mercoledì 26 dicembre 2012

Il Monte Freikofel

Il Monte Freikofel, situato nelle Alpi Carniche sulla linea di confine tra Italia ed Austria, è sconosciuto ai più.
Lo frequentano soltanto gli appassionati della Grande Guerra o gli escursionisti che bazzicano la zona del Passo di Monte Carnico.
Il Freikofel si erge vicino ad altre due cime, il Pal Piccolo e Pal Grande,  che, nella Prima Guerra Mondiale, hanno visto cruente lotte tra Italiani e Austriaci per la loro conquista.
A causa di ciò, da parecchi anni, il Museo della Grande Guerra di Timau, frazione del comune di Paluzza in provincia di Udine, sta compiendo lavori di ripristino di trincee, caverne e baracche, svolti dà volontari, per creare una zona all’aperto visitabile dà tutti.
Con la pubblicazione delle foto di questi fregi, targhe e graffiti posti sul Monte Freikofel, voglio rendere omaggio a tutti quei combattenti Italiani e Austriaci che in quei luoghi si sono sacrificati per la Loro Patria alcune volte senza sapere il perché ma solo per senso del dovere.

Lino Ravani


Scritta lasciata a ricordo da un militare
Fregio 8° Alpini
Iscrizione sopra una caverna ricovero
Targa di sezioni Mitragliatrici
Ancora una targa di sezioni Mitragliatrici
Piccolo graffito raffigurante un mulo posto lungo l'omonimo sentiero
Più esplicito di così!
Mensa Ufficiali 12A Compagnia Battaglione Tolmezzo

lunedì 3 dicembre 2012

R/E/T/R/O

Latobesodelafazenda
R/E/T/R/O (2012)
16 brani – Durata 58' 10”

A quattro anni di distanza dal precedente EP “Al gran teatro dei burattini/Puralienazione (rmx '08)”, nel mese di novembre 2012, è uscito “R/E/T/R/O”, nuovo LP prodotto da Latobesodelafazenda, crew di matrice hip hop nata tra la Versilia e La Spezia.
Registrato tra i muri di sasso di una cantina di Manarola, una delle Cinque Terre, questo album è stato prodotto e musicato, a differenza del precedente, dal fonico Dario – Daddario, da Bud Lee, nuovo deejay/produttore della Fazenda, in collaborazione con il bassista Diego Piscitelli a cui si è affiancato il chitarrista Manuel Traverso.
Questo gruppo affiatato e preparatissimo ha dato vita a sedici brani, cantati su un impianto formato da sonorità fresche e particolari, in cui basi molto ben realizzate si amalgamano a linee di strumenti musicali quali, oltre a basso e chitarra, il flauto di Cristiano Rocchetta e il piano elettrico e l'organo hammond suonati da Leo Corradi.
Il tutto in equilibrio perfetto con testi, opera degli emcees Otha e Gigi Tone, che combinano episodi d'attualità e tematiche sociali scottanti con la voglia di dare un messaggio forte e inequivocabile.
Tra le numerose tracce presenti nel disco spiccano: “Imparanellati”, dove, dopo una breve intro, i musicisti si presentano, descrivono la loro attività all’ascoltatore e si assumono la responsabilità di quanto diranno, “Vele”, “Anima” e “Storto e dinoccolato”, in cui si parla delle storture del mondo e viene condannata la deriva verso cui sta andando l’individuo ormai privo di qualsiasi valore morale, che può essere combattuta e contrastata con attività quali la musica.
Per quanto riguarda le parole di questo lavoro, ottimamente masterizzato e dal suono limpido e chiaro, bisogna sottolineare che, a differenza di quello che accade per numerosi gruppi hip hop nazionali e stranieri, sono ben scandite e comprensibili.
Le rime poi non sono mai banali.
Molto bella infine anche la copertina in formato digipack la grafica dai toni cupi del CD opera del graffitaro e pittore Andrea Riot.
Una nuova conferma insomma per i Latobesodelafazenda, un collettivo che per i contenuti dei propri pezzi, che fanno riflettere sull'individuo e sulla realtà odierna, e la professionalità dei loro componenti, dovrebbe trovare nuovi canali per farsi conoscere non rimanendo confinato nell'ambito dell'hip hop.

sabato 6 ottobre 2012

Dialoghi con l’elefante rosa [2]

L'elefante rosa
Ultimamente, complice l'aver curato "Capacità Nascoste", raccolta di racconti riconducibili al genere thriller con l’essere diversamente abile come protagnista, ho rinnovato con l'elefante rosa, che, quando esagero con il martini, mi appare spesso su una spalla e con cui affronto discussioni impegnate, una conversazionne sul concetto e sul valore della diversità.
Per sviscerare questo concetto è partito da un articolo di Federica Morrone, giornalista, autrice di romanzi e insegnante di yoga romana.
All’apparenza sembrano parole accettate e condivise da gran parte delle persone, ma, ahimè, nella realtà i fatti dimostrano il contrario. 

La diversità è uno dei valori fondamentali del nostro secolo. 
La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità, fa parte della storia di ogni uomo.
Spesso, però, la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera che si oppone tra i simili e “gli altri”. 
È di certo molto più “riposante” avere a che fare con ciò che già conosciamo, con persone nelle quali ci riconosciamo in situazioni già collaudate.
Sono “diversi” e quindi esclusi ed emarginati dalla società gli immigrati, gli omosessuali, i matti, i portatori di handicap, i perdenti in genere, e addirittura siamo arrivati al paradosso che si considera diverso in quanto “sfigato” chi non imbroglia, chi non si sballa, chi non veste alla moda, chi non entra nella taglia 40, chi non frequenta il giro giusto.
Trovo a dir poco agghiacciante che su Facebook esista un gruppo che si chiama “Più rum meno rom” che conta più di 2700 iscritti.
Penso che non ci sia cosa più stupida di generalizzare e niente di più pericoloso di vivere nel pregiudizio, perchè poi si trasforma in rabbia e la rabbia degenera in odio.
Forse bisognerebbe cominciare a distinguere i “cattivi” non in base al colore della pelle, alla religione, al paese d’origine, alle tendenze sessuali, ma in base ai comportamenti.
Andrebbe additato chi non rispetta le regole, chi soggiace alle leggi del branco, chi è disonesto, prevaricatore, chi non cambia opinione, chi si accontenta di essere uno dei tanti, sordo e cieco, mentre la vita scorre e tutto inevitabilmente cambia …
Gestire la diversità richiede impegno, coraggio, pazienza, ma regala la gioia della scoperta, l’avventura del viaggio, il rischio del confronto e l’audacia del mettersi in discussione.
Io credo che il primo passo da fare sia quello di cominciare a considerare la diversità non come un elemento da tollerare, ma come un bene da tutelare.

Voi che ne pensate?

Federica Morrone

mercoledì 19 settembre 2012

L'Insonne: Il fantasma spettrale

Sceneggiatura e disegni: Francesco Matteuzzi
Autoproduzione
Data di uscita: Settembre 2012
N° Pagine: 12

In occasione de “L'Insonne Day 2012”, che si è tenuto sabato 15 settembre presso la Fumetteria ARCADIA di Bergamo, Francesco Matteuzzi, sceneggiatore che ha affiancato Giuseppe Di Bernardo collaborando con lui alle serie “L’Insonne” e “The Secret”, ha voluto partecipare all'evento con una simpatica parodia autoprodotta delle avventure della giovane dj di Radio Strega Desdemona Metus.
Realizzato con mezzi di fortuna e stampato in una trentina di esemplari in modo estremamente approssimativo, questo albetto è composto da dodici pagine, di cui otto a fumetti e tre bianche, rigorosamente non rilegate, e contiene la storia inedita e originale intitolata “Il fantasma spettrale”.
In questa avventura, tramite una sceneggiatura frizzante, ritmata e spassosissima e un tratto infantile spinto ai massimi estremi, vengono accentuati, in modo divertentissimo e allo stesso tempo mai banale, i tratti salienti e le caratteristiche principali che hanno reso la serie de “L'Insonne”, creata nel 1994 da Di Bernardo e Andrea J. Polidori, una mosca bianca nel panorama del fumetto italiano e l'hanno fatta amare da migliaia di fans in tutta Italia.
I disegni di Matteuzzi, eseguiti alla maniera dei bambini di pochi anni, fanno in modo poi che, poiché poveri di particolari, l'attenzione del lettore si focalizzi sui contenuti facendolo ridere a crepapelle ma allo stesso tempo anche pensare.
Le motivazioni che hanno spinto l'autore a cimentarsi in questa impresa, come spiega lui stesso, risiedono nel fatto che il numero speciale che quest'anno accompagnava l'evento orobico è uscito senza alcun suo contributo.
Quindi per smentire le voci che riguardano la sua atavica pigrizia e dare un apporto concreto alla manifestazione ha deciso di scrivere e disegnare una storia.
E poi anche di stamparla.
Per ironizzare su un tema caro a chi sui giornalini vuole anche speculare infine bisogna sottolineare che, oltre alle trenta copie standard, sono stati stampati e distribuiti altrettanti numeri con una variant cover.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di smentita, che la lettura di quest'opera, che induce a qualche riflessione oltre che sulla serie a cui è ispirata anche sul media fumetto, sia consigliata ad un pubblico di appassionati che sappiano andare, in un albo, oltre la prima apparenza e dare uguale importanza sia ai contenuti che ai disegni.

Per informazioni sull'albo o per riceverne una o più copie rivolgersi a Francesco Matteuzzi:
http://www.facebook.com/francesco.matteuzzi

lunedì 17 settembre 2012

Chiamatemi Ismaele!

Omaggio all’ infelicità e all'irrequietezza attraverso uno degli incipit più sfolgoranti della letteratura mondiale di tutti i tempi, nella splendida traduzione di Cesare Pavese.


"Chiamatemi Ismaele. 
Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che mi interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. 
È un modo che io ho di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione.
Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.
Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola.
Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare.
Non c’è nulla di sorprendente in questo.
Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l’altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l’oceano".

H. Melville, Moby Dick o la Balena, traduzione di Cesare Pavese.

Se volete ascoltare il brano originale letto dalla viva voce di Orson Welles:
http://www.youtube.com/watch?v=WnofetDttSw

giovedì 13 settembre 2012

Bum un ranger in azione

Sceneggiatura e disegni: Corrado Mastantuono
pubblicata su Topolino 2964
Data di uscita: Settembre 2012
N° Pagine: 29
Prezzo: € 2,40

Ad un anno dalla scomparsa di Sergio Bonelli, famoso sceneggiatore e pilastro dell'editoria a fumetti italiana, avvenuta a Monza il 26 settembre 2011, il settimanale “Topolino” rende omaggio a Tex Willer, personaggio, legato a doppio filo all'intellettuale milanese, che vanta un'esistenza più che sessantennale.
Scritta e disegnata da Corrado Mastantuono, già autore grafico di alcuni numeri del Tex realistico, la storia “Bum un ranger in azione”, pubblicata sul numero 2964 del periodico per ragazzi in edicola a partire dal 12 settembre, è infatti una parodia, spassosa e ben riuscita, delle avventure dell'eroe creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e tuttora pubblicato da Sergio Bonelli Editore.
Protagonista della vicenda è un terzetto, composto da Bum Bum Ghigno, Paperino e Archimede, che veste i panni rispettivamente di Tex e dei suoi pards Kit Carson e Tiger Jack.
I tre, che si adattano alla perfezione ad interpretare in chiave comica personaggi realistici, sono chiamati a difendere il ranch di Lovely Pat dalle macchinazioni di un oscuro villain che, a causa della maschera che porta sul volto, è stato battezzato Teschio Nero.
Dopo numerose vicissitudini, a cui fanno da cornice ambientazioni e stilemi propri del genere western come: ampi canyon, agguati di temibili tribù indiane, inseguimenti in miniere abbandonate e concitate sparatorie, Bum Willer, Architiger e Pap Carson riusciranno a fermare, a smascherare e ad assicurare alla giustizia il terribile personaggio.
Questa avventura, che per trama non ha niente da invidiare agli episodi presenti negli albi regolari della serie del ranger del Texas, è caratterizzata da un segno, morbido e raffinato, in cui tratto umoristico e realistico si mantengono in equilibrio perfetto.
Il ricorso a situazioni e battute divertenti e a imprecazioni tipicamente texiane come: fulminacci, tizzone d'inferno, corpo di mille satanassi, stemprano poi il grande pathos legato alle atmosfere serie, che in alcuni tratti sfiorano l'horror, che pervadono la storia, rendendola adatta anche a bambini e adolescenti.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare che, la lettura di questo racconto a fumetti di Corrado Mastantuono, ricco di azione, humor e tante citazioni, si può rivolgere ad un pubblico di tutte le età, e non deluderà sia gli appassionati di Tex Willer che quelli dei personaggi di Walt Disney.

giovedì 23 agosto 2012

Anco alle puce ni viene la tosse

I gatti mézzi
Anco alle puce ni viene la tosse (2006)
Autoproduzione
17 brani – Durata 51’ 14’’

Nel luglio 2006 è uscito “Anco alle puce ni viene la tosse” primo album autoprodotto de “I Gatti Mézzi” duo d'impronta jazz nato dal connubio tra i pisani doc Tommaso Novi, pianista, compositore e fischiatore d’eccellenza e Francesco Bottai, chitarrista e cantante.
Questo disco, distribuito principalmente durante i numerosi eventi live del gruppo, è composto da diciassette tracce, di cui sedici cantate in vernacolo pisano, che strizzano l’occhio ad un tipo di composizione ironica, sperimentale, colta e irriverente ai limiti del goliardico che scivola su melodie che spaziano dal jazz allo swing passando per le sonorità della più raffinata musica popolare.
Un mondo musicale di riferimento composto da grandi nomi della musica italiana come Giorgio Gaber, Paolo Conte, Enzo Jannacci, Fred Buscaglione e dal jazz francese manouche alla Django Reinhardt.
A dimostrazione di questa affermazione, si nota come il primo pezzo della variegata e divertente tracklist di questo CD sia una rivisitazione dello standard “Blue Drag” reso famoso dal chitarrista gitano.
Tra i rimanenti brani, composti e cantati per metà da Tommaso Novi e per metà da Francesco Bottai che alternano l’autobiografismo dell’uno allo stile immaginifico dell’altro e raccontano la città di Pisa in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni, spiccano titoli improbabili ed evocativi come: “Bimbetto scalmanato”, un romanzo di formazione in quattro minuti, “Ragtime der trugolone”, e “Bello ‘r mi’ Arno”, una dichiarazione d’amore per il fiume toscano.
Il duo si trasforma anche in un quartetto, infatti nei pezzi live “Monkerino” e “I nostri porti” hanno suonato anche il batterista Matteo Consani e il contrabbassista Matteo Anelli arricchendo l’ensemble di nuove sonorità.
A testimonianza della varietà e validità delle fonti di ispirazione del disco e delle capacità vocali e musicali del duo bisogna segnalare infine che nel 2007 I Gatti Mézzi hanno vinto il Premio Ciampi (omaggio a S. Ronzani) per i brani “Tragedia dell’estate” e “La zuppa e ‘r cacciucco”.
Alla luce di quanto scritto quindi, non si può che consigliare l’ascolto di questo disco e augurarsi che realtà come queste che, pur non prendendosi troppo sul serio, esprimono musica di altissimo livello vengano allo scoperto sempre più spesso.


Per chi volesse avere un assaggio del disco:

Fra le bodde e'biacchi
http://www.youtube.com/watch?v=rI0s6nQFPBs&feature=related

Bimbetto scarmanato
http://www.youtube.com/watch?v=o393pMS-xqc&feature=related

 

Il cielo è di tutti

Roberto "Bobo" Rondelli
Uno dei brani proposti da Bobo Rondelli durante il concerto che ha tenuto il 22 agosto nell'ambito del Festival La Versiliana, è "Il cielo è di tutti", canzone inclusa nel suo disco del 2009 intitolato “Per amor del ‎cielo” in cui ha messo in musica la filastrocca di Gianni Rodari dall'omonimo titolo.
Questo pezzo del cantautore labronico così come l'efficace composizione del poeta di Omegna mette in risalto, poichè la natura stessa è a disposizione di tutti, l'assurdità delle guerre e di come gli esseri umani, purtroppo, preferiscano possedere piuttosto che condividere.
Qui di seguito per chi fosse interessato a leggerla, la poesia di Rodari:


 Il cielo è di tutti
Gianni Rodari

Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.

È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.

Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.

Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.

Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.

Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.


Per chi invece volesse ascoltare la canzone di Rondelli:
http://www.youtube.com/watch?v=eAtncWq7fK4&feature=related

sabato 11 agosto 2012

La Ballata della Morte

Questo post contiene la trascrizione di quella che è conosciuta come "La Ballata della Morte" o "Totentanz", componimento poetico del mai troppo decantato creatore di Dylan Dog Tiziano Sclavi che io ritengo uno degli autori di punta della letteratura del bel paese degli ultimi decenni del XX secolo che non ha avuto l'attenzione che si meritava perchè, nonostante abbia scritto romanzi e poesie molto pregevoli per stile e contenuti, ha legato prevalentemente il suo nome ad un media, il fumetto, che in italia è bistrattato e considerato "roba da bambini".
I versi sono stati reperiti dalla raccolta di poesie "Nel Buio" e da alcuni numeri della collana che ha per protagonista l'indagatore dell'incubo.
©Tutti i diritti sono riservati ed è copyright degli autori ed aventi diritto.

La Ballata della Morte

Chi è colui così gagliardo e forte
che possa vivere senza poi morire
E da colei ch’è tutto, Madonna Morte,
l’anima sua possa far fuggire?
La Morte schifosa, la Morte lasciva!
La Morte! La Morte! La Morte che arriva!
La Morte, la Morte, dolcissima e amara,
la Morte che avanza nella notte chiara.
La Morte di pietra, la Morte di neve
la Morte che arriva con passo lieve.
La Morte che dona, la Morte che prende,
la Morte che ruba, la Morte che rende,
la Morte che passa, la Morte che sta,
la Morte che viene, la Morte che va.
La Morte che arriva con il suo dolore,
e avvolge ogni cosa con il suo fulgore.
La Morte regina senza scettro e corona,
La Morte! La Morte! La Morte in persona!
La Morte! La Morte! La Morte furiosa,
la Morte maligna, la Morte pietosa,
la Morte sicura, la Morte carogna,
la Morte che ha il muso di un topo di fogna.
Verrà la Morte e i tuoi occhi avrà
e la bellezza tua, vanità di vanità…
Verrà la Morte e porterà con sé
tutto il tuo impero, tutto, insieme a te…
Verrà la Morte e taglierà il legame
così sottile e forte, così bello e infame…
Verrà la Morte, sarà la tua coscienza,
è stata tua compagna in tutta l’esistenza…
Verrà la Morte, e a te che non sei niente
porgerà la mano, in mezzo all’altra gente…
…e tu sarai il primo, come vorrà la sorte,
a danzare con lei la danza della Morte!
La Morte bizzarra, la Morte normale,
la Morte che viene a lenire ogni male
la Morte che vive, la Vita che muore,
la Morte! La Morte! La Morte nel cuore!
La Morte ha danzato, la Morte civetta,
la Morte ti ha scelto, la Morte ti aspetta!
La Morte trionfante, la Morte gloriosa!
La Morte! La Morte! La Morte tua sposa!
Verrà la morte e a te che non sei niente
porgerà la mano, in mezzo all’altra gente…
…e tu sarai il primo, come vorrà la sorte,
a danzare con lei la danza della Morte!
Verrà la Morte, sarà la tua coscienza,
è stata tua compagna in tutta l’esistenza…
Verrà la Morte e taglierà il legame
così sottile e forte, così bello e infame!
La Morte che vive, la Vita che muore,
la Morte! La Morte! La Morte nel cuore!
La Morte! La Morte! La Morte furiosa!
La Morte trionfante! La Morte gloriosa!
La Morte bizzarra, la Morte normale,
la Morte che viene a lenire ogni male!
La Morte regina senza scettro e corona,
La Morte! La Morte! La Morte in persona!
La Morte, La Morte, dolcissima e amara,
la Morte che viene nella notte chiara.
La Morte schifosa, la Morte lasciva.
La Morte! La Morte! La Morte che arriva!
La Morte sicura, la Morte carogna,
La Morte che ha il muso di un topo di fogna.
La Morte ha danzato, la Morte tua sposa,
la Morte maligna, la Morte pietosa…


Un ricordo affettuoso ad una persona che non c'è più da alcuni anni che commentando questo intervento si sarebbe espressa così: ma è possibile che superati i 30 anni ancora tu non abbia smesso di leggere queste porcherie?

Dylan Dog n° 10: Attraverso lo specchio (copertina)

sabato 21 luglio 2012

...A Toys Orchestra a Camaiore

Inserita nella cornice di eventi live legati al “Midnight (R)evolution” tour, serie di date in cui il gruppo campano ha presentato al pubblico degli appassionati il suo ultimo lavoro, nel suggestivo spazio di Piazza S. Bernardino nel centro storico di Camaiore, comune della provincia di Lucca situato a ridosso delle Alpi Apuane e a pochi chilometri dal litorale della Versilia, nel giorno di venerdì 27 luglio si terrà un' esibizione degli alfieri del pop rock italiano, gli ...A Toys Orchestra.
Per chi non conoscesse questa versatile band, che ha esplorato numerosi aspetti del fare musica, alcuni cenni alla sua storia.
Formatosi nell'estate del 1998 nella cittadina salernitana di Agropoli, questo ensemble, composto da quattro elementi, ha pubblicato quattro CD e un EP che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti da parte della critica, come il P.I.M.I. (Premio Italiano Musica Indipendente) come “Miglior Disco dell'Anno” assegnato nel 2007 a “Technicolor Dreams”, e un buon successo di pubblico.
Le sonorità di questi dischi, che miscelano sapientemente britpop di estrazione sixties/seventies, psichedelia e melodie forti e malinconiche a cui si accompagnano testi onirici e surreali cantati sia in lingua inglese che in italiano, hanno fatto in modo che loro brani comparissero in numerosi film e nella fiction televisiva “I liceali”.
A testimonianza del grande successo che hanno sempre riscosso e continuano a riscuotere tra i giovani, maturato anche grazie a numerose esibizioni dal vivo in ogni parte della penisola poi, dal 21 marzo 2012 gli …A Toys Orchestra sono impegnati come “resident band” nella trasmissione di Fabio Volo “Volo in diretta”, trasmessa su Rai Tre in seconda serata.
Un'ultima curiosità da mettere in evidenza, che costituisce motivo di vanto per il movimento musicale versiliese, è che ad aprire questo concerto sarà il gruppo camaiorese americano dei Windmill Project.
Gli amici Daniele Testi alla voce e al pianoforte, Diego Bertelli alla batteria, Simone Dini alla chitarra e Gianluca Erra al basso, sapranno intrattenere, con un genere analogo a quello delle star principali della serata, le numerose persone che vorranno essere presenti.

Tour 2012 Venerdì 27 luglio
Piazza San Bernardino (centro storico) Camaiore (LU)

Ore 21: Windmill Project
Ore 22: ...A Toys Orchestra

Info e biglietti (8 €):

CONSORZIO DI PROMOZIONE TURISTICA DI CAMAIORE - VERSILIA
Viale Colombo 127/129 - Lido di Camaiore (LU)
0584 617766 info@versiliainfo.com

CIRCOLO CULTURALE THìASOS
Via XX Settembre Camaiore (LU)

www.atoysorchestra.it
www.windmill-project.tumblr.com
www.facebook.com/windmillproject

mercoledì 18 luglio 2012

"I racconti della metro", un'antologia di racconti brevi

Dopo "Capacità Nascoste" il progetto letterario a cui mi dedicherò nel corso del freddo inverno sarà "I racconti della metro", un'antologia di racconti brevi il cui tema sarà legato ai mezzi di trasporto.

I componimenti, lunghi non più di 5/6 mila battute, saranno ambientati su metropolitane, treni o autobus dove si possono narrare storie che abbracciano mille generi lasciandoi piena libertà agli autori di spaziare anche nell'universo di un intero secolo e in ambiti geografici infiniti.

Le metro, così come le stazioni ferroviarie e le fermate degli autobus possono caratterizare iinfatti sia il presente che il passato prossimo o il futuro remoto.

Ogni città importante o piccolo centro ne ha.
Ci puoi raccontare amore e morte, fughe, partenze, arrivi... saranno poi i singoli scrittori a muoversi in mezzo a parametri che non devono diventare paletti invalicabili.
Il bello delle 5/6 mila battute (o anche meno) è la rapidità di esecuzione di una buona idea.

sabato 23 giugno 2012

Elogio della brevità: idea per un'antologia di racconti!

Raccolgo il suggerimento dello sceneggiatore ed editor di Zagor Moreno Burattini che in un suo post dice: " ...nel gennaio 2012, nella collana Libellule di Mondadori è apparsa la raccolta "Il diavolo, certamente".
Questa antologia contiene trentatré storie di Andrea Camilleri brevissime (quattro-cinque pagine appena, ciascuna), efficaci e fulminanti.
Potrebbe essere una sfida divertentissima quella di invitare un gruppo di scrittori esordienti e non a licenziare racconti della stessa brevità, in grado di essere letti tra una fermata e l'altra della metropolitana, e farne una collana di libretti del genere (magari ciascuno con un tema diverso).
Se fossi il responsabile di una Casa editrice che pubblica libri, ci farei un pensierino...".

La cosa andrebbe definita meglio nei suoi punti fondamentali (tematiche, brevità dei racconti ecc.).
Qui comincio col chiedere se qualcuno avesse voglia di seguire con me questo progetto.
Chiunque fosse interessato mi contatti.

E.

lunedì 4 giugno 2012

L'uomo che sconfisse la morte

Finalmente è arrivata l'estate che oltre al gran caldo, che non sopporto, ha portato un po' di tempo libero in più che mi ha permesso di dedicarmi con più assiduità ad uno dei miei più grandi hobby, la lettura e la "critica" (sempre tra virgolette) di fumetti, saggi e romanzi.

Sceneggiatura: Moreno Burattini
Disegni: Marco Verni
Copertina: Gallieno Ferri
Editore: Sergio Bonelli Editore
Collana: Zagor gigante
Data di uscita: Maggio 2012
N° Pagine: 240
Prezzo: € 7,00

Nell'ambito di letteratura, cinema e fumetti vige una regola non scritta che ogni lettore e spettatore ben conosce e a cui è felice di sottostare: un personaggio quando muore, non è mai per sempre.
Su questo assunto si basa la trama de “L'uomo che sconfisse la morte”, secondo albo gigante di Zagor in vendita in tutte le edicole italiane a partire dal 30 maggio.
Scritto da Moreno Burattini, editor e sceneggiatore principale della collana, che ha dato vita ad un'avventura ricca di azione e colpi di scena dotata di tempi narrativi molto ben scanditi, e disegnato da Marco Verni, il cui tratto ricorda molto da vicino quello del decano Gallieno Ferri, questo volume presenta una vicenda che, alternandosi su due diversi piani temporali, tramite espedienti tanto semplici quanto inaspettati, descrive il ritorno dal regno dei morti di due personaggi di grande richiamo che i lettori della serie conoscono bene.
All'intreccio principale, che si dipana in modo serrato e coinvolgente, si affiancano poi una serie di eventi collaterali che vedono Zagor scontrarsi con il conte Zalacenko, un ufficiale dell'esercito russo emigrato negli Stati Uniti per reprimere una colonia di patrioti polacchi.
Oltre alla sceneggiatura, come sempre quando si parla del lavoro di Burattini molto caratteristica e appropriata, anche i disegni di Marco Verni, autore tra i più bravi dell'intero staff zagoriano che ha curato gli sfondi fin nei minimi dettagli e ha reso i personaggi in maniera perfetta per quel che riguarda le espressioni dei volti e la sensazione di movimento, la bella copertina di Gallieno Ferri e la dedica finale a Guido Nolitta contribuiscono a rendere questa avventura commovente bella e appassionante.
Al di là del pur elevato valore artistico, un altro elemento che fa di questo gigante un'opera interessante e ricca di numerosi spunti di riflessione, al punto da rapire e stregare ogni appassionato che rimarrà letteralmente attaccato a questo balenottero di 240 pagine finché non lo avrà terminato, sta nel fatto che a un un mondo scuro e cattivo, come quello in cui è ambientata la storia, si contrappongono valori estremamente positivi come generosità, umanità, amicizia, onestà, lealtà e redenzione, sentimento, quest'ultimo, che riguarda in particolar modo la figura di Olaf Botegosky che nel corso della narrazione si redimerà da una vita di ladro e imbroglione e verrà infine riabilitato agli occhi dei lettori.
Alla luce di quanto scritto, si può quindi affermare di essere di fronte ad una storia importante, che non solo fa passare attimi di puro intrattenimento ma fa anche pensare, sintomo questo di fumetto di qualità.

martedì 8 maggio 2012

Topolino: Dracula di Bram Topker

Sceneggiatura: Bruno Enna
Disegni: Fabio Celoni
Colori: Mirka Andolfo, Fabio Celoni
pubblicata sui numeri di Topolino 2945 - 2946
Data di uscita: Maggio 2012
N° Pagine: 35
Prezzo: € 2,30

Nell'anno in cui ricorre il centenario della morte di Bram Stoker, avvenuta a Londra il 20 aprile 1912, Topolino rende omaggio a questo grande autore con la parodia in due parti del suo romanzo più famoso dal titolo “Dracula di Bram Topker”.
Pubblicata sui numeri 2945 e 2946 del noto periodico per ragazzi e disegnata con tratto fluido, incisivo e elegante dal fumettista lombardo Fabio Celoni su testi di Bruno Enna, questa storia vede il ricco cast degli abitanti di Topolinia interpretare un'avventura ispirata ad un libro, “Dracula”, in cui la figura del protagonista è incentrata su leggende riguardanti il sovrano della regione rumena della Valacchia, Vlad Tepes III detto l'impalatore.
La vicenda inizia con Topolino che, nei panni dell’avvocato Jonathan Ratker, si reca in Transilbarbabietolania nei Torpazi per curare l’acquisto di alcuni terreni nelle vicinanze di Londra per conto di un misterioso e inquietante nobile, impersonato da Macchia Nera, il Conte Vlad III della Malacchia, Dracula per gli amici.
Temutissimo dai suoi superstiziosissimi compaesani e in grado di manipolare le menti delle persone che gli stanno vicino, nel corso degli avvenimenti si scoprirà essere un vampiro molto particolare.
Per non parlare di morti e di sangue, temi non adatti al target a cui è diretto un contenitore come Topolino, Bruno Enna ha sfruttato una delle più grandi fobie alimentari che attanaglia l'uomo: le barbabietole.
Il conte infatti, oltre a riunire in se tutte le caratteristiche proprie del suddetto non morto come tra le altre quelle di non riflettersi negli specchi e di trasformarsi in animali, si nutre di questa tremenda verdura e chiunque morda diventa dapprima affamato del rosso ortaggio e successivamente proprio una gigantesca barbabietola.
Accanto a Topolino e Macchia Nera, numerosi altri personaggi danno vita ad un'opera che, nonostante per  narrazione e costruzione delle tavole sia lontana anni luce da parodie classiche come, giusto per ricordarne alcune: “L'inferno di Topolino”, “Guerra e pace”, “Il mistero dei candelabri”, appassionerà e affascinerà il lettore per il susseguirsi in modo serrato di situazioni molto divertenti e particolari.
Tra questi assumono grande rilevanza ai fini della trama Minnie, che interpreta Minnina Murray, e Pippo, nel ruolo di Pippo Van Helsing.
Per quanto riguarda il disegno infine, il tratto moderno ma nonostante ciò funzionale per le pubblicazioni disneyane di Celoni contribuisce, anche grazie ai colori della bravissima Mirka Andolfo, a creare perfettamente l’atmosfera cupa e notturna che si addice a una storia che, come questa, si basa su uno dei pilastri della letteratura dell'orrore.
Alla luce di ciò quindi, non si può che consigliare questa parodia sia agli amanti dei personaggi Disney che a quelli di film e romanzi sui vampiri e auspicarci che avventure di questo tipo tornino a far capolino sempre più spesso su Topolino.

mercoledì 2 maggio 2012

Gerald Scarfe

Da poco mi è capitato di riascoltare la versione rimasterizzata dell'album "The Wall" dei Pink FLoyd, che, come me, nel 2009 ha compiuto 30 anni, e di rivedere il meraviglioso film tratto da questo disco diretto nel 1982 da Alan Parker.
Colpito dalle stupende e crude animazioni, come la marcia dei martelli, che compaiono nel film, ho cercato qualche notizia sull'artista che le ha realizzate, Gerald Scarfe.

Gerald Scarfe (autocaricatura)

Gerald Scarfe è nato a Londra il 1 giugno 1936.
Da bambino era asmatico e quindi passava molto tempo leggendo e disegnando.
Dopo un breve periodo di studi presso il Royal College of Art di Londra, si è affermato come disegnatore satirico lavorando per le riviste “Punch Magazine” e “Private Eye” nei primi anni Sessanta.
Ha avuto molte mostre, di cui più di 50 personali, in numerosi paesi del mondo tra cui New York, Osaka, Montreal, Los Angeles, Sydney, Melbourne, Chicago e Londra.
Ha disegnato scene e costumi per spettacoli teatrali e opere liriche, le scenografie per il musical e le animazioni per il film ispirato al disco “The Wall” dei Pink Floyd ed alcuni bozzetti per il lungometraggio “Hercules” della Walt Disney.
Scarfe ha inoltre scritto, diretto ed è apparso in molte pellicole live action e documentari per la BBC e Channel 4 e ha pubblicato molti volumi con i suoi disegni.
Il suo ultimo libro, “Monsters” è uscito nel 2008.
È stato vignettista politico per il “Sunday Times” di Londra per 42 anni e ha lavorato per la rivista “The New Yorker” per i 17 anni.
Il lavoro di Scarfe appare tutt'oggi regolarmente in molti periodici.
Gerald Scarfe ha ricevuto l'Ordine dell'Impero Britannico, una delle massime onoreficenze inglesi, nel 2008.

La marcia dei martelli (dal film The Wall)

martedì 1 maggio 2012

Ricordi che affiorano dalle trincee

Le trincee nella Grande Guerra erano un posto dove vivevano ammassati migliaia di soldati.
Erano scavate nella terra, nella viva roccia o erano costituite da muretti di pietre che delimitavano i terreni, poi rinforzati con sacchi di terra.
Il militare che svolgeva il turno nella trincea di prima linea, era esposto al fuoco del nemico e alle intemperie.
I ricoveri per riposarsi erano situati nella trincea di seconda linea, posta un centinaio di metri indietro rispetto alla prima linea.
Le trincea di prima linea quando pioveva diventava un pantano ed i militari rimanevano giorni con i piedi nel fango, senza potersi né lavare né cambiare.
Si viveva in condizioni igieniche precarie, con i topi che regnavano sovrani, con la puzza degli escrementi che venivano buttati fuori dalla trincea, non c’erano le latrine, ed il tanfo dei corpi in decomposizione dei caduti rimasti nella terra di nessuno che non si potevano recuperare.
Eppure nei momenti di relativa tranquillità i soldati riuscivano ad incidere il proprio nome nel cemento e nella roccia per lasciare un segno lì dove erano stati a soffrire.
Questi segni dopo più di novanta anni si possono ancora leggere.

Lino Ravani
 
Trincea del Monte Sei Busi a Redipuglia (Gorizia)

Fregio inciso nella medesima trincea
Fregio inciso nella Trincea Adamo posta sulle alture di Monfalcone (Gorizia)
Fregio inciso nella Trincea Cuzzi sulle alture di Monfalcone (Gorizia)
Fregio inciso su di un muretto ricovero alle falde del Monte Cukla sotto al Monte Rombon a Bovec in Slovenia
 

venerdì 27 aprile 2012

Il castello nel cielo


A ventisei anni dalla sua prima apparizione in Giappone e a otto dalla diffusione sul mercato dell'home video italiano con la messa in commercio in DVD da parte di Buena Vista, a partire dal 25 aprile sarà possibile vedere nelle sale cinematografiche italiane, distribuito dalla nota società Lucky Red che per l'occasione lo ha perfettamente restaurato e doppiato nuovamente, “Il Castello nel Cielo”, terza pellicola scritta, diretta e disegnata interamente dal famoso regista e animatore giapponese Hayao Miyazaki.
Secondo lungometraggio dello Studio Ghibli, factory fondata all'inizio degli anni '80 del '900 da Miyazaki stesso insieme al suo collega e mentore, quell'Isao Takahata autore di capolavori come “Una tomba per le lucciole”, questo film, la cui sceneggiatura si basa su un'idea tratta dal libro “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift, è stato premiato, nel paese del Sol Levante, come miglior opera d'animazione del 1986.
Avventura tra le più coinvolgenti e divertenti dell'intera produzione del famoso uomo di cinema nipponico, “Il castello nel cielo” narra, sullo sfondo di un universo parallelo caratterizzato da un'ambientazione steampunk, le gesta di un giovane minatore di nome Pazu che per proteggere e accompagnare una ragazza caduta dal cielo, Sheeta, inseguita dall'esercito e da un'intraprendente banda di pirati volanti che si vogliono impossessare di una pietra da lei posseduta, un antico reperto della civiltà di Laputa, leggendaria isola che fluttua nel cielo, e dei segreti a questa legata, vivrà situazioni avvincenti e piene di pathos.
Per quanto riguarda stile e poetica, in questo prodotto cinematografico, pervaso da un misto di avventura, mistero, sentimento, filosofia, scienza, magia e poesia, con la natura che la fa da padrona, si trovano temi cari all'autore giapponese come: l'ecologismo, l'antimilitarismo, l'avversione per la sete di potere umana, l'esaltazione dei sentimenti più semplici come amore e amicizia, e la mania per il volo e situazioni e personaggi che sono divenute ormai marchi di fabbrica delle opere di Miyazaki come inseguimenti aerei e automobilistici, donne determinate e soggetti negativi che si redimono.
Tutto ciò, unito ad un'attenzione maniacale per ogni minimo dettaglio, ad un'animazione molto particolareggiata, scevra dall'uso di computer, che ha portato i professionisti dello Studio Ghibli ad aggiudicarsi i maggiori premi nei festival cinematografici di tutto il mondo e alle splendide ed evanescenti musiche del pianista di Nagano Joe Hisaishi, ha reso quest'opera, a più di venticinque anni dalla sua uscita, uno spettacolo imperdibile per ogni appassionato di cinema.

domenica 22 aprile 2012

Michael Ende e il teatro....

Trovandomi a riflettere sul perchè mi piace tanto il teatro e il cinema mi è tornato alla mente l'incipit del romanzo "Momo" scritto da un signore tedesco di nome Michael Ende nel 1973.
Visto che parole migliori per spiegarvelo credo di non poterle trovare ve le propongo:

Momo

Lontano lontano nel tempo, quando gli uomini si esprimevano con lingue tanto diverse da quelle attuali, già esistevano, sulle terre di clima caldo, grandi e magnifiche città.
Là si ergevano gli alti palazzi di re e imperatori, là si intersecavano larghe strade, vie anguste e vicoli tortuosi.
Là s’innalzavano i mirabili templi adorni di statue d’oro e marmo dedicate agli dei, là stavano sia i mercati dai molti colori dove si offrivano le merci di tutti i paesi conosciuti, sia le vaste armoniose piazze dove le genti convenivano per discutere sulle novità, per pronunziare discorsi o per stare ad ascoltarli.
E, soprattutto, là si trovavano i grandi teatri.
Erano molto simili ai circhi dei nostri giorni, salvo che erano totalmente costruiti con blocchi di pietra.
Le file dei sedili per gli spettatori, una sull’altra a gradinate, formavano come un vasto cono capovolto.
Viste dall’alto, alcune di queste costruzioni apparivano rotonde, altre ovali, mentre altre ancora erano a guisa di ampi semicerchi.
Si chiamavano anfiteatri.
Ce n’erano di grandi come gli stadi sportivi e di piccoli che a malapena potevano accogliere duecento spettatori.
Alcuni sfarzosi, abbelliti da colonne, sculture, decorazioni, altri semplici e disadorni.
Gli anfiteatri non avevano tetto e ogni cosa si svolgeva sotto il libero cielo.
Perciò nei teatri lussuosi si tendevano, sopra le gradinate, pesanti velari intessuti d’oro per proteggere il pubblico dalla vampa del sole o da un repentino acquazzone.
Nei teatri più modesti servivano allo stesso scopo delle stuoie di paglia o di giunco.
In breve, i teatri erano come la gente se li poteva permettere; però, ricco o povero che fosse, un anfiteatro doveva esserci per appagare la generale passione di guardare e ascoltare.
E mentre gli spettatori erano intenti ad ascoltare le vicende tristi o comiche rappresentate sulla scena, li prendeva la sensazione inesplicabile che quella finzione di vita fosse più vera della loro propria realtà quotidiana.
Ed essi gioivano nel porgere orecchio a quest’altra realtà.

domenica 8 aprile 2012

Elio personaggio di un fumetto!

Colgo l'occasione con questo post per ringraziare vivamente l'amico Mauro Smocovich per avermi permesso di realizzare uno dei miei tanti sogni inconfessati, apparire come personaggio di un albo a fumetti.

Nel numero 9 della testata della casa editrice umbra Star Comics "Cornelio Delitti d'autore" (qui di fianco la copertina) uscito in tutte le edicole italiane i primi di settembre del 2009, che già dal titolo "Storia di un burattino" si richiama ad uno dei romanzi toscani da me più amato e collezionato di cui possiedo oltre 100 edizioni illustrate, Pinocchio, sceneggiato dallo stesso Smocovich e disegnato dalla vercellese Paola Camoriano appare un personaggio con le mie sembianze, il pupazzo Demian.
Rassicurando chiunque abbia letto il suddetto albo che "... non sono così cattivo e schizzoide ma mi hanno disegnato così!", rinnovo i ringraziamenti al buon Mauro e alla brava Paola Camoriano.



Io

Demian

venerdì 16 marzo 2012

Censurata striscia di Doonesbury contro legge aborto in Texas


Bufera su una provocatoria striscia del fumetto Doonesbury del noto vignettista statunitense Garry Trudeau (http://it.wikipedia.org/wiki/Garry_Trudeau), pubblicato su più di mille tra riviste e giornali negli Usa e in alcuni in Italia, come L’Unità e Linus.
È stata censurata da diverse testate perché tratta il tema spinoso dell’aborto. 
In particolare parla della restrittiva legge dello stato del Texas che obbliga le donne che vogliono interrompere la gravidanza a sottoporsi ad un’invasiva ecografia transvaginale. 
La normativa, pensata dai repubblicani e denominata HB-15, punta a scoraggiare gli aborti anche colpevolizzando la donna.
Nel fumetto incriminato, una donna si reca presso una clinica per abortire. 
Per prima cosa, viene fatta accomodare nella “stanza della vergogna”. 
Una volta sul lettino, il dottore alle sue rimostranze risponde: “I repubblicani maschi che governano il Texas vogliono che tutte queste abortion-seekers siano esaminate con una bacchetta della vergogna da 10 pollici”. 
“Fa male?”, chiede lei. 
E l’infermiera risponde: “Beh, ti darà un po’ fastidio, ma il Texas ritiene che ci avresti dovuto pensare prima”. 
Il dottore, solenne, conclude: “Con l’autorità conferitami dalla base del partito repubblicano, io ti stupro”.
Trudeau ha ribadito il paragone tra la pratica imposta dalla legge texana e lo stupro. 
“Una donna che volesse ottenere una procedura medica legale, ha l’obbligo di sottoporsi ad un esame vaginale con una sonda di plastica lunga 10 pollici, ovvero circa 25 centimetri", ha detto al Washington Post. 
E ha aggiunto: “l’Oms definisce stupro ‘una penetrazione forzata nella vagina o nell’ano, usando il pene, altre parti del corpo oppure un oggetto”.
Quindi “spiegatemi qual è la differenza”, si chiede provocatoriamente.

Questa la striscia incriminata:


martedì 13 marzo 2012

"Leggi le facce" e altri racconti

Quando scopro un autore nuovo cerco di leggere quanto più possibile di ciò che ha scritto.
Qui di seguito alcune considerazioni su un volume che raccoglie alcuni racconti non umoristici di Marcello Toninelli, fumettista che conoscevo quasi esclusivamente per le parodie di famose opere letterarie lette sulla bellissima rivista Fumo di China.

Disegni e sceneggiatura: Marcello Toninelli
Editore: Cartoon Club
Data di uscita: Novembre 2011
N° Pagine: 48
Prezzo: € 15,00

Presentato durante l'edizione del 2011 di Lucca Comics & Games, la più importante rassegna italiana dedicata al fumetto, “Leggi le facce” e altri racconti è un volume, pubblicato dalla casa editrice riminese Cartoon Club, che raccoglie nove graphic tales scritti e disegnati dal fumettista, senese di nascita ma livornese d'adozione, Marcello Toninelli.
Queste storie brevi di stampo realistico e avventuroso, che originariamente hanno visto la luce negli anni ottanta e novanta su riviste come Foxtrot, Fumo di China e Il Giornalino, sono disegnate, in rigoroso bianco e nero, con un tratto leggero e grottesco e un segno povero di particolari ma incisivo che, pur con molti richiami al fumetto italiano sia d'autore che popolare, si ispira al linguaggio grafico della linea chiara francese.
Ricordano questo stile anche alcuni particolari che emergono dai racconti come: la gabbia delle vignette molto fitta, le immagini che, alternando piani larghi a campi stretti, fanno in modo che l'attenzione sia incentrata sull'ambiente piuttosto che focalizzata sulla figura dei personaggi, e i baloon, di forma quadrangolare anziché tondeggiante, contenenti molto testo.
Le ambientazioni, che fanno da sfondo alle vicende narrate, sono molto varie e spaziano dal western dell'avventura che dà il titolo alla raccolta al medio evo, dalla fantascienza al poliziesco, strizzando l'occhio a horror e azione.
Gli eroi che animano le avventure proposte sono personaggi a tutto tondo psicologicamente complessi e delineati in modo completo.
Non risultano pesanti e indigesti soltanto grazie alla sottile ironia e alla dolente partecipazione che pervade le storie, doti che da sempre contraddistinguono la poetica dell'autore toscano.
Un altro fattore proprio dell'opera di Toninelli che risalta all'occhio del lettore che si cimenterà con la lettura di questo libro è la netta contrapposizione tra la connotazione grafica dei protagonisti dei racconti, povera di particolari, e quella a livello di sceneggiatura, molto ben approfondita e ricca di sfaccettature.
Questo punto unito agli altri sopra elencati, rende questo volume un'opera inattesa e imperdibile che soddisferà ampiamente tutti gli appassionati di fumetti che non hanno avuto occasione di leggere e guardare i racconti pubblicati all'epoca della loro prima apparizione.

venerdì 9 marzo 2012

The artist


Presentato in concorso al Festival di Cannes 2011 dove Jean Dujardin, protagonista del lungometraggio, si è aggiudicato il premio per la miglior interpretazione maschile e insignito di numerosi riconoscimenti internazionali tra i quali spiccano: cinque statuette ai Premi Oscar 2012, tre Golden Globe, sette BAFTA e sei César, “The Artist” è un film scritto e diretto dallo sceneggiatore e regista parigino Michel Hazanavicius.
Quest'opera, una produzione interamente francese, narra, rendendo omaggio al cinema degli anni '20, la storia di un divo del muto che, caduto in disgrazia a causa dell'invenzione del sonoro, sarà salvato dall'abisso, sia sentimentale che professionale, dall'amore di una grande attrice che era stata sua fan.
La pellicola, di fatto un vero e proprio film d'epoca, si avvale infatti di immagini in bianco e nero e di titoli di testa in stile.
La narrazione è accompagnata soltanto da una meravigliosa e funzionale colonna sonora sinfonica, opera del compositore e arrangiatore Ludovic Bource, e i personaggi, che danno vita ad una vicenda ambientata ad Hollywood tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30, parlano esclusivamente attraverso cartelli che ne riportano i dialoghi.
Solo uno dei protagonisti, negli ultimi minuti di questo lavoro, recita qualche battuta.
Tutto ciò però non deve spaventare lo spettatore.
“The Artist” è infatti una commedia, in cui l'assenza di sonoro fa risaltare immagini molto belle e un'attenzione al dettaglio non comune nel cinema moderno, frizzante, divertente e piena di trovate originali che, andando oltre la semplice operazione “nostalgia”, racconta di un periodo storico, non dissimile da quello odierno, in cui effetti appariscenti venivano proposti da produttori senza scrupoli per richiamare più spettatori nelle sale lasciando i contenuti delle pellicole e la recitazione degli artisti che le interpretavano in secondo piano.
Un altro aspetto degno di nota che ha contribuito al successo di quest'opera è il cast, composto da attori di elevatissimo livello.
Ad affiancare Jean Dujardin, protagonista del film, bravissimo nel rifare in parte il verso ai divi del cinema americano delle origini, che interpreta un personaggio affascinante, elegante e carismatico, molto attuale nel suo disagio e nella sensazione di sentirsi superato e dimenticato da un'industria frenetica come quella cinematografica, troviamo interpreti di fama internazionale come tra gli altri: la bella franco - argentina Bérénice Bejo, moglie di Hazanavicius, John Goodman, Penelope Ann-Miller e James Cromwell.
Compare in un cameo anche Malcolm McDowell artista britannico famoso per aver interpretato il ruolo di Alex DeLarge, protagonista del lungometraggio di Stanley Kubrick “Arancia meccanica”.
Un'altra curiosità che serve a sottolineare l'amore del regista per la cinematografia del tempo che fu è che, per darle un ulteriore aspetto che ricordasse i film muti degli anni venti, la pellicola è stata girata con una frequenza più bassa dei fotogrammi per secondo, 22 invece dei consueti 24.
Alla luce di quanto scritto, si può quindi affermare, che questo film leggero ma allo stesso tempo profondissimo, brillante e scorrevole, ma soprattutto realizzato splendidamente merita di essere visto da ogni appassionato della settima arte.

lunedì 27 febbraio 2012

Renzo & Lucia: I promessi sposi secondo Marcello





 Disegni e sceneggiatura: Marcello Toninelli
pubblicata su Fumo di China, rivista d'informazione e critica fumettistica edita da Cartoon Club, a partire dal n° 200
Data di uscita: Febbraio 2012
N° Pagine: 4
Prezzo: € 3,80

Dopo numerose riletture a strisce umoristiche di capisaldi della letteratura come “La divina commedia”, “La Gerusalemme liberata”, l'“Iliade”, l'“Odissea” e l'“Eneide” da parte del fumettista toscano Marcello Toninelli, un'altra parodia di un grande romanzo storico dell'ottocento italiano si aggiunge alla lista, “I promessi sposi”.
Sul numero 200 della rivista “Fumo di China”, uscita nel mese di febbraio per l'editore riminese Cartoon Club, hanno infatti visto la luce le prime quattro pagine, contenenti quattro strisce ciascuna, di “Renzo & Lucia: I promessi sposi a fumetti”.
Con un tratto leggero e caricaturale e un segno povero di particolari ma incisivo per raccontare una storia che farà divertire il lettore, vengono narrati gli avvenimenti contenuti nell'opera di Alessandro Manzoni.
Questi fatti, che ognuno di noi ha ben vivi nella memoria per averli studiati a scuola, vengono però strapazzati, rivisitati dall'autore con un gran sense of humor e immersi nella realtà contemporanea.
Ciò è evidente sopratutto dalla connotazione dei personaggi.
Renzo viene infatti presentato come un nerd fan di fumetti e videogiochi, Lucia come una caparbia femminista, Don Abbondio come un pornomane, mentre padre Cristoforo apprezza la marijuana e Don Rodrigo organizza inevitabili Bunga Bunga.
Un altro segno riconoscibile dell'opera di Toninelli poi è la gabbia delle vignette e l'uso della striscia per raccontare, nonostante la grande attenzione alla trama originale, le vicende del romanzo in modo ironico e leggero.
L'unico particolare che potrebbe scoraggiare un appassionato poco paziente che fosse curioso di vedere e leggere quest'opera, è che, prima di essere raccolta in volume, questa parodia sarà pubblicata, una pagina per volta, su “Fumo di China”.
Quindi per arrivare in fondo alla corposa trama manzoniana occorrerà qualche anno.
Chi avrà voglia di aspettare, o in alternativa di diventare lettore del bel mensile di informazione e critica fumettistica che da più di trent'anni affolla le edicole italiane, verrà in contatto con un'opera istruttiva, pervasa da una grande vis comica in cui non mancheranno però riferimenti all'attualità e spunti di riflessione.

lunedì 30 gennaio 2012

Chico & Rita


Proiettato nell'ambito di DOCartoon il disegno della realtà, festival del documentario d'animazione e del fumetto non fiction organizzato e diretto da Lawrence Thomas Martinelli, che si è svolto a Pietrasanta, cittadina della provincia lucchese, dal 24 al 30 settembre 2011 e candidato all'Oscar 2012 nella cinquina che concorrerà al miglior film d'animazione, “Chico & Rita” è un interessantissimo cartone animato per adulti coprodotto da Inghilterra e Spagna.
Diretto da un team composto dal regista Fernando Trueba, vincitore dell'Oscar nel 1994 per il film “Belle époque”, da Tono Errando e dall'acclamato designer e artista visuale spagnolo Javier Mariscal e sceneggiato da Trueba stesso con lo scrittore Ignacio Martinez de Pison, questo film, che si svolge tra l'Avana e New York a cavallo fra gli anni '40 e '50, racconta, tra jazz e romanticismo ma anche tra angoscia e tormento, le vicende che ruotano intorno al pianista Chico, alla cantante Rita e alla loro attività di autori e interpreti.
Attorno alla musica infatti, si svolge la travagliata storia d'amore dei due che, nel corso della narrazione, li vedrà, protagonisti del panorama del latin jazz cubano, dal sensuale contesto dell'isola caraibica arrivare fino ai palcoscenici della sfarzosa New York, litigare, separarsi e ritrovarsi dopo molti anni.
Accompagnano questo seducente e affascinante lungometraggio bellissimi brani, dai trascinanti ritmi, di musicisti come: Dizzy Gillespie, Cole Porter, Thelonious Monk e Amadito “Bebo” Valdès, percussionista compagno di Ibrahim Ferrer e Compay Segundo nei Buena Vista Social Club e autore della colonna sonora della pellicola.
A lui è ispirato il personaggio di Chico.
Quest'opera, che mostra una precisa ricostruzione del panorama musicale nord e sud americano degli anni '40 e '50 e uno spaccato molto fedele della rivoluzione cubana, prima di approdare negli Stati Uniti ha fatto il giro dei festival cinematografici di tutto il mondo riscuotendo enorme successo e ha scalzato dalla corsa all'Oscar pellicole illustri come il seguito di “Cars” della Pixar, campione di incassi in tutto il mondo, e il Tintin in 3D di Spielberg.
Un'altra particolarità che riguarda “Chico & Rita” sta nel fatto che, il film, è stato realizzato, con un budget di poco inferiore ai 10 milioni di euro, usando la tecnica del rotoscoping, ovvero il disegno su scene dal vivo interpretate da attori reali.
Queste immagini, girate in varie e suggestive location come Cuba, Spagna, Ungheria e Isola di Man, sono state trasformate in animazione da sei equipe di disegnatori dislocate in tre continenti dopo una lunga lavorazione durata tre anni.
Il film, da cui traspaiono anche sentimenti estremi come l'amore folle, la passione, l’ambizione e l’orgoglio, sorprende per la naturalezza con cui sono stati ricreati scenari, atteggiamenti e atmosfere, romantiche, oniriche e festose, che fanno parte di un passato lontano ma estremamente attuale.
A testimonianza della bellezza e della particolarità di questa pellicola poi, ci sono i numerosi premi che ha vinto.
Oltre alla candidatura all'Oscar 2012 come miglior film d'animazione infatti, nel 2011 “Chico & Rita” si è aggiudicato sia il Premio Goya per la stessa categoria che gli European Film Awards.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di smentite, che questo lungometraggio delizierà sia gli appassionati di animazione che quelli di jazz e di ritmi latini e che, per la sua intensità, profondità e bellezza non ci sarebbe da meravigliarsi se, in barba ai colossi contro i quali concorre, si aggiudicasse anche l'Oscar.

domenica 15 gennaio 2012

Cine Jazz&Blues [2]

Il lungometraggio di cui parlerò in questa nota, che con "La storia infinita" è uno dei film che ho visto più volte in assoluto, è stato definito in molti modi: punto di riferimento della comicità demenziale, vero e proprio monumento della black music, pellicola culto, kolossal, fenomeno di costume. 


The Blues Brothers


"The Blues Brothers" è una commedia musicale diretta da John Landis e interpretata da John Belushi e Dan Aykroyd.
Il film, costato circa 30 milioni di dollari, è uscito nelle sale nel 1980, inizialmente stentando al box-office.
In poco tempo, tuttavia, si è formato un vero e proprio culto intorno alla pellicola grazie al favore dei critici di tutto il mondo ed il lungometraggio, con il suo cast di musicisti e cantanti, una trama che lo rende uno show musicale a tutti gli effetti e protagonisti come Belushi ed Aykroyd, è entrato di diritto nella storia del cinema.
I due comici interpretano i fratelli Jake “Joliet” ed Elwood Blues, personaggi inconfondibili nelle loro tenute nere e negli occhiali da sole Ray Ban, inventati ai tempi delle loro prime collaborazioni al celebre show televisivo statunitense Saturday Night Live.
Modello inimitabile di road movie musicale, la commedia è totalmente imbevuta del più trascinante blues e dei suoi derivati: rhythm & blues, rock and roll e soul, con una divertente incursione persino nel country & western.
La vicenda raccontata è pretestuosa e beffarda e recupera lo spirito del precedente lavoro di Landis, "Animal House", nel quale già si era presentato al pubblico, con la sua formidabile carica umana ed energia comica, il grande John Belushi.
Con l’impassibile e apparentemente pacato Dan Aykroyd, che firma la sceneggiatura del film insieme al regista John Landis, va a buon fine anche l’impresa di trovare una spalla efficace per il colosso Belushi.
La divisa da finti businessmen, costituita da un completo nero con cravatta nera e camicia bianca e da occhiali e cappello nero, che i due “fratelli blues” non si tolgono mai neanche nella sauna poi, è un’icona riconoscibile per i due protagonisti al punto da essere stata adottata moltissime altre volte da registi e produttori di programmi televisivi come marchio di fabbrica per i loro personaggi.
Questa in breve la storia del film: dopo l’uscita di prigione, Jake Blues e il fratello Elwood vanno a visitare l’orfanotrofio dove sono cresciuti e scoprono che naviga in cattive acque.
Se non si riusciranno a trovare entro undici giorni i 5.000 dollari di tasse arretrate da pagare infatti, la struttura sarà costretta a chiudere.
I due fratelli Blues di fronte a questa notizia non possono rimanere indifferenti, così iniziano la loro “missione per conto di Dio”.
Decidono di riunire i componenti della loro vecchia band musicale per un concerto che raccolga i fondi necessari.
Tutti gli ex componenti del gruppo si sono sistemati in altre attività ma non sanno resistere al richiamo del blues.
Tornano a suonare insieme incrociando strani personaggi e cantanti famosi e combinandone di tutti i colori.
I due fratelli riusciranno a procurare i soldi necessari e, dopo un gigantesco inseguimento in auto durato una notte intera, arriveranno all’ufficio delle imposte in tempo per salvare l’Istituto dalla chiusura.
Nel film recitano, oltre ai due comici, grandi nomi della musica alcuni, come: Aretha Franklin, Cab Calloway, Ray Charles e James Brown nella parte di personaggi del film altri, come John Lee Hooker, interpretando loro stessi.
Questi grandi artisti con la Blues Brothers band, gruppo creato per l’occasione ma che esiste tutt’oggi, hanno interpretato tutti i brani della pellicola dando vita a quella che è stata considerata la colonna sonora più famosa della storia del cinema.
Del ricco cast oltre ai musicisti fanno parte anche amici di John Landis come Steven Bishop, che ha collaborato alla colonna sonora di "Animal House", registi come Steven Spielberg, Frank Oz e lo stesso Landis, che regala agli spettatori una breve apparizione stile Hitchcock e personaggi vari come l’ex modella e icona degli anni ‘60 Twiggy e l’attrice Carrie Fisher, la principessa Leyla di Guerre stellari.

venerdì 13 gennaio 2012

Cine Jazz&Blues [1]

In questa sede sono a parlare di un lungometraggio, opera di uno dei registi americani più rappresentativi dell'ultimo trentennio, che analizza la vita tormentata e la folgorante carriera di uno dei sassofonisti jazz più talentuosi che la musica statunitense abbia mai espresso.


Bird


Prodotto e diretto da Clint Eastwood e scritto da Joel Oliansky, “Bird” è un film del 1988 che narra la travagliata esistenza e l'opera del sassofonista statunitense Charlie “Bird” Parker passato alla storia oltre che per la sua tecnica eccelsa, che pochi sono riusciti ad eguagliare, come esponente e padre fondatore, insieme al trombettista Dizzy Gillespie, del be-bop, stile del jazz, eseguito in prevalenza da musicisti neri, che si sviluppa nei locali della 52ma strada della New York degli anni '40 del '900.
In questo lungometraggio, da cui traspare il grande amore di Eastwood per la musica, ricorrendo alla tecnica del flashback si racconta, nello spazio di poco meno di tre ore, la folgorante carriera, ma soprattutto la tormentata vita, di uno dei più grandi geni che la musica americana abbia mai espresso.
Vengono mostrati così allo spettatore, senza rispettare una cronologia temporale definita ma procedendo secondo libere associazioni in modo da non smitizzare una leggenda come Parker riducendolo a “semplice” uomo problematico, episodi salienti della vita del sassofonista statunitense come: i grandi successi musicali, la schiavitù di droga e alcol, il rapporto con la moglie Chan, interpretata da una superba Diane Venora, la morte di una figlia e un tentativo di suicidio tramite l'ingestione di tintura di iodio.
L'attore texano Forest Whitaker, famoso per aver preso parte, oltre a questa, a pellicole famose quali “Platoon” e “Il colore dei soldi” poi, sembra nato per interpretare il ruolo di Parker.
Con quella sua faccia perennemente imbarazzata e la figura imponente riesce magistralmente ad immedesimarsi nel personaggio e ad esaltarne l’umanità e l'estrema fragilità.
Contribuisce inoltre a dare drammaticità all'opera ed a simboleggiare la tragicità della vita del famoso musicista il contesto, dovuto alla fotografia di Jack N. Green, artista il cui nome è legato a doppia mandata all'opera di Clint Eastwood, quasi sempre notturno e piovoso orchestrato su una tavolozza cromatica cupa, raramente rischiarata come nelle sequenze delle nozze ebraiche a Brooklyn, una delle più belle del film, del funerale dell'artista, o nel capitolo solare e allegro della tournée del quintetto di Parker nel profondo Sud degli Stati Uniti.
Oltre al lavoro denso di phatos di Green sono da menzionare anche le meravigliose scenografie di Edward Carfagno e Thomas Roysden, che hanno ricostruito completamente in studio la 52ma strada della Manhattan degli anni '40, e le musiche del sassofonista e compositore Lennie Niehaus che, aiutato dall'elettronica, è riuscito a isolare gli assolo di Bird, a suo tempo incisi su disco, oltre a qualche inedito, e a inserirli in nuove cornici orchestrate per l'occasione.
A testimoniarne la bellezza e la particolarità di questa pellicola ci sono infine i numerosi premi che ha vinto.
Presentato in concorso al 41° Festival di Cannes, “Bird” è stato insignito del Grand Prix tecnico per la qualità della colonna sonora ed è valso a Forest Whitaker il premio per la miglior interpretazione maschile.
Diane Venora, attrice che interpreta la devota moglie del protagonista Chan Parker, è stata premiata come Miglior Attrice non Protagonista dai New York Film Critics mentre le musiche di Lennie Neihaus, che mescolano sapientemente le registrazioni dal solista di Charlie Parker a suoni di musicisti moderni, hanno meritato l'oscar per il suono.
Alla luce di quanto scritto quindi, si può affermare che la figura di Charlie Parker che emerge dal film di Clint Eastwood sia molto distante da quella dell'artista maledetto per cui è stato fatto passare e consigliare la visione di questa pellicola non solo agli amanti del buon cinema ma anche a quelli della musica jazz.

giovedì 12 gennaio 2012

Cine JAzz&Blues


Sono trascorsi più di 80 anni, era il 1927, da quando la parola “jazz” fece la sua prima apparizione sugli schermi cinematografici nel primo film sonoro della storia del cinema “The Jazz Singer”, in Italia tradotto letteralmente: Il cantante di jazz, diretto nel 1927 da Alan Crosland.
Da allora il connubio tra la musica jazz e blues e il cinema si è consolidato.
Molte pellicole hanno infatti preso spunto da questo genere musicale e dalle biografie degli artisti maledetti che ne affollano la storia.
In questa sede pertanto mi occuperò, tramite recensioni e notizie di vario genere, di tutti quei filmi o documentari in cui si parla a vario titolo di jazz e blues e dei numerosi generi derivati da questi stili.

lunedì 9 gennaio 2012

Sogno n°1

Geoff Westley, Fabrizio De André
Sogno n°1 (2011)
Nuvole Productions / Sony Music
10 brani

Fra le novità discografiche del 2011 ha ricevuto grandi consensi l'album “Sogno n° 1”, un omaggio in veste sinfonica alla voce e alle opere di Fabrizio De Andrè da parte della London Symphony Orchestra, una delle più importanti orchestre del Regno Unito, diretta dal pianista e produttore discografico inglese Geoff Westley.
Questo CD, registrato presso l'AIR Studio e gli Abbey Road Studios di Londra e uscito nel mese di novembre, contiene infatti dieci brani del cantautore e poeta genovese, reinterpretati con grande sensibilità artistica e rivisitati in chiave classica dall'ensemble britannico.
La particolarità di questo progetto, a cui hanno collaborato anche la vedova di De Andrè Dori Ghezzi e il Coro Costanzo Porta di Cremona, condotto dal maestro Antonio Greco, che ha fornito il suo apporto nelle tracce “Laudate hominem” e “Disamistade”, sta nel modo in cui sono state prese le parti cantate, ovviamente con un tempo diverso da quello della musica classica, e, dopo un mastodontico lavoro sul suono, sono state sovrapposte a partiture orchestrali originali arrangiate per l'occasione dallo stesso Westley.
Tutto questo è evidente nei brani che compongono la ricca e variegata tracklist del disco tra cui spicca “Preghiera in gennaio”.
Questa canzone, dedicata alla scomparsa del cantautore piemontese Luigi Tenco, costituisce un perfetto biglietto di presentazione dell'intera nuova sonorizzazione.
Altri pezzi molto belli sono le versioni cameristiche di “Hotel Supramonte” e “Disamistade”, omaggio alla Sardegna, seconda casa di Faber, e la splendida “Tre Madri” dove l'intensità dell'interpretazione di De Andrè viene moltiplicata nella sua efficacia dalla partitura orchestrale.
Un'altra peculiarità di questo album è la presenza al suo interno di particolari, rispettosi, cauti ed eleganti duetti virtuali.
In alcuni brani come in “Anime salve”, nelle parti che nella versione originale sono state interpretate da Ivano Fossati e in “Valzer per un amore” infatti, gli ascoltatori sentiranno De Andrè cantare con Franco Battiato e Vinicio Capossela.
Se proprio vogliamo cercare il pelo nell'uovo, l'unica nota di demerito, che tuttavia non toglie fascino e mordente a questo disco molto bello, è che, sebbene tecnicamente l’esecuzione dei musicisti sia impeccabile, l'orchestra in alcuni momenti sovrasta la voce di De Andrè disturbando l'ascolto di alcune canzoni.
Alla luce di quanto scritto, possiamo affermare quindi, senza paura di smentite, di trovarci di fronte ad un lavoro imponente, importante e molto particolare di cui è indicato l'ascolto in ugual misura sia agli appassionati di musica sinfonica, che a quelli di musica leggera.