontare le situazioni della vita quotidiana.
Nei territori più aspri della fisica sperimentale però le cose cambiano, delineando scenari ben più curiosi ed esotici, con i quali forse un giorno dovremo nostro malgrado venire a patti, per scoprire forse che tutte le nostre certezze sul mondo 'reale' altro non erano che banali inganni...

mercoledì 14 dicembre 2011

Giovanna al rogo

Produzione: Teatro del Carretto
Adattamento e regia: Maria Grazia Cipriani
Scene e costumi: Graziano Gregori
Suoni: Hubert Westkemper
Luci: Angelo Linzalata, Fabio Giommarelli
Anno: 2011
Attori: Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Jonathan Bertolai, Nicolò Belliti
voce inquisizione: Dario Cantarelli

La presenza di un attore viareggino nonché caro amico nel gruppo che lo mette in scena, mi dà in questo frangente l'occasione di parlare di “Giovanna al rogo”, il nuovo spettacolo, molto bello e complesso, della nota compagnia teatrale toscana del Teatro del Carretto, che ha esordito il 9, 10 e 11 Dicembre al Teatro del Giglio di Lucca in Prima Nazionale.
Questa rappresentazione, il cui testo, scritto dalla regista Maria Grazia Cipriani, rilegge in chiave moderna gli atti del processo che ha portato alla condanna a morte come eretica di Giovanna D'Arco, vede, al centro di una scena circolare, creata da Graziano Gregori che ha curato anche i costumi, con quinte che sono formate da una serie di assi di legno nere che stanno a simboleggiare una gabbia mentale e fisica dalla quale la protagonista non uscirà se non da morta, la bravissima attrice Elsa Bossi vestire con grande partecipazione i panni della Pulzella d'Orléans che, catturata e affidata dagli inglesi alla chiesa, va incontro alla condanna a morte sul rogo con grande sofferenza ma al tempo stesso con estrema serenità, non rinnegando mai il suo credo e rivivendo il passato come allucinata e mistica ricapitolazione della propria esistenza.
Accanto a lei, dotati di una presenza scenica sopra le righe volta ad esaltare le crudeli figure dei carnefici, recitano Giacomo Vezzani, Jonathan Bertolai, Nicolò Belliti.
Completa il cast la voce ambigua e inquietante dell'inquisitore, registrata da Dario Cantarelli, che si manifesta come sottofondo radiofonico e si inserisce alla perfezione nell'onirica atmosfera sonora creata dal pluripremiato fonico Hubert Westkemper.
 La figura di Giovanna D'Arco che viene restituita da questa pièce, scevra da letture basate su interpretazioni, il più delle volte fantasiose o dettate dall’ideologia sorte intorno al personaggio: divenuto nel corso del Novecento oggetto di nuove attenzioni, sia dal punto di vista artistico, con le molte versioni che ci hanno lasciato di lei il cinema, la musica, il teatro sia in termini storici, con la sua santificazione, è quindi quella di una donna stretta dai vincoli della rigida società del tempo, tradita, perseguitata e arsa viva dai potenti che sente e soffre la condanna ormai prossima, e il tempo passato vissuto con grande trasporto.
Se proprio vogliamo fare una piccola critica a questo spettacolo è che la voce della protagonista in alcuni frangenti non è molto chiara e ben scandita.
Nonostante tutto, ciò non toglie minimamente fascino ad una rappresentazione, la cui atmosfera è resa magistralmente anche dalle luci di Angelo Linzalata e Fabio Giommarelli, avvincente che arriva a toccare parti profonde e intime, in modo drammatico, grottesco, ironico, ma sopratutto poetico.

venerdì 9 dicembre 2011

Ettore Petrolini

Ettore Petrolini
In queste poche righe vorrei ricordare Ettore Petrolini, grande attore comico, teatrale e cinematografico nato a Roma nel 1884 e morto nella stessa città nel 1936.
Il suo personaggio di romano cinico e sbruffone è tuttora attuale, non a caso un attore moderno come Gigi Proietti riprende spesso le sue scenette e le sue battute che mantengono inalterata la loro carica comica.
Sul palcoscenico Petrolini era un vulcano di doppi sensi, sfottò, parole storpiate e freddure, spesso inventate al momento in un rapporto molto diretto, a tu per tu, col pubblico.
La tradizione vuole che non abbia rinunciato alla battuta sarcastica nemmeno sul letto di morte: vedendo entrare il sacerdote con l'olio santo avrebbe mormorato: “Adesso sì che sono fritto”.
In questo contesto si parlerà di due dei suoi personaggi più famosi: Nerone e Gastone.
Nerone, imperatore romano, cialtrone arrogante e pieno di sé, è il protagonista di uno dei pezzi teatrali più famosi dell’attore romano.
Il testo è stato ripreso inoltre in un lungometraggio del 1930, “Nerone”, scritto dallo stesso Petrolini con la regia di Alessandro Blasetti.
Il film così come lo spettacolo è una satira non tanto velata di Mussolini e del regime fascista.
Nella scena più ricordata e citata, Nerone sta a casa sua e il popolo lo vuole morto perché ha incendiato Roma. Allora va alla finestra e fa un discorso per calmare gli animi.
Il popolo gli grida “bravo!” e Nerone risponde grazie.
E questo gioco del “bravo - grazie” si ripete più volte creando un effetto comico esilarante.
“Gastone”, nato invece da una macchietta, “Il bell'Arturo”, inserita nella rivista “Venite a sentire” del 1915, scritta da Petrolini in collaborazione con G. Carini, è un personaggio che poi fu ripreso più volte fino ad diventare il tragicomico protagonista della commedia omonima, rappresentata per la prima volta nel 1924 al teatro Arena del Sole di Bologna.
Si tratta di una satira, ironica ed amara, della società dello spettacolo degli anni '30 e dei personaggi meschini, avidi, invidiosi e gretti che vi fanno parte. Esemplare rappresentate di questo mondo di presunti artisti è il protagonista, appunto Gastone, istrionico e carismatico attore di varietà di infima categoria, dalla affabulante parlantina romanesca, squattrinato, dedito a mille vizi, corteggiatore di tutte le soubrette e ballerine, dai modi esagerati e teatrali ma fondamentalmente malinconico e solo.
Il personaggio di Gastone, il cui atteggiamento, un insieme di un modo di fare istrionico e di una presenza scenica esagerata, è divenuto uno stereotipo comico, è stato portato sul palco e sul grande schermo da alcuni grandi attori romani: al cinema ne fu interprete Alberto Sordi nel film di Mario Bonnard del 1959, mentre a teatro ne hanno vestito i panni grandi attori come Fiorenzo Fiorentini, Mario Scaccia, Gigi Proietti e Massimo Venturiello.

lunedì 21 novembre 2011

Giovani, si fa per dire, critici fumettistici crescono!

Qui di seguito la mail ricevuta oggi da Massimo Bonfatti autore, in coppia con Claudio Nizzi, del fumetto comico noir "Leo Pulp!".
Almeno stasera andrò a letto soddisfatto!


Massimo Bonfatti
From: info@massimobonfatti.it
To: cthulhu1979@hotmail.com
Subject: A Graziano Braschi da Massimo Bonfatti
Date: Mon, 21 Nov 2011 09:33:36 +0100

Buongiorno Braschi e Marraci (e in copia a Smocovich),
ho avuto il vostro indirizzo mail da Smocovich, che sono riuscito a contattare tramite un comune conoscente.
Era da tempo che cercavo di raggiungere lo staff di Thriller Magazine per chiedere il permesso di utilizzare alcuni brani delle vostre recensioni a Leo Pulp da utilizzare nella quarta di copertina della riedizione realizzata targata Saldapress (Reggio Emilia).
Non sono riuscito a contattarvi prima e quindi lo faccio ora, ringraziandovi tutti e complimentandomi per la qualità delle vostre recensioni e l'autorevolezza della rivista.
Il primo volume è già nelle fumetterie e sono molto orgoglioso di questa edizione, in formato più adatto e ricca di inediti e curiosità.
Se vi fa piacere sarei felice di inviare il volume in omaggio agli indirizzi postali che preferite, e magari la cartella stampa relativa alla riedizione a questi indirizzi mail, nel caso voleste recensire anche questa riedizione.
Nel mio blog ho preparato un post speciale con molto materiale scaricabile (Testi, immagini, links, curiosità): http://www.massimobonfatti.it/blog/

Grazie ancora e a risentirci presto,
Massimo Bonfatti

venerdì 18 novembre 2011

Viareggio una strage annunciata

Anche quest'anno a 20 giorni di distanza dalla fine della manifestazione fumettistica italiana più importante mi trovo a tirare le somme sugli acquisti fatti.
Comincerò col parlare di un volume che narra, mischiando sapientemente scienza ed emozioni, uno dei fatti più atroci accaduti nella cittadina in cui vivo.


Sceneggiatura, disegni, copertina: Gianfranco Maffei
Editore: BeccoGiallo
Collana: Cronaca Storica
Data di uscita: Novembre 2011
N° Pagine: 144
Prezzo: € 15,00

Presentata in anteprima a DOCartoon, uscita in occasione di Lucca Comics and Games, storica mostra mercato del fumetto che si svolge ogni anno nella cittadina toscana, e disponibile in tutte le librerie e fumetterie italiane “Viareggio una strage annunciata” è l'opera prima di Gianfranco Maffei, trentaseienne viareggino, bagnino di professione e disegnatore per passione.
Realizzato in poco meno di due mesi e pubblicato da BeccoGiallo, casa editrice padovana specializzata nella progettazione e nella stampa di volumi a fumetti di impegno civile, questo libro, usando l'escamotage di un nonno ferroviere che in un'anonima campagna toscana racconta una storia ad un nipote, narra, in modo molto chiaro e divulgativo ma mai banale, i passaggi cruciali del disastro ferroviario, che è costato la vita a 32 persone tra cui il cognato dell'autore, avvenuto il 29 giugno 2009 a Viareggio e ne analizza aspetti tecnici ed emotivi documentando con profonda commozione ed indignazione le cause, gli interessi e le dinamiche che hanno portato alla strage.
Attraverso le tavole a mezza tinta di cui è composto il volume, il lettore apprenderà così i fatti avvenuti il giorno della tragedia, nei mesi e negli anni successivi, familiarizzerà con le facce di medici, uomini della protezione civile e vigili del fuoco, ma soprattutto verrà a conoscenza delle storie personali delle vittime, di cosa facevano, di cosa amavano e di come sono finiti tra i grandi ustionati morendo nella quasi totalità dei casi.
Fa da contraltare alle vicende personali dei 32 viareggini uccisi dalla cisterna di GPL, trattate da Maffei con estrema delicatezza e senza retorica, lo sdegno e il clamore suscitato dalle istituzioni, incarnate dalle figure dell'allora capo della protezione civile Guido Bertolaso e dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti le cui parole pronunciate nel corso di un'intervista campeggiano ironicamente sulla copertina del volume sopra il titolo.
Un altro aspetto positivo di quest'opera, sta nel fatto che l'autore non si è limitato solo a raccontare storie ma ha voluto dare, attraverso la narrazione a matita, una forte impronta tecnica alla vicenda spiegando accuratamente ogni aspetto dell'incidente anche dal punto di vista scientifico e normativo.
Oltre al turbinio di emozioni, di commozione e profonda indignazione che trapela anche dalle testimonianze e dalla cronistoria alla fine del volume, l'opera, di cui è consigliatissima una lettura oltre a chi voglia capire bene le dinamiche del disastro anche a chi voglia emozionarsi attraverso le vicende di persone normali, che si chiude con una pagina del quotidiano "Il Tirreno" che annuncia il nome di 38 indagati, fa emergere inesorabilmente una morale che è al tempo stesso una grande verità: per fare bene il proprio lavoro non basta solo la preparazione tecnica, occorre coscienza e senso di responsabilità.
Alla luce di quanto scritto, bisogna quindi applaudire Gianfranco Maffei per il gran lavoro fatto e augurarsi che opere del genere riescano sempre di più a smuovere la coscienza delle masse rendendo persone migliori chi le legge.

lunedì 14 novembre 2011

Al gran teatro dei burattini/Puralienazione (rmx ‘08)

In occasione delle pulizie annuali degli scaffali di camera che sono pieni di libri, fumetti e mille altre cianfrusaglie, che prima o poi dovrò decidermi a buttare via, ho ritrovato questo particolare disco di cui è sicuramente consigliatissimo un ascolto.


Latobesodelafazenda
Al gran teatro dei burattini/Puralienazione (rmx ‘08) (2008)
3 brani – Durata 12’ 31”

“Al gran teatro dei burattini/Puralienazione (rmx’08)” è un singolo modesto ma coraggioso, uscito nel 2008, prodotto e musicato dal fonico e producer SensiGiulio in collaborazione con DJ Keynote e il bassista Diego “Tritafunk” Piscitelli, e distribuito dai Latobesodelafazenda, crew di matrice hip hop nata tra la Versilia e La Spezia.
Quest’opera, presentata su un disco in vinile 12” con CD singolo allegato che contiene gli stessi brani del vinile per chi non può godersi il suono di un giradischi, è composta da tre tracce, che tramite metafore esplicite toccano tematiche sociali scottanti, molto equilibrate nella musica e nei testi.
L’Ep, che comunica grande energia ed emozioni, si apre con una “Intro” della durata di un minuto e mezzo dove i musicisti, tra basi e tricks molto arditi, si presentanoall’ascoltatore.
Segue “al Gran Teatro dei Burattini” un pezzo che colpisce e fa riflettere per il paragone tra la vita e il mondo e un grande corso mascherato, un teatro dove tutti siamo burattini manovrati da non meglio identificati burattinai.
Conclude questo singolo la traccia “Puralienazione (rmx’08)”, remix di un brano uscito sul web per una compilation prodotta da Erma di Imperia, che mette in evidenza la deriva verso cui sta andando l’individuo e che gli autori sembrano voler combattere.
Parlando delle specifiche tecniche del disco bisogna sottolineare numerosi lati positivi.
Il testo, a differenza di quello che accade per numerosi gruppi hip hop nazionali e stranieri, è ben scandito e comprensibile e le rime non sono mai banali.
Un applauso inoltre, va fatto al produttore per l’ottima masterizzazione e il suono limpido e chiaro che rendono l’ascolto estremamente piacevole.
Un ultimo aspetto da mettere in evidenza sono i contenuti dell’album che testimoniano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che quello della generazione senza valori, senza ideali, senza sogni, buttata via davanti alla televisione e ad internet sia un concetto abusato da quegli adulti che non hanno voglia di ascoltare la voce dei giovani.
Alla luce di quanto scritto quindi, bisognerebbe auspicarsi che prodotti come questo potessero trovare una distribuzione più capillare e spronare i giovani a uscire fuori dai loro gusci e a testimoniare il loro sentire.

mercoledì 9 novembre 2011

Antologia in cerca di editore

A distanza di più un anno da quando abbiamo ultimato la bozza l'antologia curata insieme all'amico Sergio Rilletti non ha ancora trovato un editore che voglia pubblicare il libro.... se qualcuno fosse interessato anche solo a visionare la bozza non esiti a contattarci.

"Capacità Nascoste" è una antologia di racconti thriller e noir che hanno per protagonisti portatori di handicap, curata da me con l'amico e scrittore disabile Sergio Rilletti.
L'idea di questo libro mi è venuta dopo aver letto il racconto "SOLO!" di Rilletti che mi è sembrato opportuno coinvolgere nella curatela del volume.
L'opera, che porta la firma di autori disabili e non, più o meno famosi, è composto da 28 racconti  in cui i protagonisti, portatori di handicap, se la cavano da situazioni di pericolo grazie alle proprie capacità.
Questi gli autori coinvolti e i titoli dei racconti:

Prefazione
di Sergio Rilletti

La signora a rotelle con fucile e occhiali
di Andrea Carlo Cappi

Lo sguardo di Antonio
di Myriam Altamore

Lalalalala Làlàlàlàlà
 di Andrea G. Pinketts

Dialogo nel buio
 di Bruno Zaffoni

L’addormentatore
 di Luca Crovi

L'ultima domenica d'estae
 di Sergio Paoli

Il caso 0 - 77
 di Giuseppe Lippi

Il profumo del diavolo
 di Giuseppe Cozzolino e Bruno Pezone

Le mani di Hussein
 di Fabio Novel

Il talento del naso
 di Marilù Oliva

Reo-nato
 di Riccardo Parigi & Massimo Sozzi

Inconsapevolezza
 di Antonino Alessandro

Posto auto
 di Maurizio Pagnini

Snuff movie - Inconsapevole gioco di morte
 di Sergio Rilletti

Marcovecchio e i suoi nove figli
 di Mario Spezi

L'accecatore di stelle
 di Roberto Santini

Maria
 di Franco Bomprezzi

'O massakro
 di Giuseppe Pastore

Verso la terra promessa
 di Angelo Marenzana

L'ombra del tuo sorriso
di Renzo Saffi

Non vedo
 di Patrizia Debicke van der Noot

Sotto la pioggia
 di Massimiliano Marconi

La torre
 di Andrea Scotton

King & Kong
 di Giovanni Zucca

Vite inutili
 di Dario Crippa

Lo specchio dell'anima altrui
 di Claudia Salvatori

Non calpestarmi
 di Angelo Benuzzi

SOLO!
 di Sergio Rilletti

Dati tecnici:

Parole 93432
Caratteri 561479

Di seguito la prefazione del libro e le schede biografiche dei curatori.


PREFAZIONE

Tutti diversamente abili, questi scrittori!

Quando Elio Marracci mi ha proposto di curare questa antologia insieme a lui, ho accettato subito con grande entusiasmo. Non solo perché finalmente riuscivo a coronare un sogno, un’intuizione che avevo avuto nel 2003 - Anno Europeo della Disabilità -, quando però ero ancora agli esordi della mia carriera di scrittore, ma anche perché, oltretutto, la sua proposta scaturiva dalla lettura del mio thriller autobiografico Solo!.
Non ho mai avuto alcun dubbio che Solo! avrebbe riscosso un notevole successo - come avevo “profetizzato” subito, nell’epilogo del racconto stesso -, ma che un giorno qualcuno potesse essere invogliato a prenderlo come esempio per realizzare un’antologia di racconti thriller dedicata al mondo dell’handicap, è qualcosa che è andato ben oltre le mie aspettative!
Così come, in fase di assemblaggio, non riuscivo a capacitarmi del numero di racconti validi che alla fine avevamo selezionato.
Si, selezionato!
L’entusiasmo che ha suscitato questa iniziativa negli scrittori è stato tale che si è imposta una cernita, e gli autori che fanno parte di questa antologia, la prima in Italia di questo genere, sono quelli che hanno aderito meglio alla nostra mission, accettando anche di modificare i propri racconti o, addirittura, provando a scriverne un secondo, pur di entrarvi.
Un comportamento di grande umiltà e professionalità di cui voglio ringraziare proprio tutti!
Alcuni si sono attenuti scrupolosamente alle nostre indicazioni, altri invece le hanno un po’ “interpretate”, ma comunque, in ogni caso, tutti hanno dimostrato che le persone “diversamente abili” possono affrontare situazioni e compiere azioni assolutamente fuori dall’ordinario.
A cominciare da questi stessi scrittori, ognuno “diversamente abile” dagli altri, che hanno saputo trattare un tema particolarmente ostico in modo originale.
I racconti infatti narrano diverse tipologie di handicap, e spaziano dal mystery all’urban legend, dal fantastico all’umoristico, dall’action al realistico-sentimentale al bellico, in cui non mancano le ispirazioni a fatti reali e le contaminazioni tra diversi generi; ma comunque sempre, rigorosamente, sotto l’egida del “thriller”.
Un manipolo di scrittori professionisti, più o meno conosciuti ma tutti validi e affermati, a cui si affaccia Andrea Scotton, che esordisce nel mondo della letteratura proprio qui, in questa antologia.
Un’antologia in cui ha voluto cimentarsi anche il sottoscritto, scrivendo un’avventura di Mister Noir, il mio eroe seriale, protagonista di thriller umoristici, pensata appositamente per questo libro.
Un’esperienza, quella di curatore, assolutamente unica, di cui ringrazio di cuore Elio Marracci, gli autori, tutti coloro che hanno mostrato interesse per questo progetto, tu, Lettore, che hai deciso di prestarci attenzione, e, per finire, quella meravigliosa coppia di giovani che quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 mi ha soccorso al Parco di Monza, senza i quali né Solo! né tutto ciò che ne è scaturito sarebbe mai esistito!
Buona Lettura a tutti!

Sergio Rilletti


NOTE BIOGRAFICHE DEI CURATORI

ELIO MARRACCI
nasce a Viareggio, dove da allora risiede, nel 1979.
Si interessa fin dalla più tenera età di tutto ciò che riguarda le immagini (fumetto, cinema, pittura, fotografia...), di musica e di letteratura di genere, soprattutto fantascienza, fantasy e letteratura gialla; prima come semplice fruitore e in seguito abbozzando lavori di critica, pubblicati su siti internet e su quotidiani locali.
Scrive recensioni per i siti: Thriller Magazine (www.thrillermagazine.it), Colonne Sonore (www.colonnesonore.net), Teatro.org (www.teatro.org) e Jazzitalia (www.jazzitalia.net).
Ha collaborato al DizioNoir (DelosBooks 2006), con una sezione sul nero a fumetti e ha curato insieme a Mauro Smocovich il DizioNoir Fumetto (DelosBooks 2008) e, insieme a Graziano Braschi, un'antologia di racconti noir dal titolo Nero Toscana uscita nel 2010 per la casa editrice Perrone Lab.

SERGIO RILLETTI nasce a Milano il 21 aprile 1968, dove si diploma prima in Analisi Contabile, e poi in Sceneggiatura alla Scuola del Fumetto.
Ha collaborato con l’Agenzia giornalistica Hpress e con diversi siti e periodici, tra cui Urania (Mondadori, settembre 2008) e Il Giallo Mondadori Presenta (Mondadori, marzo 2009).
Dal 2001 ha collaborato regolarmente con M-Rivista del mistero (Alacrán Edizioni) scrivendo articoli e racconti; e creando Mister Noir, il primo eroe disabile seriale italiano, protagonista di thriller umoristici.
Ha collaborato al volume Disabilità e tempo libero (Del Cerro, 2005), e alle antologie Borsalino - Un diavolo per cappello (Robin, 2007), Crimini di regime (Laurum, 2008), Crimini di piombo (Laurum, 2009), e Progenie: Ritorno all'incubo - Tributo a H.P. Lovecraft (Scudo, 2010).
Il suo racconto Solo!, un thriller autobiografico ambientato al Parco di Monza che si può leggere gratis anche in Internet, continua a suscitare un vivo interesse.
Attualmente sta lavorando al cortometraggio Mister Noir: Inseguimento a ruota, tratto dal suo omonimo racconto, di cui sarà il regista.
Ha un blog, dove si definisce “scrittore tuttofare”:  www.myspace.com/sergiorilletti .


Per chi fosse interessato a contattarci oltre che su FB può scrivere ai seguenti indirizzi mail:

Elio Marracci: elio.marra@gmail.com
Sergio Rilletti: sergio.rilletti@fastwebnet.it

giovedì 3 novembre 2011

Le Avventure di Tintin: il Segreto dell'Unicorno

Due righe su un bel film in computer grafica, ispirato da un famosissimo personaggio del fumetto franco-belga, visto ieri sera con l'amico Marco Maccioni.




Nato dalla matita del disegnatore di fumetti Georges Prosper Remi, in arte Hergé, Tintin è un giovane reporter protagonista, con l'inseparabile cagnolino Milù, di numerose avventure in giro per il mondo e nello spazio.
Pubblicato per la prima volta il 10 gennaio del 1929 sulle pagine del settimanale belga “Le Petit Vingtième”, supplemento del quotidiano cattolico “Le vingtième siècle”, è stato, nel corso della sua storia editoriale, accerchiato da numerosi personaggi molto variegati e ben connotati psicologicamente e protagonista di ventitré avventure e di una ventiquattresima incompiuta che lo hanno fatto entrare nella storia del fumetto dalla porta principale.
E proprio a tre di queste storie si ispira il lungometraggio d'animazione ad alto budget, primo di una trilogia, realizzato con una avanzatissima tecnologia motion capture 3-D altamente realistica, “Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno”, prodotto dal regista de “Il signore degli anelli” Peter Jackson e diretto da Steven Spielberg, che ha conosciuto la serie durante la lavorazione di Indiana Jones.
Quest'opera, ambientata in un luogo senza tempo dove non compaiono telefonini computer o altre macchine moderne, comincia quando Tintin, passeggiando per un mercatino, acquista il modellino di un veliero, l'Unicorno.
La nave, che nasconde un segreto che si ricollega ad un affondamento di molti secoli prima e a un'antica dinastia, lo porterà, insieme al fedele Milù, a vivere un'avvincente avventura, ad incontrare elementi che lo affiancheranno per tutto il corso delle vicende narrate come il capitano Haddock e a fronteggiare temibili cattivi come il perfido Ivanovich Sakharine.
La pellicola, sceneggiata dai veterani Steven Moffat, Edgar Wright e Joe Cornish che strizzano l'occhio ai soggetti di Hergé e ne adottano in molte circostanze situazioni e battute, vede Spielberg burattinaio di una storia simpatica e coinvolgente.
Si caratterizza inoltre per una trama ben studiata, per un'animazione che a stento si distingue dal live action e per una grande potenza visiva tipica dei film del regista.
Anche gli attori, convertiti digitalmente usando la tecnica motion capture introdotta da Robert Zemeckis nel film “Polar Express”, sono di primissimo ordine.
Jamie Bell, artista britannico protagonista del film “Billy Elliot”, veste i panni del protagonista.
Fanno parte del cast anche Daniel Craig che interpreta il nefasto pirata Red Rackham e la sua controparte moderna Ivanovich Sakharine, Andy Serkis nella parte del capitano Haddock e Simon Pegg e Nick Frost nel ruolo dei due agenti di polizia pasticcioni Dupond e Dupont.
Merito del regista di Cincinnati, che testimonia il suo grande amore per il personaggio del fumettista belga, è stato, oltre a quello di aver migliorato notevolmente la tecnologia usata da Zemeckis, quello di esser riuscito a catturare soltanto la performance e la consistenza emotiva degli attori lasciando riconoscibile il segno originale e la psicologia dei protagonisti delle avventure  di Hergé.
Oltre ai pregi sopra elencati anche la musica di John Williams e la fotografia di Janusz Kaminski, professionisti che hanno collaborato con Spielberg abbellendo la maggior parte delle sue ultime opere, concorrono a rendere la visione di questo film consigliata ad un pubblico eterogeneo che spazia da famiglie ad appassionati di fumetto e animazione.

mercoledì 19 ottobre 2011

Cowboys & Aliens

Continuano i post in cui si parla film ispirati ad opere della letteratura disegnata visti con un gruppetto di irriducibili amici come me appassionati di cinema e fumetti.

Locandina del film

Ispirato all'omonima graphic novel del fondatore della Malibu Comics e dei Platinum Studios Scott Mitchell Rosenberg, prodotto da due colossi come DreamWorks e Universal Pictures, diretto da Jon Favreau, noto al grande pubblico per essere stato l'autore della trasposizione cinematografica del fumetto di supereroi della casa editrice statunitense Marvel Comics “Iron Man” e del suo seguito “Iron Man 2”, “Cowboys & Aliens” è un film che mischia due tra i generi più amati dagli appassionati della settima arte: western e fantascienza.
Quest'opera nella quale scenografie, paesaggi e personaggi propri dei film di registi come John Ford e Sergio Leone convivono con elementi di pellicole fantascientifiche come “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “Alien”, si basa sul presupposto di un'invasione aliena, in una piccola cittadina degli Stati Uniti, non nella nostra era moderna ma bensì nel 1873 e su un gruppo di cowboy e indiani che si uniscono per combatterli.
Protagonista del lungometraggio è Daniel Craig, che interpreta uno smemorato fuorilegge in possesso di un'arma determinante per sconfiggere gli extraterrestri.
Il resto del cast è composto da nomi di grido del panorama hollywoodiano come Harrison Ford accanto a cui figurano attori meno conosciuti ma in forte ascesa come, per citarne solo alcuni, Olivia Wilde e Abigail Spencer.
Nonostante il formidabile manipolo di interpreti e gli sceneggiatori coinvolti nella sua scrittura, tra cui figurano grosse personalità come il creatore di “Lost”, Damon Lindelof e i due veterani del genere fantascientifico Alex Kurtzman e Roberto Orci, questo film, che si basa su un'ottima idea iniziale, manca di mordente.
Gli alieni sono caratterizzati da una violenza decisamente fuori luogo che sconfina nel grottesco, i dialoghi sono piatti e le situazioni prevedibili.
Neanche la musica del veterano Harry Gregson-Williams, la fotografia di Matthew Libathique e gli effetti speciali dell'Industrial Light & Magic, riescono a sollevare le sorti di un prodotto decisamente scontato e pieno di luoghi comuni appartenenti ai generi mostrati.
In conclusione si può affermare che questo film, nonostante tutto piacevole da vedere, sia stato, come sempre più spesso accade a Hollywood, un'occasione sprecata per esplorare una storia nuova e divertente in cui mescolare, in modo creativo e coinvolgente, generi e non solo personaggi e situazioni.

domenica 16 ottobre 2011

Pulp: dalle origini ai giorni nostri…

Il pulp è un genere letterario che propone vicende dai contenuti forti abbondanti di crimini violenti, efferatezze e situazioni macabre.
Con questo articolo si vuole proporre un breve excursus su questa corrente e analizzare le modalità e il contesto storico in cui è fiorita. 

Riviste Pulp
Il genere pulp, a cui ai giorni nostri va tanto di moda riferirsi con poca cognizione di causa, nasce negli Stati Uniti nei primi anni ‘20 del ‘900 con romanzi e racconti lunghi pubblicati a puntate su riviste, le cosiddette Pulp Magazine.
Il nome di queste pubblicazioni, ricordate principalmente per le storie che presentavano, sfacciate, violente e qualche volta oscene e per le loro copertine sexy o raccapriccianti, il cui prezzo variava dai dieci centesimi al quarto di dollaro, deriva dalla carta con cui venivano stampate, ottenuta dalla polpa dell’albero, in inglese pulp, e quindi di qualità più scadente rispetto a quella ottenuta dal resto del tronco.
Le riviste pulp spesso contenevano un’ampia varietà di generi, tra cui il poliziesco, il fantascientifico, il western, l’erotico, l’horror e il noir.
È negli anni ‘30 che il genere conosce il suo apice con riviste storiche come: Weird Tales e The Strand.
Molti romanzi classici della fantascienza e del giallo infatti, dal linguaggio, dalle ambientazioni e dalle trame più crude rispetto a quelli che si leggevano precedentemente, sono stati pubblicati originariamente a puntate su riviste famose di questo periodo come la già citata Weird Tales, Amazing Stories e Black Mask e decine di autori, che oggi sono considerati maestri della letteratura americana, come Howard Phillips Lovecraft, Dashiell Hammett, Clark Ashton Smith, Raymond Chandler e Robert Ervin Howard, hanno cominciato le loro carriere vendendo racconti e romanzi brevi agli editori di queste pubblicazioni.
In Italia questa corrente è stata riscoperta a metà degli anni ‘90 quando un gruppo di giovani scrittori, etichettato con la definizione di “cannibali” per il crudo ed efferato realismo dei loro romanzi, ha rivisitato in chiave contemporanea il genere letterario “pulp”.
Il primo passo di questa riscoperta è la pubblicazione nel 1966 da parte di Einaudi, a cura del saggista ed editor Daniele Brolli, di “Gioventù cannibale”, libro molto riuscito nel panorama della letteratura di genere del bel paese, un’antologia che raccoglie dieci racconti di autori italiani, che esplorano questo genere letterario in maniera molto diversa tra loro, riuscendo, chi più e chi meno, a regalare un quadro piuttosto sconfortante della nostra società.
Tra questi intellettuali spiccano personalità del mondo letterario e della comunicazione come: Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Aldo Nove, Daniele Luttazzi, Andrea G. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Stefano Massaron, Paolo Caredda, la maggior parte dei quali al proprio esordio letterario.
Altri scrittori che per tematiche e linguaggio si possono accostare a questa corrente sono: Giuseppe Caliceti, Enrico Brizzi, Tiziano Scarpa e Isabella Santacroce.
Questi narratori giovani e giovanissimi, sono nati per la maggior parte negli anni ‘60 e ‘70, giocano con la scrittura, sperimentano nuovi codici: frasi corte, scene violente, personaggi dalla psicologia impenetrabile e complessa e situazioni grottesche che sfiorano il limite del verosimile.
Ai modelli letterari, che comunque rimangono prevalentemente americani, adorano Stephen King e Joe Lansdale, vengono preferiti i nuovi media: televisione, fumetti e videogames che questi autori conoscono moto bene ed a cui la loro scrittura si ispira.
Quello che ne viene fuori è una letteratura diversa rispetto alle correnti precedenti per linguaggi e tematiche, un fenomeno sociologico oltre che letterario, perché è dalla società che vengono attinti trame e linguaggi narrativi, che poco hanno a che fare con l’italiano alto.
Anche le citazioni, dove ci sono, vengono ripescate nella cultura popolare, negli spot pubblicitari, nei film, nei cartoni animati e nei video giochi.
Questo accade perché questi scrittori sono nati, per la maggior parte, verso la fine degli anni ‘60, in pieno boom economico e quindi sotto il segno della televisione e del consumo sfrenato.
Non è un caso dunque che questa generazione di autori utilizzi il linguaggio della pubblicità, il turpiloquio dei talk show televisivi, o le espressione gergali comuni tra le bande di quartiere e che, al posto di descrizioni paesaggistiche evocative, vengano preferiti spazi come cinema, grandi magazzini e centri commerciali.
Da ciò si evince che il genere pulp, definito da molti critici bacchettoni una “moda”, è invece una tendenza della società attuale, che trova sempre più spazi tra diversi generi artistici, pittura, letteratura, musica, cinema, fumetto.
Non sono spazi autonomi, ma comunicanti, che favoriscono l’interazione tra le arti, quasi a sottolineare un’aspirazione alla multimedialità che, nell’epoca dei computer e di internet, sta pian piano cambiando il modo di fruizione dell’opera stessa.
Un’ultima curiosità da mettere in evidenza per chiudere questo breve excursus su questa corrente è che erroneamente oggi si tende a indicare con il termine pulp tutti quelle pellicole che propongono contenuti forti e che abbondano di crimini violenti ed efferatezze, in particolar modo dopo l’uscita nel 1994 del film Pulp Fiction di Quentin Tarantino, anche se in realtà nel mondo del cinema ciò che viene considerato pulp dovrebbe essere chiamato exploitation, essendo il pulp un genere più propriamente letterario. 

lunedì 3 ottobre 2011

Comic Books go to war

Nell'ambito del festival Docartoon, che si è svolto nella cittadina toscana di Pietrasanta dal 24 al 30 settembre, è stato proiettato “Comic Books go to war”.
Questo documentario della durata di poco meno di un'ora, diretto nel 2009 da Mark Daniels, prodotto e distribuito dal gruppo GA&A Productions e vincitore del premio per il miglior reportage alla ventinovesima edizione del FIFA, Festival International du Film sur l'Art, attraverso interviste ad autori come: Joe Sacco, Ted Rall, Patrick Chappette, Keiji Nakazawa, Marjane Satrapi, Joe Kubert, Emmanuel Guibert, Zeina Abirached, Steve Mumford, Greg Cook, David Axe, che hanno raccontato con le loro opere gli orrori della guerra seguendo fonti, appuntando dettagli e ricercando storie come avrebbe fatto un qualunque giornalista, in alcuni casi recandosi personalmente in luoghi come Palestina, Afghanistan, Sarajevo, Hiroshima, in altri raccogliendo dichiarazioni di persone che hanno vissuto quelle esperienze, testimonia la nascita di un nuovo tipo di giornalismo e dimostra come il fumetto sia un mezzo efficacissimo per descrivere non solo le azioni militari che caratterizzano i grandi conflitti ma anche fatti che riguardano civili e realtà urbane che i mezzi di informazione classici non mettono quasi mai in risalto.
Attraverso parole e disegni vengono narrate non solo le storie dei vincitori, che mostrano una verità distorta e una realtà deviante, ma anche vicende attraverso le esperienze di chi le subisce, attraverso gli occhi dei veri protagonisti.
Gli autori così riescono a comunicare in modo molto esplicito ai lettori l'atrocità dei conflitti e, attraverso il medium fumetto, a raccontare la guerra in modo molto distaccato.
Grazie alla rielaborazione degli eventi che devono attuare in un secondo tempo per realizzare disegni e scrivere le poche parole delle tavole che compongono le loro opere, la narrazione presente in questi volumi è infatti quanto più obiettiva e scevra da emozioni forti possibile.
Un altro pregio dei reportage per immagini disegnate è quello di essere, grazie a un mezzo che dà l’opportunità di entrare nella storia e soffermarsi sulle immagini, sui disegni e capire le vicende grazie a questi ultimi e alle poche parole inserite nelle tavole, accessibili a giovani e giovanissimi che altrimenti avrebbero più difficoltà a conoscere realtà spesso scomode, lontane e riprovevoli.
In conclusione si può affermare che il fumettista, che diventa narratore di eventi offrendo sia il punto di vista del reporter che quello dei protagonisti delle vicende narrate, riesce a differenza di qualsiasi altro giornalista a “raccontare una grande storia in una piccola storia”.

lunedì 26 settembre 2011

“La strage di Viareggio” una mostra a fumetti

Si è svolta ieri negli ameni spazi de La Polveriera Ex Studio Cervietti di Pietrasanta, cittadina della provincia lucchese che fino al 30 settembre ospiterà la prima edizione di Docartoon festival del documentario animato e del fumetto nonfiction, nell'ambito di una mostra che ne esponeva alcune tavole, la presentazione del libro a fumetti “Viareggio una strage annunciata”, a cui è seguito un interessante dibattito.
Questo volume, pubblicato da Becco Giallo realtà che fa della cronaca a fumetti la sua linea editoriale e scritto e disegnato dal viareggino Gianfranco Maffei, ricostruisce le cause, gli interessi, le dinamiche che hanno portato alla strage del 29 giugno, documentandole con profonda indignazione e commozione.
In questa pubblicazione infatti, come si percepisce dalle poche tavole esposte, oltre che essere presenti spunti di approfondimento scientifico sono narrate le emozioni che gli abitanti di Via Ponchielli hanno vissuto quella terribile notte.
I personaggi che hanno dato vita al dibattito che ha seguito la presentazione sono intellettuali versiliesi di prim'ordine che hanno saputo parlare al cuore più che al cervello delle numerose persone accorse all'evento.
Dopo una breve introduzione del direttore del festival Thomas Martinelli e la spiegazione da parte di Maffei degli intenti che l'hanno portato alla pubblicazione di questo libro Donatella Francesconi e Giampaolo Simi hanno ricostruito la notte fatale seguendo i punti di vista della giornalista e del narratore i cui procedimenti di resa e reperimento delle fonti sono simili ma non del tutto sovrapponibili.
In conclusione l'intervento di Daniela Rombi, presidente di “Il mondo che vorrei”, associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, ha ribadito la validità e la didascalità dell'opera di Maffei e, chiedendo giustizia sottoforma di una sentenza che tarda ad arrivare, ha spiegato ai presenti come, da due anni a questa parte, scorre la vita nel quartiere dopo la terribile notte.
Alla luce di quanto scritto da viareggino e da italiano mi auguro che eventi come questi aiutino non solo ad avere giustizia da parte delle autorità ma anche ad instillare nella coscienza dei cittadini un po' di senso civico in più.



Da sinistra: Gianfranco Maffei, Daniela Francesconi, Giampaolo Simi e Thomas Martinelli

martedì 20 settembre 2011

Docartoon Pietrasanta (LU)

Questi gli eventi che seguirò nell'ambito di Docartoon (http://www.docartoon.it.) primo festival del documentario animato e del fumetto non fiction, ideato e diretto da Thomas Martinelli, che si svolgerà a Pietrasanta dal 24 al 30 settembre 2011.



Domenica 25/9

ore 18 30 presso La Polveriera incontro “La strage di Viareggio”: inaugurazione della mostra in anteprima mondiale delle tavole di Gianfranco Maffei. A parlarne con l’autore anche lo scrittore Giampaolo Simi, la giornalista de Il Tirreno Donatella Francesconi che ha seguito dall’inizio gli eventi, rappresentanti del Comitato Familiari delle Vittime

Lunedì 26/9

ore 17.00 presso Cinema Comunale proiezione del Film Doc: Comic Books Go To War di Mark Daniels
ore 21.30 presso Cinema Comunale ANTEPRIMA EUROPEA: Beyond The Forest di Ingrid Pitt e proiezione del film: The Green Wave di Ali Samadi Ahadi

Martedì 27/9

ore 18 30 presso Sala dell'Annunziata incontro “Cuba, l'isola che c'è”: intervengono gli autori Reinhard Kleist (Habana e Castro, in anteprima) e Stefano Casini (Hasta la victoria!)
ore 21 30 presso Cinema Comunale ANTEPRIMA: Little Deaths di Ruth Lingford e 2° proiezione nazionale del FILM: CHICO & RITA di Fernando Trueba

Venerdì 30/9

ore 18 30 presso Sala dell'Annunziata incontro “Da Métal Hurlant a Mario Monicelli”: Cecilia Capuana, Giulia Merenda
ore 21 30 presso Cinema Comunale proiezione del FILM: COME POSSO... di Giulia Merenda con Cecilia Capuana e Mario Monicelli partecipano la regista, la produttrice e Cecilia Capuana

lunedì 19 settembre 2011

Marvel .1

Primi albi Marvel .1

Nel mese di Settembre il lettore di fumetti di supereroi potrà trovare, allegati a molti degli albi mensili della casa editrice modenese Panini Comics o disponibili da soli al prezzo di 1 euro, degli speciali .1 che narrano in un unica storia le vicende dalle origini ai giorni nostri dei maggiori personaggi dell'editore newyorchese Marvel: Thor, Iron Man, Vendicatori, Capitan America, Vendicatori Segreti, Hulk, Spider-Man, Wolverine, X-Men e X-Force.
Questi numeri, che hanno il compito di creare un punto di partenza che faccia familiarizzare i nuovi lettori con queste icone della letteratura disegnata statunitense e permetta loro di iniziare a seguirne le serie, sono scritti ed illustrati da autori famosi e molto conosciuti dai fruitori di comics americani e riassumono alla perfezione le carriere degli eroi protagonisti che hanno una lunga vita e tantissimi numeri alle spalle.
Per quanto riguarda la confezione editoriale di questi prodotti ci si poteva aspettare di più da un editorie che nel corso della sua esistenza ha abituato gli appassionati ad opere curate e ben fatte.
L'interno degli albi, così come la copertina infatti, è stampato su carta di scarsa qualità poco spessa e sgradevole al tatto e la resa dei colori è pessima.
Nonostante questi difatti, a mio avviso non trascurabili, questi numeri .1 costituiscono una buona occasione per i neofiti per iniziare a leggere i fumetti Marvel.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di essere smentiti, che questa iniziativa sia molto appassionante e utile per chi si avvicina per la prima volta all'universo Marvel ma del tutto superflua per chi, e sono la maggioranza dei lettori, lo segue da tempo.

domenica 18 settembre 2011

Il critico


Anton Ego
La più bella riflessione sul mestiere del critico, che per la gioia dell'amico Simone Galaurchi che mi dice queste cose per affetto e per prendermi in giro da quando incapace di dedicarmi a qualsivoglia forma d'arte ho cominciato a recensire romanzi gialii e albi a fumetti su riviste e siti internet mi trova pienamente d'accordo, viene da un personaggio di fantasia, Anton Ego, spietato recensore di ristoranti d’alto livello nel delizioso film Pixar, Ratatouille.

"Per molti versi la professione del critico è facile.
Rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il loro lavoro al nostro giudizio.
Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere.
Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che, nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale".
 

(Anton Ego)

venerdì 2 settembre 2011

Lanterna verde

In questo post parlerò di un film, che viste le grandi aspettative che nutrivo è stata una grandissima delusione, visto con un gruppetto di irriducibili amici, come me appassionati di cinema e fumetti, in quel di Livorno.

Locandina originale del film

Diretto dal neozelandese Martin Campbell, prodotto da Warner Bros ed ispirato alle vicende di un noto personaggio dei fumetti pubblicato fin dagli anni '40 dalla casa editrice statunitense DC Comics, “Lanterna verde” è un film uscito nelle sale cinematografiche italiane il 31 agosto 2011.
Quest'opera che a causa di una trama semplice e del binomio personaggio minore e biglietto maggiorato per il 3D non ha avuto un grande riscontro al box office, narra le vicende di Hal Jordan, arrogante e irresponsabile collaudatore e pilota di aerei, che viene scelto dall’anello di una lanterna verde morente, membro di un corpo di polizia aliena che ha il compito di mantenere l’ordine nell’universo, e diventa il nuovo guardiano della Terra, minacciata come il resto delle galassie dal potentissimo Parallax.
Nonostante sia stata sceneggiata da un gruppo che comprende autori di serie televisive ispirate a supereroi come Michael Green e Greg Berlanti, di film fantastici come Michael Goldenberg e di fumetti come Marc Guggenheim questa pellicola, pur basandosi su una storia abbastanza rispettosa della fonte a cui è ispirata, procede su una struttura narrativa semplice e lineare campata per aria e sconclusionata l'opposto di quello a cui ci avevano abituato film come il ricercato Batman di Nolan.
Le scene d’azione, che dovrebbero essere prerogativa di questo genere di lungometraggi, sono molto poche tutte concentrate verso la fine del film, tirate via e smussate da ogni forma di violenza e la durata di un'ora e 45 minuti è irrisoria per raccontare una storia che, per il personaggio e le vicende che tratta, dovrebbe essere di ampio respiro.
Anche il cast che vede Ryan Reynolds nei panni di Hal Jordan, Mark Strong interpretare la lanterna rinnegata Sinestro, Peter Sarsgaard il supercriminale Hector Hammond e Blake Lively Carol Ferris non aggiunge molto a questo lungometraggio così come la colonna sonora di James Newton Howard che aveva abituato lo spettatore a toni più epici.
I personaggi sono statici e molto poco caratterizzati e la recitazione è fiacca e poco coinvolgente.
Apprezzabile è molto ben realizzata è invece la componente visiva, opera di Martin Campbell, già regista di due lungometraggi di 007 e dei film ispirati alle vicende di Zorro interpretati da Antonio Banderas, molto ben coadiuvato dalla splendida fotografia di Dion Beebe.
La figura di Lanterna Verde è dotata di ritmo, agilità e l'ambiente in cui si muove fluido e ricercato è ricreato molto bene grazie allo sfruttamento della tecnologia del 3D e e alla disposizione accuratamente prospettica degli oggetti e dei personaggi nelle inquadrature.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare che questo film sia una visione piacevole per i fans di fumetti di supereroi ma noiosa e poco divertente per il resto del pubblico.

sabato 20 agosto 2011

Tony Wolf

Da piccolo impazzivo per i libri che componevano la serie "Le storie del bosco".
Visto che da poco li ho ritrovati in uno scatolone e li ho risfoglioati con immutato piacere vorrei dare qualche informazione sul bravissimo ma misconosciuto illustratore italiano che ha realizzato le immagini e le copertine di questi volumi, motivo in massima parte del mio amore per questa collana.

Tony Wolf
Tony Wolf, pseudonimo di Antonio Lupatelli, è un grandissimo autore ed illustratore di libri per bambini, nato a Busseto nel 1930 e noto a livello internazionale.
Pur essendo un artista italiano è stato costretto a trovarsi un nome d'arte inglese per far carriera.
La sua attività nel campo del disegno è iniziata nel 1958 in Francia come storyboarder per la Payot Film.
Ha affinato il suo stile da fumettista per bambini lavorando per la Fleetway Editore.
Tra il 1974 e il 1975 ha realizzato per il Corriere dei Piccoli la serie "Ciccio Sprai".
Anni dopo ha inizio la ssua collaborazione con le case editrici Fratelli Fabbri e Dami Editore per le quali ha illustrato favole e libri per l'infanzia.
I suoi libri sono colmi di animaletti più o meno antropomorfizzati e di personaggi del piccolo popolo: fate, folletti, gnomi, apprezzati e conosciuti dai bambini di tutto il mondo.

Progetto Corti 2011-2012

Logo dell'associazione culturale ViareggiOk!
Dopo la felice esperienza delle due serate legate all'iniziativa "Corti & Racconti" dove otto videomaker versiliesi hanno proiettato e commentato le loro opere, l'associazione ViareggiOk promuove un' iniziativa  più articolata legata ai cortometraggi di autori della versilia di cui qui sotto vi elencherò i punti salienti.

PROGETTO CORTI
 
Definizione obiettivi:

- dare visibilità in un evento a dimensione nazionale a quei giovani videomaker della nostra versilia che hanno mostrato, talento, padronanza dei mezzi tecnici e creatività.

-favorire lo scambio e l’incontro tra autori, permettere agli stessi un approfondimento e una spiegazione della propria opera a contatto col il pubblico.

-promuovere nelle scuole e nelle Università la produzione amatoriale in video come mezzo per raccontarsi e per esprimere l'universo del propri sentimenti e pensieri

- cercare sinergie con altre modalità espressive, come la letteratura e la fotografia in particolare organizzazione: se il fine perseguito è il pieno successo dell'iniziativa, bisogna cercare contributi anche da parte di altri per un arricchimento deli contenuti e dei valori della manifestazione; non è necessario che siano persone gìa affermate nel settore; è sufficiente che siano persone di buona cultura e di gusto estetico; il team possibilmente sarà composto da 3 5 elementi, di cui uno si occuperà esclusivamente del rapporto con le scuole

Metodologia:
 
-setacciare anche su fb in modo sistematico il comparto videomaker versiliese alla ricerca di opere di qualità da proporre a Guidi e De Santi per la rassegna e successivamente selezionarne un ristretto numero.
 
-preparare delle schede informative sui videoamatori proposti.
 
Tempi di attuazione del progetto:

settembre: inizio ricerca nuovi autori.
 
metà settembre: il team visiona le opere e le valuta.
 
fine ottobre: incontro con Europacinema per definire le linee su cui muoverci.
 
novembre: serate Corti con viareggiok.
 
primavera 2012: evento con europacinema.
 
le opere giudicate dalla nostra commissione più idonee saranno proposte per europacinema, le altre a viareggiok che è molto più sensibile alle storie personali che ai meriti artistici intrinsici.

giovedì 18 agosto 2011

Color Tex 1: E venne il giorno

Piacevole lettura per tutti i fans ma grande occasione persa da parte di Bonelli per permettere a nuovi lettori, poco avvezzi al fumetto in bianco e nero, di familiarizzare con il suo personaggio più famoso.


Testi: Mauro Boselli
Disegni: Bruno Brindisi
Editore: Sergio Bonelli Editore
Anno d'uscita: 2011
Pgine: 164
Prezzo: € 5,20

In seguito alle reazioni entusiastiche dei lettori suscitate dai volumi della saga texiana a colori allegati al quotidiano “La Repubblica” e al settimanale “L'Espresso”, la Sergio Bonelli Editore ha presentato Color Tex.
Questa nuova collana sarà formata da albi brossurati che usciranno a cadenza annuale nelle edicole italiane nel mese di agosto e conterranno un'unica lunga avventura originale e colorata del più famoso personaggio di casa Bonelli.
Il primo numero di questa nuova testata, uscito il 5 agosto, dal titolo “E venne il giorno” è incentrato sulla figura di Kit Carson, che anche quando non presente fisicamente incombe sulla trama e ne è il protagonista assoluto, e sul rapporto che ha con Tex e gli atri pards.
Di questo personaggio si sottolinea, grazie ad una sceneggiatura di Mauro Boselli che mette in risalto la psiche dei personaggi principali così come di quelli secondari, come poche altre volte è avvenuto nelle avventure del ranger bonelliano, oltre che una grande predilezione per l'azione, che lo ha fatto apprezzare ed ammirare da numerose generazioni di appassionati di fumetti, un insolito e particolarissimo lato umano.
Molto interessante, sia dal punto di vista grafico che della trama, è inoltre il consueto flashback che lega le vicende dei pards nel presente ad eventi del passato dei personaggi principali che si vede nelle prime venti tavole dell'albo e che serve a dare il la alla vicenda narrata.
Parlando degli autori che hanno collaborato a questo volume, professionisti di punta della casa editrice milanese e quanto di meglio il panorama del fumetto italiano può offrire, possiamo affermare che la sceneggiatura di Mauro Boselli fatta di testi veloci e battute a effetto è resa alla perfezione dal tratto pulito, dinamico e molto dettagliato di Bruno Brindisi.
Il tutto è arricchito da una copertina dipinta del sempre più bravo Claudio Villa.
Per quanto riguarda la colorazione, punto focale di questa nuova pubblicazione, è essenziale, non invadente, adatta al tipo di testata e, soprattutto, al personaggio.
A mio avviso però le critiche mosse da molti appassionati e professionisti del settore sono legittime.
L'uso del colore è infatti troppo semplicistico e approssimativo.
Si sarebbe potuto e dovuto lavorare su giochi di luce e d’ombra e sui numerosi effetti cromatici che avrebbero permesso una colorazione meno piatta, rendendo la storia più piacevole per i fans di lunga data della testata e più appetibile per i lettori occasionali del personaggio che grazie a questi artifici grafici sarebbero stati maggiormente invogliati ad avvicinarsi a questo pilastro del fumetto italiano.
Alla luce di quanto scritto possiamo dunque affermare, senza paura di smentite, che questo volume, molto particolare per quanto riguarda disegni e sceneggiatura, sia una lettura obbligatoria per tutti i fans di Tex Willer ma un'occasione persa da parte di Bonelli per permettere a nuovi lettori, poco avvezzi al fumetto in bianco e nero, di familiarizzare con il personaggio.

venerdì 5 agosto 2011

Melting Pulp Vol. 1 - Director’s Cut

In questo post vorrei parlare di un'opera molto particolare, una graphic novel che mi ha molto colpito per richiami intelligenti ad un genere, l'horror, che anche se marginalmente ho spesso frequentato....



Di: Alessandro Boni
Editore: Free-Books
Data Di Uscita: Novembre 2008
N°Pagine: 96
Prezzo: € 15,00

Scritta e disegnata dal mantovano Alessandro Boni e pubblicata da Free Books in un volume cartonato di 96 pagine presentato in occasione di Lucca Comics 2008, Melting Pulp Director’s Cut è una graphic novel che riprende tematiche legate al cinema Splatter Horror degli anni ‘70 e ’80.
Le atmosfere, le luci, la fotografia e il montaggio della pagina infatti, attingono a piene mani dall’immaginario creato da registi che in quegli anni hanno firmato veri e propri capolavori di “genere” ma non solo.
Questo libro, un vero e proprio Grindhouse Movie su carta, dove sesso violenza e orrore esplodono in un complesso concatenarsi di eventi, è ambientato a Villastrana, un paese a metà strada tra una anonima cittadina americana e un piccolo centro abitato della provincia italiana, che rimane isolato a causa di una terribile alluvione proprio mentre un pericoloso serial killer, soprannominato “il missionario”, si aggira per le sue strade.
Nella città regna il caos più assoluto, ma nessuno sa che lo straripare del fiume ha liberato il male e le sue creature...
Ogni pagina dell’opera è piena di citazioni che spaziano dal cinema, dove si colgono rimandi ai film di arti marziali e alle opere di Dario Argento, Sergio Leone, Alfred Hitchock, Lucio Fulci, Mario Bava, George Romero, John Carpenter e Quentin Tarantino, alla letteratura, di genere e non, e al fumetto.
Protagonista della vicenda è l’ambigua Lady D, i cui tratti somatici sono ispirati all’attrice erotica messicana Adriana Sage, a cui fanno da spalla un prete e uno sceriffo, che per costituzione e per vestiario richiama poliziotti da telefilm americani.
Per quanto riguarda i disegni, realizzati magistralmente in uno stile a metà tra il fotografico e il pittorico che trascinano il lettore direttamente all’interno dell’opera, i riferimenti sono ad artisti come Bill Sienkiewicz e Dave Mckean, per quanto riguarda il segno con cui è realizzata la storia, e a Frank Miller per la costruzione della tavola.
Il formato del volume, cartonato dalla copertina gialla scura, è poi particolarmente lussuoso e accoglie pagine dalle tinte scure, smorte e cupe, molto appropriate alle atmosfere da cinema horror della vicenda.
Il lettering, che sfrutta diversi font e baloon dalle più svariate forme e dimensioni, risulta sempre adatto alle situazioni che è chiamato a commentare.
Alla luce di quanto scritto possiamo affermare che l’opera, che si presta a numerosi livelli di lettura, è poco consigliata ai deboli di stomaco o a chi si fa facilmente suggestionare.
Il resto dei lettori, soprattutto gli amanti di cinema e letteratura di genere, ne saranno invece colpiti in maniera più che positiva.

giovedì 28 luglio 2011

Alibi Fulmine: Noir promo CD


Queste le due righe scritte su un CD molto interessante e divertente da ascoltare che il gruppo genovese degli Alibi Fulmine mi ha fatto la cortesia di spedirmi.


Alibi Fulmine
“Noir” promo CD
Autoproduzione
3 brani – Durata 12’ 27’’

“Noir”, lavoro autoprodotto dal gruppo neo swing genovese degli Alibi Fulmine, ensemble che dai primi anni '80 si muove sulla scena musicale del bel paese proponendo una vivace miscela sonora fatta di pezzi d'autore inediti a tinte nere, cantati rigorosamente in italiano, ispirati agli ambienti e ai personaggi propri dei romanzi dei maestri del poliziesco nazionale e internazionale, dei film hard boiled americani dei torbidi anni '40 e '50 e del filone cinematografico del poliziottesco, in voga in Italia fra gli anni '70 e i primi anni '80 del '900, è un CD promozionale, dai molteplici influssi e dalle numerose contaminazioni musicali, che contiene tre tracce.
Protagonisti dei testi dei brani, che verrano inclusi anche nel nuovo album della band attualmente in fase di registrazione, sono infatti personaggi persi, dediti al whisky e al gioco d'azzardo che si muovono prevalentemente di notte.
A queste caratteristiche, che sembrano voler mettere in luce un marcato “malessere di vita” ed un sofferto individualismo, requisiti che ai giorni nostri affliggono la quasi totalità dell'umanità, si contrappone però una scanzonata ma sempre lucida autoironia che rende il disco divertente e piacevole da ascoltare.
Per quanto riguarda poi le influenze musicali, questo CD, nonostante ad un primo ascolto possa sembrare di semplice fruizione, ha un ricco background di riferimento, che spazia da citazioni di grandi cantanti italiani della prima metà del secolo scorso come Renato Carosone e Fred Buscaglione, ad un lavoro di ricerca per gli arrangiamenti fatto su tutto ciò che concerne la musica da film del passato.
Si passa infatti dai maestosi standard suonati dalle grandi big-bands americane ai grandi temi dei compositori italiani di colonne sonore come, solo per citarne alcuni, Piero Piccioni, Gianni Ferrio e  Piero Umiliani, a cui i componenti del gruppo hanno attinto per creare un funzionale impianto sonoro di brani che hanno in comune una forte matrice swing e bossanova con incursioni molto evidenti e marcate in generi vari e diversi come jazz, new wave, rock’n roll e spy music.
Fa da corona al tutto, rendendo quest'opera un fresco e divertente amalgama di suoni e parole, la voce nitida e ben scandita di Sabrina Verdi che affianca componenti capaci e ben rodati che integrano l'utilizzo di strumenti musicali tradizionali come chitarra elettrica, basso e batteria con alcuni più particolari e ricercati quali: chitarra hawaiana, ukulele, theremin e percussioni di ogni genere.
Alla luce di quanto scritto non si può quindi far a meno di consigliare  l'ascolto del repertorio di questo gruppo, fresco e particolare, a chiunque cerchi qualcosa di diverso dalla musica piatta e tutta uguale che propongono i canali mainstream.


TRACKLIST
1.     Credi ai sogni (3' 48”)
2.     Tutto va ok (4' 44”)
3.     Noir (3' 55”)

Per chi volesse qualche informazione sul gruppo:

lunedì 25 luglio 2011

I Soliti ignoti

In questo momento di grossa crisi per la cultura in generale e il cinema in particolare vorrei ricordare una delle opere dirette dal regista, romano di nascita ma viareggino di adozione, Mario Monicelli e capolavoro assoluto di quel filone, sviluppatosi nella seconda metà degli anni cinquanta del '900, che viene indicato con il nome di commedia all'italiana.


Locandina originale del film

Vittorio Gassman nel ruolo di Peppe, un pugile balbuziente in disarmo, Marcello Mastroianni nel ruolo di Tiberio, fotografo che bada a suo figlio piccolo mentre la moglie è in prigione per contrabbando di sigarette, Renato Salvatori nel ruolo di Mario, perditempo bonaccione che si fa mantenere da tre vecchie, Tiberio Murgia nel ruolo di Ferribotte, siciliano geloso della sorella Carmela, interpretata da Claudia Cardinale, e Carlo Pisacane nel ruolo di Capannelle, stalliere dalla storica fame arretrata sono i protagonisiti de I Soliti ignoti, film diretto da Mario Monicelli nel 1958 e capolavoro della commedia all’italiana.
Questi personaggi formano una banda di cinque ladruncoli che, istruiti da Dante Cruciani, interpretato da Totò, sulle tecniche dello scasso, decidono di fare il colpo della vita: scassinare la cassaforte di un periferico Monte di Pietà. 
I cinque, penetrati in un appartamento attiguo al monte, sfondano una parete sperando così di entrare nella stanza dove si trova la cassaforte.
Sbagliano però parete e si ritrovano in una cucina dove si consolano mangiando un piatto di pasta e ceci che trovano su un tavolo e all’alba, avviliti, se ne vanno. 
Con questo film, scritto da Age, Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico, storici sceneggiatori e padri di molti capolavori del cinema italiano, e diretto da Mario Monicelli, il cinema comico diventa “cosa seria” e non solo espressione di gag estemporanee o di gestacci scontati. 
I soliti ignoti inoltre dà inizio alla stagione della commedia all’italiana, genere cinematografico capace di proporre film di straordinaria qualità. 
Uno dei punti di forza di questo film irresistibile è la caratterizzazione dei personaggi e la capacità di regista e sceneggiatori di rappresentare con molta ironia quel momento storico difficile che è stato per l’Italia il decennio che va dal 1950 al 1960. 
Con l’interpretazione di Peppe, uno dei protagonisti del film poi, Vittorio Gassman, noto fino ad allora per i classici che ha interpretato in teatro o per ruoli di cattivo, diventa finalmente anche attore comico.
In seguito continuerà su questa strada interpretando altri film ironici e spassosi come: La grande guerra, L’armata Brancaleone e Il sorpasso. 
Il lungometraggio, che è stato uno dei massimi incassi di quell’anno in italia, uno dei più grandi successi di Mario Monicelli e ha avuto e ha tuttora un grosso successo di pubblico e di critica, si è aggiudicato molti premi come la nomination all’Oscar come miglior film straniero nel 1958. 
Nel 1959 poi, gli seneggiatori Age, Scarpelli, Cecchi D’amico e Monicelli e l’interprete del film Vittorio Gasman si sono aggiudicati il nastro d’argento. 
Il grande successo di questa pellicola ha fatto sì che altri due seguiti e due remake americani fossero girati.
Nel 1959 infatti, attirato da facili e garantiti guadagni, Nanny Loy gira il seguito dell'opera di Monicelli dal titolo Audace colpo dei soliti ignoti con Manfredi al posto di Mastroianni e senza Totò.
Nel 1985 Amanzio Todini dirige un altro film ispirato alla scalcinata banda di ladruncoli I soliti ignoti vent’anni dopo, sempre interpretato da Mastroianni, Gassman e Murgia.
Anche gli americani sulla scia del grande sucesso di questo film ne hanno fatto un remake nel 1984 dal titolo I soliti ignoti made in USA.
Un altro remake americano dei Soliti ignoti è Welcome to Collinwood, film uscito nel 2002 per la regia dei fratelli Anthony e Joe Russo e prima realizzazione della Section Eight, la casa produttrice di Steven Soderbergh e George Clooney.

martedì 19 luglio 2011

Fracchia la belva umana

Visto che nel 2011 compie trent'anni e che ho un debole per Lino Banfi che in questo lungometraggio interpreta il commissario Auricchio, uno dei protagonisti della storia, nella nota sottostante voglio parlare di uno dei film comici più divertenti della storia del cinema italiano.


Locandina originale del film

Fracchia la belva umana, capolavoro della commedia all’italiana anni ‘80, è un film estremamente comico e divertente, uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 1981, con delle trovate originali e un susseguirsi di situazioni comiche e in alcuni casi satiriche.
Diretto da Neri Parenti, il film presenta un cast che comprende i più famosi interpreti della commedia all’italiana in voga in quel periodo.
Troviamo infatti Paolo Villaggio nel ruolo di Fracchia e della Belva suo sosia, Anna Mazzamauro nel ruolo della signorina Corvino, Gianni Agus che interpreta il titolare dell’azienda in cui lavora Fracchia e Lino Banfi che fa la parte del commissario di polizia.
Nel cast ci sono anche Massimo Boldi e Francesco Salvi tutti e due giovanissimi e alle loro prime apparizioni che interpretano i componenti della banda della Belva e Gigi Reder, più noto per aver prestato il volto al Ragionier Filini, che in questo lungometraggio appare in piccole scene dove è la madre della Belva.
Tema centrale del film è lo scambio di persona, favorito dalla perfetta somiglianza, tra Fracchia, normale e pauroso impiegatuccio in una fabbrica dolciaria e uomo costantemente frustrato e umiliato nella vita e sul lavoro, e la belva umana, spaventoso pluriomicida ricercato da tutte le polizie del mondo per i suoi numerosi crimini.
Al povero Fracchia dopo numerosi arresti, fra cui quello passato alla storia del cinema che avviene nel corso di una cena con la signorina Corvino collega di lavoro di cui Fracchia è segretamente innamorato interpretata magistralmente da Anna Mazzamauro, viene infine concesso un lasciapassare che gli dovrebbe permettere di evitare lo scambio con la Belva.
Quest’ultimo, però, sfrutta a suo favore la situazione sottraendo con la forza il lasciapassare a Fracchia ed agendo così indisturbato.
Nella necessità, però, si fa sostituire da Fracchia.
Nascono, così, numerose situazioni comiche, come quelle tra la madre della Belva e Fracchia e la scena in cui quest’ultimo è costretto a fare una rapina al posto della Belva trovandosi però totalmente impreparato.
Il film si conclude con un tentativo della polizia di arrestare il criminale tramite un piano che prevede anche la collaborazione di Fracchia.
Lo scambio di persona, però, continua e, alla fine, vengono uccisi entrambi.
In paradiso però, Fracchia scoprirà che il prezioso lasciapassare è rimasto in possesso della Belva.
Così per il malvagio criminale c’è il paradiso mentre per l’eterna vittima Fracchia, scambiato per la Belva, c’è l’inferno.
Il punto di forza di questo film, la cui trama ruota intorno al protagonista in cui lo spettatore, per forza di cose, si riconosce, è l’autoironia, il prendere in giro l’uomo, le sue infelicità e i suoiproblemi.
Quella di Fracchia infatti è una vita sciatta: ha un lavoro che non lo appaga e una relazione con una donna brutta e che non dà frutti.
L’unica critica che possiamo fare sta nel finale, davvero banale, pesante e noioso, che rovina un film altrimenti eccellente.

giovedì 14 luglio 2011

The Pro

Spostando uno scatolone nella mia cameretta per liberare un po' di spazio sotto il letto in vista di un'altra piletta di libri da sistemare mi sono ritrovato tra le mani ed ho riletto volentieri il volumetto di cui parlerò nella nota sottostante e di cui consiglio caldamente la lettura a tutti gli appassionati di fumetto americano e non.

Copertina

Collana: Edizioni BD, Supersonic
Autori: Garth Ennis, Amanda Conner, Jimmy Palmiotti, Paul Mounts
Genere: Supereroistico, Grottesco
Formato: 16x24, bross., colori
Pagine: 80
Prezzo: € 9.00

Analizzando la vasta produzione di storie a fumetti di Garth Ennis, le cui peculiarità principali sono: l'estremizzazione della violenza, un umorismo nero molto accentuato, un linguaggio volgare ed esplicito, un interesse acceso per l'amicizia maschile e uno sdegno divertito nei confronti dei personaggi che via via vengono presentati al lettore, non si può non menzionare “The Pro”, miniserie, uscita originariamente negli U.S.A. nel 2002, pubblicata in Italia in volume da Magic Press nel 2003 e riproposta dalle Edizioni BD di Milano, che l'ha data nuovamente alle stampe nel 2008.
Il testo volgare e sboccato dello scrittore britannico, che fa venir meno la patina di idealizzazione a cui è legata alla figura del supereroe, ben si adatta alle matite di Amanda Conner, che quando è uscita quest'avventura era poco più che un'esordiente, e alle chine del veterano Jimmy Palmiotti.
Protagonista di quest'opera è infatti una prostituta disperata cinica e rassegnata, che si contrappone all'idea che il lettore di fumetto ha del supereroe come personaggio pieno di valori e bontà che, ricevuti alcuni super poteri da un alieno chiamato il Guardiano, scherzosa parodia del marvelliano Osservatore, per il solo gusto di scoprire se chiunque possa essere un eroe viene contattata dalla Lega dell'Onore, supergruppo composto da caricature irriverenti dei più potenti e popolari eroi dell'editore DC Comics, e ne diventa membro.
I suoi modi poco convenzionali e poco ortodossi, però, le creeranno più di un problema sia col gruppo che con l'opinione pubblica e realizzerà che i suoi nuovi poteri possano essere molto più utili per migliorare la propria vita e rendere più munifico il proprio lavoro che per il bene della gente.
Suo malgrado però alla fine del racconto, vittima di un grande malinteso e in modo del tutto incoerente rispetto a quello che Ennis ha raccontato fino a poche pagine dalla fine, sacrificherà la propria vita per salvare l'umanità.
Parodia politicamente scorretta dei fumetti di supereroi, in particolar modo di quelli della DC Comics, questo volume si caratterizza oltre che per un'irriverenza vista raramente in un comic book americano anche per il tratto pulito, morbido ed espressivo di Amanda Conner, coadiuvata alle chine dal compagno Jimmy Palmiotti, che varia dal grottesco splatter delle scene più intimamente legate a Pro a uno stile più caricaturale adottato per connotare ambienti e personaggi ridicoli e sopra le righe come, per esempio, i componenti della Lega dell'Onore.
Il tutto viene poi reso più eterogeneo dai colori accesi e vivaci di Paul Mounts che danno valore aggiunto ad una storia e a dei disegni molto particolari ed insoliti per una nazione bacchettona come gli Stati Uniti.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di essere smentiti, che questo volume, lettura leggera, divertente e spiazzante, sia estremamente consigliabile per chiunque cerchi nel fumetto mainstream americano qualcosa di diverso dalle classiche avventure di supereroi.

domenica 3 luglio 2011

La Linea!

Osvaldo Cavandoli e Mr. Linea
La Linea è il protagonista di un cartone animato, ideato da Osvaldo Cavandoli, costituito da un uomo che percorre una linea virtualmente infinita di cui è anch'esso parte integrante.
Nel suo cammino incontra numerosi ostacoli e spesso si rivolge al disegnatore in un grammelot incomprensibile affinché esso disegni la soluzione ai suoi problemi.
Nel 1969 Cavandoli propose il personaggio, chiamato inizialmente Mr. Linea, ad alcune agenzie pubblicitarie che realizzavano filmati per il Carosello della RAI.
Questo, piacque moltissimo all'ingegner Emilio Lagostina, collezionista d'arte e titolare dell'omonima industria di pentole a pressione, che lo volle protagonista di alcuni caroselli per la sua azienda.
La presentazione del mostro eroe, inizialmente chiamato Agostino Lagostina, il nome fu poi eliminato dopo la prima serie di Caroselli, fu questa: "Chi è Agostino? Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna.
Figlio di una matita e di una mano".
Alla Linea venne associata la voce di Giancarlo Bonomi, che gli fornì una parlata onomatopeica dal vago accento milanese, e una colonna sonora vagamente jazz curata da Franco Godi e Corrado Tringali.
Il borbottìo e le comiche imprecazioni del personaggio, che divenne così protagonista di una serie di celebri spot pubblicitari, diffusi anche all'estero, dove sono anche stati prodotti dei DVD con le sue avventure, sono espresse in un linguaggio incomprensibile, una sorta di grammelot in cui non è difficile riconoscere alcune estemporanee espressioni in dialetto milanese.
Sull'onda del successo, nel 1972 La Linea divenne anche una striscia a fumetti che vinse numerosi premi internazionali.
Ad essa seguirono poster, calendari e vari prodotti di merchandising.
Soltanto all'inizio del 2007 la Lagostina ha cambiato il suo storico logo, dando un'amarezza in più all'anziano ideatore.
La Linea è stata citata anche nel video musicale per la canzone di Jamiroquai "(Don't) Give Hate a Chance" del 2005, in cui appaiono varianti tridimensionali del celebre personaggio oltre che mano e matita di un disegnatore, e nella sigla finale dell'anime "Itadakiman", facente parte della serie "Time Bokan", in cui le silhouette che si muovono sulla linea sono quelle dei tre "cattivi" della serie.
Anche "Bla Bla Bla" e "The Riddle", canzoni di Gigi d'Agostino,  nei cui video viene ripreso il simpatico omino, modificato e animato a ritmo di musica, sono state dedicate a La linea.