sabato 15 ottobre 2016

WEST & SODA


Tra i capolavori della settima arte del bel paese che nel 2015 hanno festeggiato anniversari importanti, rientra senza alcun dubbio “West & Soda” pellicola, prodotta e diretta da Bruno Bozzetto, che costituisce il primo lungometraggio d'animazione italiano a distanza di sedici anni dai capostipiti, “I fratelli Dinamite” di Nino Pagot e “La rosa di Bagdad” di Gino Domeneghini, e parodia e rilegge, con numerose citazioni e omaggi, il genere western.
Nonostante sia stata distribuita e sia uscita nelle sale cinematografiche italiane nel 1965, nel pieno del bum del western all'italiana, quest'opera può esserne considerata una precorritrice.
L'idea che sta alla base dei fatti narrati, suggerita a Bozzetto dall'amico e docente universitario Attilio Giovannini che ha firmato con lui la sceneggiatura, risale infatti al 1962 e la produzione è iniziata nel 1963, un anno prima di quella di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone, considerato l'iniziatore ufficiale del filone, ma si è protratta per un biennio a causa delle difficoltà tecniche incontrate durante la realizzazione.
Questa brevemente la storia del film: in un piccolo villaggio, un ricco proprietario terriero, il Cattivissimo, vuole impossessarsi dell'unico terreno fertile della vallata che appartiene alla giovane Clementina, che ovviamente lo respinge.
Un giorno arriva al suo ranch Johnny, un cowboy che, nonostante sia contrario alla violenza, sarà coinvolto in un'epica battaglia per difendere la sua bella e riportare la pace nella cittadina.
Questo lavoro, che mette in ridicolo demitizzandoli tutti i luoghi comuni e i personaggi legati al selvaggio west, vede applicate le tecniche più classiche del cinema d'animazione.
L'intreccio è molto ritmato, vivace, avvincente ma essenziale così come lo sono i fondali, realizzati da Giovanni Mulazzani, le caratterizzazioni stilistiche dei protagonisti, la bella, l'eroe, gli scagnozzi,il cattivo, e le scene principali.
A sottolineare l'intento parodistico contribuiscono inoltre continui e spiazzanti cambiamenti di registro, divertenti battute pronunciate da animali parlanti, i nomi banalissimi affibbiati agli attori della vicenda e l'enorme tifo della folla, a favore del cowboy Johnny, nella scena finale della pellicola, in cui si anticipano molte delle trovate presenti in “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” di Mel Brooks.
Un'ultima curiosità degna di essere messa in evidenza è un riferimento agli autori che hanno affiancato Bozzetto nella realizzazione di questa pietra miliare.
Tra questi spicca Guido Manuli, qui all'inizio della sua collaborazione con il regista bergamasco, che, coadiuvato da Giuseppe Laganà, Franco Martelli, Sergio Chesani, Michel Fuzellier, ha realizzato sequenze da antologia e ha dato una personalità e un carattere ben preciso ad ognuno dei personaggi del film, caratteristiche che sono messe in evidenza anche dalla voce di alcuni dei più famosi doppiatori dell'epoca come Carlo Romano, Nando Gazzolo e Ferruccio Amendola.
Molto belle e d'effetto anche le musiche del direttore d'orchestra, compositore e arrangiatore meneghino Giampiero Boneschi che danno ritmo e risalto ai momenti salienti della trama di un capolavoro che fu trasmesso per la prima volta in televisione il 30 ottobre 1971 nella rubrica serale di Rai2 “Mille e una sera”.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che la visione di questo lungometraggio, nonostante risenta di alcune cadute di stile dovute al periodo in cui è stato realizzato, sia una buona alternativa a quella dei classici di Walt Disney e sia estremamente consigliata a tutti gli appassionati di buon cinema.

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